NBA: Utah Jazz possibile outsider?

Pubblicato il autore: Mirko Pellecchia Segui

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Lavoro metodico e pragmatico. Serio. Portato avanti con costanza.
Queste sono le basi grazie alle quali gli Utah Jazz cercheranno di essere la sorpresa della prossima stagione.
Sorpresa poi fino ad un certo punto. La stagione appena conclusa recita un record di 40-42 ad appena una partita di differenza dai Rockets ottavi ad Ovest e a ben sette lunghezze di vantaggio rispetto ai Sacramento Kings noni.

Tuttavia Dennis Lindsey, attuale General Manager dei Jazz, si è mosso in maniera impeccabile nella free agency chiudendo alcune operazioni che possono davvero permettere alla squadra di Quin Snyder di fare quell’ultimo step che gli manca.

Per quanto riguarda il ruolo di point guard confermatissima la linea verde composta da  Dante Exum, Raul Neto e Shelvin Mack.
Rispetto alla scorsa stagione non c’è Trey Burke,accasatosi agli Washington Wizards, ma tuttavia c’è un enorme upgrade essendo stato rimpiazzato da George Hill in uscita dagli Indiana Pacers.
In un reparto composto prevalentemente da giovani in procinto di ‘esplodere’,l’arrivo dell’ex play di San Antonio è un incentivo non da poco.

Da registare un altro arrivo non da poco in cabina di regia. Infatti da draft è arrivato Marcus Paige da North Carolina. Scelto con la numero 22,è stato il primo playmaker selzionato.
Dunque nel ruolo di ‘1’ Utah potrà contare su un giusto mix composto da esperienza e affidabilità da una parte e di freschezza e atleticità dall’altra.

Tra le guardie/ali troviamo registriamo l’altro grande arrivo (a sorpresa) ovvero quello di Joe Johnson. Dopo la mezza stagione passata in Florida, l’ex Nets arriva a Salt Lake City dove troverà la compagnia della stella della squadra ovvero Gordon Hayward che,dopo i notevoli migliroamenti fisici,ha chiuso nel 2015/2016 la sua miglior stagione di sempre a quotac 19.7 punti, 3.7 assit e 5.0 rimbalzi per allacciata di scarpe.
A dargli man forte ci sarà Rodney Hood reduce da una stagione da sophomore chiusa davvero ad alto livello con 14.5 punti,2.7 assist e 3.4 assist oltre ad aver mostrato un certo sangue freddo quando la palla scottava nonostante la giovane età.
Al suo fianco l’australiano Joe Ingles (temibile tiratore da tre punti) e Alec Burks che,numeri alla mano, ha appena giocato la sua miglior stagione chiusa con un 40% netto dalla lunga distanza.

Spostandoci tra le ali probabilmente troviamo la coppia più intrigante della squadra per talento. Stiamo parlando ovviamente di Boris Diaw e Derrick Favors.
Il primo arriva dopo quatto (trionfanti) stagioni ai San Antonio Spurs seppur l’ultima vissuta abbastanza sottotono anche per via di qualche problemo fisico di troppo.
Di sicuro,in una squadra così giovane e in ascesa con i Jazz, ricevere via trade un giocatore del genere in cambio di ‘spicci’ è pura manna dal cielo. Il francese, vero MVP delle Finals 2014, si troverà in un contesto perfetto per poter rilanciarsi a livello individuale e far da chioccia ai giovani lunghi dello Utah.

Insieme a lui,come detto,c’è Derrick Favors. La scelta numero 3 del draft del 2010 (per mano dei New Jersey Nets),ha chiuso una stagione da vero protagonista e da vera spalla del primo violino Hayward tant’è che coach Snyder deve molto a lui se i suoi sono arrivati a sfiorare i playoff.
Il prodotto di Georgia Tech,arrivato alla sua sesta stagione nella lega, ha messo insieme cifre di tutto rispetto:  16.4 punti, 8.1 rimbalzi e 1.5 stoppate in 32 minuti di impiego.

Sotto le plance ci sarà da divertirsi…

Arrivando nell’ultima posizione rimasta,quella del pivot, troviamo l’insolito trio formato dal sempre più in ascesa Rudy Gobert, da Tibor Pleiss e Jeff Withey.
Il primo,padrone del pitturato con i suoi 216 centimetri,non lascia scampo agli altri e al terzo anno ha messo insieme 9.1 punti con il 60% dal campo e 11 rimbalzi conditi anche da 2.5 stoppate in 31 minuti di impiego.
Visti i margini di miglioramento mostrati lo scorso anno, ci si aspetta tanto da lui la prossima stagione.

Al suo fianco Tibor Pleiss e Jeff Withey i quali non hanno trovato tanto spazio in campo nel 2015/2016.
L’ex Barcellona ha giocato solo 6.8 minuti di media,pochi per esprimere un giudizio su di lui nel sistema Jazz. Un pò meglio va al prodotto di Kansas che in 12 minuti di media riesce a mettere sineieme statistiche leggermente più ragguardevoli con 4.3 punti e 3.4 rimbalzi.

Dunque,come abbiamo visto, gli Utah Jazz hanno allestito un roster molto equilibrato andando ad aggiungere un uomo di esperienza (molta) per ogni reparto facendo così crescere nei migliori dei modi i propri giovani,specialmente le tante point guard, ma al tempo stesso cercando di raggiungere quella postseason sfumata per un nulla la quale è,dopo i numerosi movimenti di mercato avvenuti nella Western Conference, più vicina che mai.

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