NBA, i Chicago Bulls 95/96 ai quali i Warriors hanno tolto il record

Pubblicato il autore: MATTIA D'OTTAVIO Segui

chicago bullsNba, i Warriors questa notte hanno battuto facilmente Memphis per 125 a 104, ma a far notizia è il record di vittorie in regular season, 73, una in più dei Bulls di Jordan nella stagione 95/96. Curry, la stella più brillante della squadra, chiude la stagione con 402 triple, altro record. Per capire la portata straordinaria dei numeri di questi Warriors, ripercorriamo la stagione del record di Chicago, che fino a questa notte resisteva da 20 anni ormai nella Lega più spettacolare del basket. I Bulls quell’anno acquistarono Rodman, senza dubbio eccentrico, ma fondamentale per la squadra, tanto da togliere il posto in quintetto a Kukoc, non un giocatore qualsiasi. La scrittrice del “Chicago Sun Times”, Lacy Banks, durante il precampionato pronosticò una stagione da 70 vittorie per i Bulls e mai una sua previsione fu più azzeccata. All’esordio, in casa davanti ai propri tifosi, Jordan mise a referto 42 punti e Chicago cominciò la sua marcia verso il record. Con Rodman fuori per un mese a causa di un problema al polpaccio, i Bulls comunque arrivarono a cinque vittorie consecutive, prima di andare ad Orlando a subire il primo stop stagionale. Senza perdersi d’animo i Bulls vinsero due partite in casa, prima di affrontare una lunga trasferta ad Ovest, dove su sette incontri se ne aggiudicarono sei, il più spettacolare dei quali a Dallas, con una vittoria al supplementare grazie ad un Jordan da 36 punti. Chicago chiuse il 1995 con dodici vittorie e solo due sconfitte a novembre, mentre a dicembre vinse tredici partite e perse solo una volta. Era rientrato in quintetto anche Rodman, che in difesa aveva trasformato i Bulls in un muro invalicabile. Il 1996 si aprì nel migliore dei modi: Jordan e compagni chiusero il mese di gennaio da imbattuti, mentre a febbraio su 14 incontri ne vinsero 11. A marzo arrivarono due sconfitte, molto differenti tra loro: a New York subirono una vera e propria batosta da parte dei Knicks, che si imposero per 104 a 72, peggior sconfitta della stagione, mentre a Toronto persero all’ultimo respiro, Damon Stoudamire guidò i Raptors verso il 109 a 108 finale.

Le ultime due sconfitte in stagione arrivarono in casa (fino a quel momento i Bulls erano imbattuti tra le mura amiche) ad aprile: Charlotte e Indiana furono le uniche due squadre in grado di espugnare lo United Center in quella stagione, compresi i playoff. 20 anni dopo sono arrivati questi Golden State Warriors, già campioni l’anno scorso, con Curry e Thompson implacabili da tre, con Green presente su ogni centimetro quadro di parquet e con in panchina una vecchia conoscenza dei Bulls: Steve Kerr, che inoltre aveva avuto alti e bassi con Jordan, è sempre stato un giocatore fondamentale per Chicago, soprattutto dall’arco, con la tripla della vittoria in gara sei delle finali del 1997, proprio su assist di Jordan. Quest’ultimo pochi giorni fa ha detto a Green: “Andate a battere il record, se non lo faceste mi arrabbierei e ve ne darei la colpa”. I Warriors hanno scritto la storia, si sono presi il record, però per completare l’opera a fine stagione dovranno vincere il titolo. Sicuramente potranno contare sull’esperienza del loro allenatore, che quel record lo ha fatto da giocatore venti anni fa e lo ha battuto questa notte seduto dalla panchina.

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