PERSONAGGI NBA: Hassan Whiteside, dalla Libia a gioiello del Fantabasket tra punti e stoppate

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli

nba fantabasket whiteside personaggioChe la Nba sia una fucina di microstorie avventurose degne di un romanzo di Wilbur Smith è cosa nota. Altresì, in molti considerano i primi scampoli di regular season interlocutori, con i valori in campo ancora sfumati come in un quadro impressionista. Eppure, la Lega sportiva più nota al mondo è un uovo di Pasqua perenne: le sorprese, di settimana in settimana, non vengono mai a mancare. In questo primo scorcio novembrino, uno dei personaggi del momento Oltreoceano è Hassan Whiteside, dinoccolato lungagnone da Gastonia (North Carolina).

Gli inizi accidentati. C’è lui dietro all’inizio di stagione più che discreto dei Miami Heat, mai ripresisi a pieno dal commiato con Lebron James dell’estate 2014. La sua storia parte da lontano: nel 2009-2010 è a Marshall University, dove per mobilità e fisico in molti ci vedono il materiale per farne una sorta di nuovo Kevin Garnett. Tiro e movimenti fronte e spalle a canestro sono ancora tutti da inventare, ma lo spirito di abnegazione nello sgraziato spilungone c’è eccome. Tanto che in un anno, mette insieme ciò che basta per farsi chiamare al draft 2010 dai Sacramento Kings con la chiamata n°33, ad inizio secondo giro. Il primo anno al piano di sopra, però, si rivela una vera ascesa al Golgota per il 21enne Hassan: 19 partite giocate in tutto, e come ciliegina sulla torta un ginocchio che salta e va operato. Per tanti addetti ai lavori, il suo “viaggio” nella Nba e nel basket che conta è già al capolinea. L’anno dopo fa avanti e dietro tra Sacramento e la NBDL, dove gioca in un team affiliato ai Kings. Dopo tre anni, però, nell’America della palla a spicchi non ha ancora né arte né parte.

In giro per il mondo. Così, zaino in spalla, il volitivo Hassan vola in Libano, dove gioca solo tre partite nell’Amchit Club per poi riprendere un aereo con destinazione Cina. Nel massimo campionato dagli occhi a mandorla, inizia la sua resurrezione: con la canotta dei Sichuan Blue Whales viaggia a 25 punti e quasi 17 rimbalzi ad allacciata di scarpe, e porta i suoi alla finalissima del torneo cinese. Dopo la Cina, fa scalo nella Libia post-Gheddafi: nel Al Mouttahed Tripoli conferma all’inizio cifre da capogiro. Vive in un’area bombardata due anni prima in piena primavera araba. Gli acciacchi poi lo fermano, e il team libico lo taglia. Il 24 novembre 2014, la grande chanche per il rientro nel giro Nba: i Miami Heat, carenti nel pacchetto lunghi, gli offrono un contratto non garantito. L’autunno è complicatino, ma dopo Natale arriva la svolta: l’11 gennaio nella gara contro i Clippers piazza 23 punti e 16 rimbalzi. Pat Riley inizia a fregarsi le mani piene di anelli Nba alle dita: gli Heat hanno finalmente un centro degno di tal appellativo.

Il boom. Il 25 gennaio assesta 12 stoppate (carreer high) ai Chicago Bulls, mentre il 4 marzo fissa il suo record di rimbalzi contro i Lakers (25). Miami non centra l’ingresso ai playoff, ma il solco è tracciato. Whiteside si presenta alla preparazione per il campionato 2015/2016 in forma idilliaca: i suoi valori atletici sono tutti in rialzo. Il resto, è cronaca di questi giorni: nelle 8 partite disputate da Miami (5 vinte e 3 perse), il prode Hassan vanta una media di 15,3 punti e 11,4 rimbalzi (5° nella Lega), ma soprattutto con una media di 4 per gara guida la classifica delle stoppate della Nba per distacco. Un rendimento da potenziale All Star, che sta facendo la fortuna degli appassionati del Fantabasket Nba della Gazzetta: a inizio regular season Whiteside costava una bazzecola, e ora è uno dei prezzi pregiati del gioco visto che per cifre è il miglior centro della eastern conference insieme al mostruoso Andre Drummond dei Detroit Pistons. Niente male, per uno che due anni fa si cibava quasi tutti i giorni di carne di capra nella periferia semidistrutta di Tripoli.

  •   
  •  
  •  
  •