Risultati NBA: un brillante Gallinari piega i Lakers, Toronto serve il poker

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

risultati nbaSolidità, solidità e ancora solidità. E’ questo il marchio di fabbrica dei Toronto Raptors che a Dallas servono il poker (91-102) rimanendo a punteggio pieno e comodamente in vetta alla Atlantic Division. Poco spettacolo, tanta sostanza: il team canadese oggi rappresenta il meccanismo forse più oliato sui parquet della Nba. La pietanza più pepata nel pentolone di coach Casey si chiama Kyle Lowry, l’esplosivo regista autore di 27 punti e 10 assist in terra texana, ben spalleggiato anche da un ritrovato Luis Scola (19) e dal solito DeRozan (20). In una serata da sei successi in trasferta su sette gare in programma, c’è anche una squadra che contro ogni pronostico il “poker” lo griffa al contrario: sono i New Orleans Pelicans, al 4° ko consecutivo. Tra le mura amiche, uno spento Anthony Davis (14 punti con 3/12 al tiro) non evita un’altra disfatta ai suoi contro Orlando (94-103): è presto per dirlo, ma i Pelicans finora hanno palesato un’involuzione allarmante. Per i Magic prestazione maiuscola del transalpino Fournier (30), sempre più un fattore.

Gallo rulla, Beli scivola. C’è tanto, tantissimo Danilo Gallinari nella vittoria di Denver allo Staples Center contro gli sgangherati Lakers. L’azzurro con 21 punti, 8 rimbalzi e 3 assist condivide col compagno Kenneth Faried (28) i galloni di MVP di serata: a LA non basta un pimpante Clarkson (30) per evitare la Waterloo interna (109-120). Sorprende, e crea tanta malinconia, la fatica che sta facendo Kobe Bryant: per lui 11 soffertissimi punti con un mesto 4/11. A 37 suonati non è facile barcamenarsi con un contesto perdente e con tanti giovani al fianco bisognosi di crescere. Nottata da incubo invece per i Sacramento Kings, schiaffeggiati a domicilio da Memphis (89-103). Il discorso è trito e ritrito: senza Demarcus Cousins in vernice, i californiani patiscono tutte le altre 29 compagini Nba. Nel disastro generale, il nostro Marco Belinelli è tra i pochi a portare a casa la sufficienza (12 alla sirena finale): l’emiliano tappe le falle lasciategli da un’impalpabile Ben McLemore, alla round in vera crisi d’identità dannoso per se e per i compagni. I Grizzlies, dal canto loro, ovviano al momento di forma non proprio eccelso con l’immenso mestiere del duo di lunghi Gasol-Randolph, decisivi nel creare il break incolmabile tra le due formazioni.

Atlanta risale, Detroit inciampa. Se Toronto è la quintessenza della concretezza, Atlanta viene subito dopo: gli Hawks ritrovano gli automatismi che un anno fa fruttarono la finale di conference e si prendono lo scalpo dei Miami Heat (92-98): con 26 punti e 9 assist è Jeff Teague l’uomo della provvidenza per coach Budenholzer. Ai padroni di casa non basta un’altra prova formidabile del giovane centro Whiteside, autore di 23 punti e 14 rimbalzi: gli Heat hanno un potenziale notevole per il livello medio a Est ma nei momenti topici commettono qualche pasticcio di troppo. Sul banco degli imputati c’è la panchina, che fornisce un contributo al momento non all’altezza. Si interrompe invece la striscia vincente dei sorprendenti Detroit Pistons: nonostante un Andre Drummond da 25 punti e 29 rimbalzi, Indiana riesce ad espugnare il parquet del Michigan (82-94) con una difesa tornata ai vecchi fasti. L’uomo della notte per i Pacers è Stuckey (26 punti) che si palesa sottoforma di rebus irrisolvibile per i Pistons. Si rivede finalmente anche un discreto Monta Ellis (15). Detroit comunque non dispera: con un Drummond a questi livelli sa di avere il centro puro migliore della eastern conference. Una sola vittoria in casa, dicevamo: è quella di Charlotte (la prima stagionale) al cospetto dei discontinui Chiacago Bulls (130-105). La coppia Lamb-Batum con 38 punti in due suona la carica per gli Hornets che mandano la bellezza di sette uomini in doppia cifra: la franchigia di MJ materiale su cui lavorare ce l’ha. Per Chicago si salva soltanto il redivivo Jimmy Butler (26).

 

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