NBA Rising Stars: Boban Marjanovic

Pubblicato il autore: Guido Vaccarini Segui

Boban Marjanovic

Boban Marjanovic

Secondo appuntamento con la nostra rubrica dedicata ai giocatori che – contro ogni pronostico – si stanno mettendo in mostra sui parquet NBA. Se si tratta soltanto di fuochi di paglia saranno il tempo e il campo a dirlo ma a noi piace pensare che questo per loro sia soltanto l’inizio. Nella puntata di oggi faremo la conoscenza di un personaggio divenuto già un cult per i tifosi di San Antonio e non solo, un altro rookie “d’annata” con i suoi 27 anni, un autentico gigante con i suoi 221 centimetri, lento, pesante ma con un QI elevatissimo e due mani enormi ed al tempo stesso educatissime: Boban Marjanovic. Un giocatore che in pochi conoscevano Oltreoceano, accolto con la curiosità che si riserva ai fenomeni da baraccone ma capace di dimostrare in breve tempo che oltre alla stazza c’è di più. Uno che ha dovuto farsi fischiare un fallo tecnico per prendersi i suoi due minuti di gloria e che – adesso che li ha trovati – ci ha preso gusto… Andiamo a conoscerlo meglio.

Gli inizi in patria: Hemofarm
Nato a Zaječar (città della Serbia orientale) il 15 agosto del 1988, Boban Marianovic ha iniziato a giocare a basket nelle formazioni giovanili del Rtanj a Boljevac. A 14 anni, cresciuto ormai fino a 2.09 metri, viene notato dagli osservatori dell’Hemofarm che lo convincono a cambiare squadra. Con il club di Vršac Marjanovic ha fatto tutta la trafila delle giovanili fino al 2005-06, quando a metà stagione è stato aggregato alla prima squadra. Così giovane e con ancora tantissimo da imparare per Marjanovic lo spazio in campo era davvero poco, motivo per cui a gennaio 2007 è stato spedito a farsi le ossa nell’altro club di Vršac, lo Swisslion Takovo. Dopo 6 mesi ha fatto ritorno alla base ed è andato a conquistarsi un ruolo via via più importante, rimanendo con l’Hemofarm fino alla fine della stagione 2009-10 (chiusa a 9.4 punti, 5.2 rimbalzi e 1.1 stoppate di media).

2010-11 e 2011-12: due stagioni travagliate
Fortemente voluto da Duško Vujošević, nell’estate 2010 Boban Marjanovic ha firmato un contratto triennale con i russi del CSKA Mosca. Gli inizi erano stati promettenti ma, dopo il licenziamento del coach che tanto aveva spinto per portarlo all’ombra del Cremlino, il gigante serbo ha prima perso spazio nelle rotazioni in campo e poi proprio il posto in prima squadra. Ceduto in prestito semestrale ai lituani dello Žalgiris Kaunas, Marjanovic ha trovato il modo di rilanciarsi riuscendo pure a vincere in quello scampolo di stagione campionato lituano, coppa LKF e Baltic League. La stagione successiva Boban Marjanovic ha firmato un contratto con l’altro club russo del Nizhny Novgorod, salvo poi decidere di tornare in patria al Radnički Kragujevac dopo 6 mesi passati più che altro a scaldare la panchina.

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Il rilancio al Mega Vizura
La stagione 2012-13 è stata un punto di svolta per Marjanovic: reduce da diverse annate chiuse tra più ombre che luci,  passato nel frattempo al Mega Vizura, il buon Boban non si è lasciato sfuggire l’occasione per rilanciarsi raggiungendo anzi la consacrazione ad alti livelli. Con il club di Belgrado il centro originario di Zaječar ha dato spettacolo, chiudendo con medie di 16.9 punti, 11.7 rimbalzi e 1.7 stoppate a partita e il titolo di MVP della Superleague serba.

Il passaggio al Crvena zvezda
La naturale conseguenza di una stagione di così alto livello è stata il passaggio ad un compagine più prestigiosa: il 2 luglio 2013 Boban Marjanovic ha infatti firmato un contratto di 2 anni con il Crvena zvezda. Con il club della Stella Rossa il gigante di Zaječar ha confermato quanto di buono fatto vedere durante il campionato precedente. Nel corso della stagione 2013-14 ha trascinato la squadra alla vittoria in Coppa di Serbia; dal punto di vista individuale sono invece arrivati il premio di MVP per la week 10 di Eurolega, l’inserimento nel quintetto ideale di Adriatic League e il secondo titolo di MVP della Superleague serba. Ancora migliore l’annata successiva: ai trionfi di squadra in Superleague, Coppa di Serbia e Adriatic League Marjanovic ha aggiunto l’inserimento nel quintetto ideale e l’elezione a MVP dei playoff di quest’ultima manifestazione e la terza nomina consecutiva a MVP del campionato serbo. Ma è soprattutto in Eurolega che Boban Marjanovic ha dato il meglio di se: oltre al premio di MVP della week 1 ha infatti portato a casa l’inserimento nel quintetto ideale della competizione, chiusa con medie di 16.6 punti e 10.7 rimbalzi. Ormai non c’era taccuino di scout europeo su cui non fosse appuntato il nome del centro serbo.

