Pagelle Nba: Grizzlies e Knicks se la ridono, i Lakers un po’ meno

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Un quarto di regular season Nba è già nel faldone: mentre nel palazzo c’è giubilo per l’accordo tra giocatori e Lega sul contratto collettivo che rimarrà in vigore fino al 2023-2024, scongiurando così spauracchi di lockout e altri annosi grattacapi, dai parquet arrivano verdetti da una parte provvisori (da qui ad aprile è lunga la storiella) ma per certi versi anche inoppugnabili. A partire dalla vetta, dove i Golden State Warriors siedono paciosi sulla plancia di comando e soprattutto procedono a larghe falcate la ricerca di quell’amalgama obiettivo principe del lavoro di Steve Kerr in vista della primavera, quando si sa che i valori assumono una tara assai diversa nella gincana dei playoff. Scivolate come quella sul campo dei Grizzlies sono funzionali in tal senso: Curry e soci sono distanti dalla perfezione ma già in grado di viaggiare a marce alte in una Western Conference dove il divario tra le cosiddette “grandi” e le “piccole” è senza dubbio più accentuato, ma che resta come talento netto la metà d’America col peso specifico maggiore (si pensi a Spurs, Clippers, Rockets e via a scendere). Warriors aparte, addentriamoci nell’analisi del resto del “catino” con le consuete pagelle Nba.

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TOP

 Mike D’Antoni: voto 9. Tanti indizi fanno ormai una prova: il “baffo” dalle origini nostrane ha defibrillato letteralmente Houston dandole gioco, identità e mettendo un fenomeno assoluto come James Harden nelle condizioni di rendere al meglio. L’esperimento del “Barba” regista è una di quelle scelte fortunate che possono spostare la rosa dei venti nella Lega: mentre scriviamo siamo a 7 urrà consecutivi e l’impressione è che ci sia ancora margine. Rigenerato.

Memphis Grizzlies: voto 8,5. Ebbene sì, anche in un mondo dorato e glamour come quello della Nba la classe operaia può ritrovarsi in paradiso. Ogni “talent” che segue il basket americano aveva previsto un crollo di tutti gli indici di gioco dopo il ko di Mike Conley (ritorno previsto per fine gennaio). Invece: 7 vittorie nelle ultime 8, Gasol sforna performance da MVP, la difesa azzanna, Green e Allen veleggiano a svariati nodi e il vecchio Zach Randolph da sesto uomo rende talvolta meglio di quando rimaneva sul parquet per 40’. Che dire: pur con un distillato modesto, in Tennessee stanno tirando fuori un grande whisky. Vedremo se durerà. Indomiti.

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New York Knicks: voto 8. Questi sono invece gli “operai” che non ti aspetti. Che al Garden si potesse vedere uno basket migliore di quello insipido assaporato negli ultimi 4-5 anni lo credevamo tutti, ma il record di 14-11 ha fatto riportato una frotta di dentiere ridenti “on Broadway”. La scaramuccia tra Melo e Phil Jackson dà un’ulteriore spinta, visto il contesto che si nutre di conflittualità. Poi oh, Porzingis è davvero tanta roba. Carucci.

Bradley Beal e John Wall: voto 7. I “gemellini” del backcourt di Washington sono come Caino e Abele: non si reggono l’un l’altro. Se però trovano una sorta di “pax armata” diventano rognosi, e nel “pazzo Est” formano un tandem di esterni con pochi uguali. Giocare ai bravi figlioli solo per qualche gara non basta: la zona playoff resta distante. Comunque in questo dicembre nella Capitale (a tratti) si sorride. Geni e sregolati.

 

FLOP

 Hassan Whiteside: voto 5,5. Il centro-boa di Miami è senz’altro tra i primissimi uomini d’area della Lega. E la stoppata è il suo marchio di fabbrica. Dopo un novembre scoppiettante però ora pare avere il fiato corto. Il momentaccio di Miami (nonostante il successo interno di ieri contro i Pacers) di certo non lo aiuta. Periodo di fiacca.

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Boston Celtics: voto 5. Ok, l’infortunio di Thomas naturalmente è un bel fastidio ma a questa squadra, partita per esplorare gli alti lidi della Lega, sembra davvero mancare il “quid”. Il materiale umano c’è, la quadra per ora manco un po’. Sgangherati.

Rudy Gay: voto 5. D’accordo, prima dell’All Star Game lascerà sicuramente Sacramento. Però allo stato attuale dà l’idea di scendere in campo per fare un favore a qualcuno (di certo non allo staff tecnico dei Kings) e ovviamente molti estimatori si stanno facendo due domande. Pelandrone.

Los Angeles Lakers: voto 3. Il filotto di sconfitte ha raggiunto quota 9: il giocattoletto di Luke Walton si è inceppato di brutto. Soprattutto in difesa siamo al “prego passi pure”. Impalpabili.

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