Campionato NBA sempre più globale: gli “stranieri” al via sono cento

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

campionato nba stranieriCi siamo. L’opening night è alle porte, e di là dell’oceano gli ampere delle palpitazioni crescono. Ce la faranno gli Warriors a fare il bis? Lebron James si riprenderà la rivincita? Sarà davvero l’ultimo valzer per gli Spurs di coach Popovich? Quanto valgono i Thunder col ritorno di Durant? E gli italiani? Saranno protagonisti? A tutte queste domande abbiamo provato a rispondere nelle ultime settimane. Intanto, c’è un dato certo ancora prima della palla a due iniziale: il campionato più seguito al mondo è sempre più globale e anche quest’anno parlerà più lingue. Non è una novità, rispetto al trend degli ultimi anni: anzi, rispetto a un anno fa, nei roster di partenza c’era un “non americano” in più. Cento contro i centouno di 12 mesi or sono: il secondo dato più alto di sempre.

Un “forestiero” per ogni team. Quello dei giocatori di oltreconfine è innanzitutto un fenomeno trasversale: in ognuna delle 30 franchigie c’è infatti un giocatore straniero. Il record spetta ai Toronto Raptors, che dal congolese Biyombo al lituano Valanciunas, vantano ben 7 giocatori su 15 non americani. I vecchietti Tony Parker (Francia) e Manu Ginobili (Argentina) guidano la pattuglia dei 6 stranieri dei San Antonio Spurs. Stesso numero per i Minnesota Timberwolves, dove c’è grande curiosità intorno all’arrivo dell’MVP dell’ultima Eurolega, il serbo Nemanja Bjelica. Ne hanno invece 5 nella rosa gli Atlanta Hawks, i Cleveland Cavaliers, i Dallas Mavericks e i Denver Nuggets del nostro Danilo Gallinari.

Canada, poi Francia. Se le nazioni rappresentate nei roster Nba sono 37 in tutto (record assoluto), è il Canada a fare la voce grossa con ben 12 giocatori (primato anche questo). Nella pattuglia griffata dalla foglia d’acero, l’attesa è tutta per il duo di Minnesota composto da Andrew Wiggins ed Anthony Bennett, prime scelte rispettivamente dei draft 2014 e del 2013. A seguire c’è la Francia con 10 elementi per il secondo anno consecutivo: oltre al già citato Parker, le altre stelle sono il suo compagno di squadra Boris Diaw, il centrone degli Utah Jazz Rudy Gobert e l’all around Nicolas Batum, fresco di passaggio da Portland a Charlotte. Terzo gradino del podio per il Brasile con 9 uomini: rivedremo con Cleveland Anderson Varejao dopo il crac al tendine di achille di un anno fa, il lungo di Washington Nené Hilario, il guizzante Leandro Barbosa fresco di anello con i Warriors e tanti altri giovani interessanti. Gli italiani, come è noto sono tre: già detto di Gallinari, che a Denver sarà chiamato ad essere uno dei pilastri del quintetto dei Nuggets, va in cerca invece di rivalsa dall’altra sponda del ponte di Verrazzano Andrea Bargnani, passato dai New York Knicks ai Brooklyn Nets. Interessante invece la nuova avventura di Marco Belinelli, sbarcato a Sacramento con un contrattone da 19 milioni di dollari in tre anni e tassello tattico fondamentale nell’impianto di gioco di coach George Karl.

In ogni angolo del pianeta. Se i giocatori forestieri hanno scollinato ormai la tripla cifra, è ancor più imponente lo scenario numerico che riguarda il marchio Nba nel mondo. Che sia la Lega più seguita al mondo non è una diceria o una barzelletta: le partite infatti arrivano ormai in 215 paesi diversi. Nessun altro campionato ha lo stesso tasso di penetrazione. Dirette dei match, programmi e approfondimenti faranno il giro del globo in 47 lingue diverse. Il merchandising ufficile delle squadre Nba, fatto di cappellini, canotte, felpe, magliette e chi più ne ha più ne metta, verrà venduto in 125 mila negozi di oltre 100 paesi per un volume d’affari da capogiro che sfiora i 3 miliardi di dollari. Insomma, la Nba arriva anche nel più remoto specchio d’acqua delle terre emerse. Dunque, non resta che augurare buona regular season a tutto il mondo.

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