Basket, Champions League: la Dinamo Sassari si rifiuta di giocare in Spagna e torna a casa

Pubblicato il autore: Andrea Riva Segui

La Dinamo Sassari di coach Gianmarco Pozzecco che questa sera (ore 20.30) doveva giocare il ritorno degli ottavi di Champions League a Burgos (Spagna) contro il San Pablo, ha deciso di non giocare la gara per l’emergenza Coronavirus che negli ultimi giorni ha colpito anche la Spagna soprattutto la zona della Castiglia dove è situato il Palazzo dello Sport della formazione iberica.
La squadra sarda, che nel match d’andata al Palasport Roberta Serradimigni, era uscita sconfitta per 84-81, avrebbe disputato il ritorno a porte chiuse, ma le autorità spagnole non hanno voluto sentire ragioni e hanno autorizzato invece a far giocare l’incontro con il pubblico e a quel punto il club italiano appreso ciò, ha deciso di tornare a casa con un volo diretto privato destinazione Alghero perchè non c’erano le condizioni per giocare. Ovviamente la Dinamo perderà la partita a tavolino con conseguente eliminazione dalla competizione europea nella quale tra l’altro era una delle favorite, ma davanti a questa emergenza pensiamo che sia stata la scelta più giusta da fare.

Dinamo Sassari, il comunicato ufficiale

Questo il comunicato ufficiale della società: “La Dinamo Banco di Sardegna ha appena appreso dalla Basketball Champions League che non c’è intenzione da parte delle autorità spagnole di disputare la sfida di ritorno del Round of 16 a porte chiuse, permettendo così l’accesso ai tifosi alla partita di domani contro San Pablo Burgos. Vista la gravità della situazione più volte segnalata e a tutela della squadra e dello staff, chiusa precauzionalmente in albergo fin dall’arrivo in Spagna, il club ha disposto il rientro immediato di tutto il gruppo con volo diretto privato su Alghero. La Dinamo Banco di Sardegna esprime tutto il suo rammarico per la posizione assunta dalla Basketball Champions League in un delicato contesto di epidemia ad alto rischio di contagio come quello attuale, in un quadro che avrebbe sicuramente meritato le restrizioni richieste, peraltro già ampiamente in uso anche in Spagna“.

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