NBA 2016-2017: Minnesota Timberwolves, la fioriera pronta a sbocciare

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Nba 2016-2017: se c’è un team che stuzzica gli appetiti degli appassionati di basket di ogni angola del pianeta, allora benvenuti a Minnie. Tra i ghiacci del Minnesota da anni si mastica amaro pensando al domani. Tra scelte farneticanti, errori e aurea mediocritas, la svolta vera è arrivata nell’estate del 2014, quando a Minneapolis si decise di lasciar partire (direzione Lebron James) l’allora stella dei Timberwolves Kevin Love. In cambio arrivò la nuova pietra angolare su cui costruire il nuovo progetto, quell’Andrew Wiggins primo ad essere chiamato nel draft di quell’anno. La dea bendata poi limonò con i Wolves anche l’estate successiva: altro giro, altra pick n°1. Da Kentucky arrivò col suo passo ciondolante Karl Anthony Towns, lungagnone d’area dai movimenti già sopraffini per l’età, oltre a spiccate doti di concentrazione. A questi due ragazzi ne va aggiunto un terzo, Zach LaVine, arrivato anch’egli in età verdissima, talento strabordante e atletismo da puma. Questi tre ragazzi rappresentano il “tesoretto” attraverso il quale nel Minnesota sperano di sciogliere le calotte di ghiaccio dei rigidi inverni ed arrivare a un posto al sole quando fa un po’ più caldo, vale a dire ad aprile: mese dove iniziano i playoff, entità remota nella memoria dei fan dei Wolves.

Per la stagione 2016-2017 lo staff dirigenziale si è mosso con intelligenza e raziocino: il telaio del roster c’era già. Così, il più grande acquisto è stato quello di accaparrarsi i servigi di Tom Thibodeau, tecnico con la fama del sergentino di ferro ma molto avvezzo a svezzare giocatori ancora coi dentini da latte. Ha accettato di trasferirsi nella ibernata Minneapolis a patto di divenire subito plenipotenziario di ogni scelta inerente alla franchigia. Poi ha iniziato a lavorare duro sul mercato: il suo sogno era quello di portare in biancoazzurro Jimmy Butler, suo pupillo quando allenava i Chicago Bulls. Per averlo però avrebbe dovuto metter mano al tesoretto di cui sopra, quindi niente. Nella sua convinzione c’è poi quella che una grande squadra sgorga da un grande play, quindi si è messo in moto per cedere Ricky Rubio, nei suoi pensieri non il regista da mille e una notte che vorrebbe. Anche qui però dal mercato è arrivato il disco rosso. In suo soccorso è giunto il Draft, dove Minnesota ha pescato alla n°5 Kris Dunn da Providence, forse il point man più pronto della nidiata 2016. Per il resto, nell’ultima settimana si è limitato a puntellare la front line con Cole Aldrich e Jordan Hill, e i giochi (almeno per ora) sembrano fatti. Possono i Wolves ambire a una delle prime 8 piazze a Ovest? Difficile pronosticarlo. Il talento nel gruppo è sterminato, a le tre gemme di cui sopra non si sa quanto possano dare nell’immediato: questa squadra è un progetto pluriennale, di quelli che se tutto va come gli astri lasciano intendere, tra 3-4 anni potremmo avere un top team. Per quest’anno ne sapremo un po’ di più dopo i primi due mesi: a Natale già si potrà fiutare se l’aria è da post season o meno.

STARTING FIVE: Ricky Rubio, Zack LaVine, Andrew Wiggins, Gorgui Dieng, Karl Anthony Towns.

PANCHINA: Kris Dunn, Brandon Rush, Kevin Garnett, Cole Aldrich, Jordan Hill, Nemanja Bjelica, Tayshaun Prince, Tyus Jones.

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