Pagelle NBA: Harden regale, Timberwolves spaesati e spreconi

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli

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E’ calmo e placido, il Pacifico dinanzi alla Bay Area. Senza mortaretti e fuochi d’artificio formato Piedigrotta, i Golden State Warriors sono vivi e vegeti. Anzi, vegetissimi, visto che si è risvegliato persino Klay Thompson, convitato di pietra nelle prime tre accidentate settimane di regular season del drappello più atteso della Lega. Gli urrà consecutivi dopo la scampagnata (mancavano solo le vettovaglie per il pic-nic) sul parquet di Indianapolis della scorsa notte salgono a otto: Steph Curry e banda continuano a lasciare il proscenio della Nba agli scatenati Clippers, intanto però mettono in salamoia quintalate di fiducia che, verso aprile, in linea di massima potrebbe tornar loro comodo. Nell’altra mezza America, se sull’attico campeggiano sempre i Cavs con l’anello bene in vista, si ode finalmente qualche rintocco di campana dal Massachusetts ora che i Celtics hanno ritrovato il duo Horford-Crowder e un fischio di vento assai musicale anche dai Grandi Laghi, con i Chicago Bulls pienamente saldi sulla carreggiata che conduce ai playoff. Insomma, quarta settimana di regular season andata, ed è tempo di nuove pagelle Nba.


TOP

James Harden: voto 9. Al Toyota Center di Houston non passa lo straccio perché qualcosa va fatto fare fare anche gli altri: il faccione del “Barba” sta in primissimo piano in questo primo mese di ostilità Nba. Barba che si abbina a puntino al “baffo” di coach D’Antoni: la scelta di farne un regista in provetta per ora paga. Il primato negli assist (oltre 12 a uscita) dell’ex Thunder sorprende quanto il record dei suoi (9-5). Solo un mese fa pronosticare i “razzi” del Texas tra le sorprese era pura eresia: si veniva rinchiusi per molto meno. La squadra c’è, il suo leader di più: asso vero.

Los Angeles Clippers: voto 9. Altro che fuoco di paglia: questi inceneriscono tutto ciò che incontrano sulla loro strada. Panchina orgasmica, Chris Paul più sorridente di un attore in uno spot di gomme allo xilytolo, seconda difesa Nba per punti concessi. Tutto chiaro, no? Satanassi.

Kevin Love: voto 8. Nel tripudio simposiante dello scorso giugno, il figlio dei figli dei fiori è stato spesso additato come ingranaggio fallato del “marchingegno” Cavs. Gragnola di critiche (alcune esagerate) e troppe stecche per ambire a fare da terzo violino nell’orchestra con l’anello al dito. Dopo 12 gare però veleggia a 20 punti e 11 rimbalzi di media e coach Lue gongola. Attenzione: a primavera questo servirà ai “cavalieri” più dell’acqua ai lucci del lago Erie per tentare il bis. Rinfrancato.

Philadelphia 76ers: voto 7. No, non ci siamo bevuti il cranio. Però alla luce dei ko del gioiellino Simmons e del pterodattilo Noel (fragile come un cristallo di Boemia) tre successi in un mese sono già più di quanto la cenerentola designata potesse solo sognare. Ah, in vernice Embiid (a tratti) signoreggia. Birichini.

 

FLOP

 Orlando Magic: voto 5,5. Troppo forti per puntare a una top pick nel prossimo Draft, troppo pasticcioni per poter agguantare (forse) una piazza in post season. Ibaka sarebbe un top player, non fosse che è frustrato manco giocasse nel Crotone della serie A italiana. Stanotte regalo da Thanksgiving Day a Milwaukee. Insofferenti.

Minnesota Timberwolves: voto 5. Il boccone più amaro da deglutire per ogni malato di Nba. Tornando ai paragoni calcistici, sono l’Atalanta della Lega. A differenza dell’undici del prode Gasperini però elargiscono gare-dono a destra e a mancina. Towns, Wiggins e LaVine sono tre “boccioli”, anzi tre gemme, che appena sbocceranno diverranno uomini copertina al di là dell’Atlantico: al momento però di fiori neppure l’ombra. Manca una “chioccia”, un vecchio rompipalle che faccia da pietra angolare dello spogliatoio. Coach Thib è una fera, e l’entourage rumoreggia: immaturi.

John Wall: voto 5. Nulla da fare, non vince neppure quando domina, salta gare a go go e nei pressi della Casa Bianca si “pizzica” con ogni essere respirante. A Washington altra annata di dolori, e Trump stavolta c’entra nulla. Irrequieto.

Dallas Mavericks: voto 1. In sede di pagelle Nba sono inqualificabili: d’accordo il ko di Nowitzki e il reiterato gessato a bordo campo anche per Williams, ma qui siamo oltre il concetto di armata Brancaleone. Chi li affronta per ora è come se osservasse un turno di riposo. Comici.

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