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Nazionale serba
Facendo una piccola digressione, con la nazionale del suo paese Marjanovic ha vissuto alterne vicende: se da un lato con le rappresentative giovanili sono arrivati i trionfi al Mondiale Under-19 del 2007 e all’Europeo Under-20 dell’anno successivo, con la nazionale maggiore non ci sono state grandi soddisfazioni. Dopo aver esordito già nel 2008, Boban Marjanovic ha dovuto attendere in realtà fino all’Europeo del 2011 in Lituania per poter prendere parte alla fase finale di una delle manifestazioni per nazionali più importanti, chiusa tra l’altro con un deludente 8° posto. L’occasione del riscatto avrebbe potuto averla in occasione dell’Europeo 2015, saltato però a scopo precauzionale.

Il salto in NBA
Il 17 luglio del 2015 per il gigante di Zaječar è arrivata l’occasione della vita: i San Antonio Spurs gli hanno proposto un contratto annuale da 1.2 milioni di dollari per fare in pratica il 14° uomo di una formazione con ambizioni di titolo rilanciatissime dopo il mercato estivo. In America per i più Marjanovic era poco più che un oggetto misterioso, per i più superficiali un semplice scherzo della natura con un pizzico di esotismo. Gli inizi in effetti non sono stati dei più incoraggianti, con pochissimo spazio sul parquet per lo più in partite dal risultato già ampiamente consolidato. A quel punto è parsa saggia la decisione della dirigenza texana di spedirlo agli Austin Toros, per permettergli di non perdere la confidenza con il gioco e – al tempo stesso – facilitare il suo ambientamento. Ma a Boban Marjanovic il talento e il senso del gioco non sono mai mancati e gli ci sono volute soltanto due partite per far capire a tutti che il suo posto era al piano di sopra. Al di là del canestro rotto nel match contro i Reno Bighorns, il centro ha fatto registrare 25 punti, 11 rimbalzi, 3.5 assist e 2 stoppate di media con un fantasmagorico 79% al tiro. Richiamato alla base, ha fatto vedere subito che il suo posticino in NBA poteva meritarselo eccome: alla prima partita, contro i derelitti Philadelphia 76ers, ha fatto registrare 18 punti in soli 17 minuti, con 8/10 al tiro.

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Boban Marjanovic

 

Il seguito è stato un crescendo rossiniano: 10 punti, 7 rimbalzi e 4 stoppate in 15 minuti il 26 dicembre contro Denver; 12 rimbalzi in 15 minuti contro Phoenix 4 giorni dopo; 13 punti e 7 rimbalzi contro gli Utah Jazz il 6 gennaio; ancora 13 punti in soli 13 minuti 5 giorni dopo contro i Nets; 17 punti e 13 rimbalzi ancora contro i Suns il 21 gennaio; 12 punti e 6 rimbalzi in 13 minuti contro i campioni in carica dei Golden State Warriors; 13 punti e 10 rimbalzi in soli 17 minuti contro i Rockets il 27 gennaio. Abbastanza per mettere a tacere gli scettici.

Prospettive
Se guardiamo soltanto i freddi numeri, quella di Marjanovic non parrebbe una stagione esaltante: finora 5.7 punti e 3.7 rimbalzi ma giocando una media di soli 8.7 minuti a partita. Se proiettiamo queste cifre su una media di 36 minuti otteniamo un dato più interessante: 23.6 punti, 15.3 rimbalzi e 2.1 stoppate, con un interessante 61% al tiro. Certo, con i se e con i ma si fa poca strada, tanto più che buona parte di quel bottino è stato raccolto nel cosiddetto garbage time. Ma le peculiarità di Boban Marjanovic ne fanno un giocatore unico nel suo genere: è lento, salta poco e non è per niente agile ma grazie alla sua stazza riesce a prendere e mantenere posizione sotto canestro, ha piedi piuttosto agili, braccia lunghe e – come già detto – mani enormi ma educatissime. In attacco ha un bel campionario di finte, varietà di movimenti, usa in maniera molto efficace gancio e semigancio, per schiacciare non deve quasi saltare e ha messo in mostra pure un insospettabile tiro in sospensione da 5-6 metri. In difesa soffre gli avversari più agili e fa moltissima fatica a difendere sul pick and roll ma rimane una presenza e le sue braccia sconfinate costituiscono spesso un muro invalicabile. Non sappiamo se saprà confermarsi a certi livelli ma una cosa è sicura: San Antonio è stata già contagiata dalla Inbobanity!

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