Pagelle NBA: LA città ridente, Gallo col broncio, Paul George fantasma

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Serve un idrante nella Nba: a sole tre settimane dal via, la Lega sportiva più seguita della terra già erutta lava come un vulcano birichino dando ai tanti “malati” di palla al cesto numerosi spunti sui quali gettare alle ortiche ore e ore tra congetture, ciarle e fantabasket sognante. Negli ultimi due giorni le voci di mercato hanno iniziato a corrersi dietro una appresso all’altra, dando vita a un “Tetris” virtuale di incastri ed opzioni. Nella rete intrecciatissima dei rumors sono finiti anche pesci grossi, anzi veri e propri cetacei: su tutti Klay Thompson nei Warriors, protagonista di un primo scorcio di stagione diversamente felice, e Demarcus Cousins, anche quest’anno arma potentissima dei Sacramento Kings che però si rivela spuntata quando oltre a mani, piedi e fisicaccio occorre tirar fuori dalle tasche un po’ di leadership. Denver, Boston, Indiana, Milwaukee, Phoenix, Washington, Philadelphia: di squadre col mazzo in mano pronte a rimescolare le carte ce ne sono quasi una decina. Staremo a vedere: intanto va nel faldone destinato agli archivi la terza settimana di regular season ed è tempo delle consuete pagelle Nba.

 

TOP

Los Angeles Clippers: voto 10. Già nei primi giorni sono usciti cattivissimi dalla zucca di Halloween, ma a quanto pare il piede sull’acceleratore resta bello saldo. Siamo a 10 urrà su 11 uscite: ai ragazzi di coach Rivers anche il gallo fa le uova. Signoreggiano: Griffin-Jordan miglior front line della Lega per distacco, Chris Paul sforna prestazioni da MVP senza mai togliersi la tonaca di leader vocale e uomo squadra. Fin qui più che una squadra un quadro impressionista di fine ‘800: belli da vedere.

DeMar DeRozan: voto 9. Scollinare oltre il trentello in nove gare su nove è parecchia roba. Ancora non è chiaro se i Toronto Raptors possano entrare nel recinto delle “contenders” (7-2 il record), di certo però il 27enne uscito sette estati fa da Southern California punta dritto se non alla corona di MVP, almeno al primo quintetto Nba. Vede il canestro largo come un silos e segna pure quando conta, aspetto dove fino a giugno zoppicava e non poco. Paradisiaco.

Kemba Walker: voto 8. Se i Charlotte Hornets sono tornati in onde medie dopo un inizio novembre passato nella stratosfera (siamo a 6-3 mentre scriviamo), il loro leader continua a prendere a colpi di accetta le difese avversarie. E’ la point guard più sottovalutata della Nba da ormai un biennio, ma adesso pare essere maturato soprattutto nella qualità delle scelte che compie sul parquet. Ancora pochini gli assist, 5,4 ad allacciata di scarpe. Ha però una carica da ghepardo. Ruggente.

Los Angeles Lakers: voto 7. Neanche il cartomante più visionario avrebbe potuto pronosticare un autunno così colorato nella città degli angeli, specie sulla sponda gialloviola. E sti stracavoli per il ko dell’altra notte a Minneapolis: il team di coach Walton c’è. Jordan Clarckson dalla panchina spacca in due le partite (sin qui il sesto uomo più dirompente), i gioiellini Russell e Randle luccicano e anche l’insofferente Young e il tanto vituperato (almeno fino a venti giorni fa) russo Mozgov tengono ampiamente botta. Ad ovest la lotta per un tagliando nei playoff sarà massacrante, ma questi Lakers almeno riportano il sorriso sul volto pazzoide dello sconsolato (dopo l’addio di kobe) Jack Nickolson. Spassosi.

 

FLOP

Danilo Gallinari: voto 5,5. Il Gallo è al centro di mille chiacchiere e schiaffarlo tra le delusioni può sembrare (e forse è) ingeneroso. Le sue medie (buone ma non buonissime) rispecchiano l’andazzo dei suoi Nuggets: un aureo (visti i 17 milioni di dollari che percepisce) tirare a campare. Da solo non riesce a sobbarcarsi l’attacco della franchigia del Colorado, dall’altro canto però nessun suo compagno di banda ha la stoffa della “prima punta”. Forse è giunta davvero l’ora di cambiare aria. Scazzato.

Boston Celtics: voto 5. Il ko a New Orleans sul filo di lana conferma che il meccanismo dei biancoverdi è inceppato. Le assenze di Horford e Crowder sono un alibi molto parziale: anche con loro la ciurma di coach Stevens fatica. La strada verso il vertice è irta assai. Sgangherati.

Dallas Mavericks: voto 5. Qui non è tanto il record (due successi in nove gare) a preoccupare: che l’annata fosse transitoria lo si sapeva. Il viale del tramonto imboccato a larghe falcate da Nowitzki (out anche ieri notte al Garden) però è pesantissimo. E deprime l’intera truppa: fin qui i Mavs non hanno avuto né capo né coda. Malinconici.

Paul George: voto 4. Ok, forse il giudizio è troppo impietoso in sede di pagelle Nba e i Pacers hanno appena ridato linfa alla classifica battendo Orlando. Però quello che doveva essere un potenziale MVP finora pare il fantasma di sé stesso. Percentuali dal campo da tragedia greca, nervosismo e molle come una panetta di taleggio in difesa. Irriconoscibile.

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