Nba, Warriors-Thunder: La serie del “ventiduesimo” secolo

Pubblicato il autore: Alessandro Diana94 Segui

La finale della Western Conference ci sta mostrando in che direzione sta andando il gioco: ritmo altissimo, cambi a oltranza in difesa e fine del playmaker classico.

 

I tre protagonisti della finale di conference: Steph Curry, Russell Westbrook e Kevin Durant

I tre protagonisti della finale di Conference: Steph Curry, Russell Westbrook e Kevin Durant

RITORNO AL FUTURO Si sapeva già dall’inizio che questa sarebbe stata una serie diversa dalle altre e le prime 5 partite sono state all’altezza delle aspettative, almeno per chi si aspettava di vedere due squadre giocare come hanno sempre fatto per tutta la stagione. Warriors-Thunder, al di la di come andrà a finire, e molti indizi ci portano a pensare che Westbrook, Durant la possano chiudere alla Chesapeake in Gara 6, sarà una serie che ci ha dato un indizio su che direzione l’Nba si sta prendendo: atleti sempre più alti e grossi ma allo stesso tempo però più veloci, ritmi di gioco altissimi e cambi esasperati anche sui cosiddetti “piccoli”. È questa se vogliamo in sintesi la ricetta con cui Oklahoma City si sta imponendo sui campioni in carica, allo stesso modo in cui hanno già fatto contro gli Spurs nelle semifinali.
I tiri che Steph Curry sta prendendo non sono gli stessi che ha sempre preso negli ultimi due anni perché la difesa dei Thunder gli sta giocando nella sua “air zone” costringendolo semmai a prendersi un layup contestato sotto canestro piuttosto che un tiro da tre punti seppur difficile. Tornando però a bomba, perché questa si può definire una serie del ventiduesimo secolo? Oltre a tutto quello che è stato scritto va aggiunto infatti che, a vedere le partite di questa serie, sta scomparendo, se già non ce ne fossimo accorti, il ruolo del playmaker classico: molto spesso infatti si pensa che il play sia quello che metta in ritmo e la squadra e che generalmente sia quello più “piccolo” dei 5 in campo. Questa cosa però è sbagliata perché ormai sempre di più non solo con i Warriors (basti pensare a quante volte Green porta la palla nelle azioni offensive) o i Thunder (Durant la gioca dal palleggio più di chiunque altro nella lega) ma un po in tutte le squadre, a gestire il pallone è un “lungo” versatile che non sappia solo gestire il ritmo ma anche attaccare il canestro con forza e decisione (una cosa che ad esempio fa splendidamente James con i Cavs). La difesa e i cambi poi si stanno rivelando decisivi: ogni qualvolta avvenga  un pick e roll nell’attacco di Golden State, i Thunder riescono quasi sempre a fare la scelta giusto, con cambi a oltranza che all’inizio possono sembrare assurdi ma che invece stanno facendo impazzire l’attacco di Steve Kerr.

GARA 6 E POI? Dopo la vittoria alla Oracle Arena, i Warriors sono riusciti a darsi la possibilità di giocarsela almeno per una Gara 6 che, se vinta, forzerebbe una incredibile quanto insperata Gara 7 che diventerebbe ancora prima di essere giocata, una di quelle partite “for the ages” come dicono negli States. Prima di mettere le mani avanti però i Thunder non hanno alcuna intenzione di sprecare un’altra occasione e visto che nell’ultima gara sono rimasti in gara fino all’ultimo, credere in una vittoria contro i campioni in carica, sul loro campo di casa, non è una cosa impossibile. Al momento l’impressione è che i Thunder ne abbiano comunque di più, e che per i Warriors strappare una vittoria in trasferta non serva e non basti giocare come fatto in Gara 5. Servirà un miracolo insomma per il due volte Mvp e la sua squadra: occhio però a dar morti Warriors. Ai posteri l’ardua sentenza.

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