Morte Muhammad Ali, il racconto delle sue imprese storiche

Pubblicato il autore: Gennaro Esposito Segui

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Morte Muhammad Ali, si è spento stanotte a 74 anni il celebre pugile statunitense

Muhammad Alì è morto all’ospedale di Phoenix questa notte, all’età di 74 anni compiuti lo scorso 17 gennaio. Il celebre pugile statunitense, divenuto col tempo uno dei più apprezzati e affermati del panorama mondiale, era affetto da una grave forma della Sindrome di Parkinson.
Il suo nome completo era Cassius Marcellus Clay Jr., originario di Louisville, in Kentucky. Il nome gli fu assegnato da suo padre, Cassius Marcellus Clay Sr., in onore di un politico abolizionista del 19° secolo: il suo primo approccio alla boxe ci fu grazie al poliziotto di Louisville Joe E. Martin, che lo incontrò mentre il giovane Cassius, appena dodicenne, inveiva furiosamente contro alcuni teppisti che gli avevano rubato la bicicletta. Il poliziotto consigliò al giovane di imparare a boxare e lo portò quindi alla palestra Columbia, dove Cassius cominciò sin da subito a mostrare delle qualità innate.
Dopo lunghi anni trascorsi nel dilettantismo, si mise in mostra alle Olimpiadi di Roma del 1960, occasione in cui riuscì a conquistare la medaglia d’oro nella categoria dei pesi mediomassimi. Dopo quel successo passò quindi al professionismo e battè campioni come Lamar Clark e Doug Jones, entrambi sconfitti da Ali.
Nel 1964 l’allora campione in carica dei pesi massimi, Sonny Liston, deteneva e detiene tuttora il record di vincitore del titolo mondiale in un solo round: Ali riuscì ad ottenere il posto da sfidante sebbene sfavorito e ritenuto già perdente in partenza contro il lanciatissimo campione. Il match cominciò nel modo più inaspettato e Ali riusciva a schivare e colpire Liston grazie alla sua agilità e alla sua velocità: i secondi del campione, avvertito il pericolo, misero del sale sui suoi guantoni in modo da accecare Muhammad ad ogni colpo subito. Inizialmente Ali sembrò accusare gli effetti di questa mossa scorretta, ma poi si riprese fino ad arrivare a battere Liston per abbandono all’inizio della settima ripresa, compiendo di fatto un’autentica impresa sportiva rimasta negli annali del pugilato.

Il giorno dopo questa vittoria straordinaria, Clay si convertì all’Islam aderendo alla Nation of Islam, cambiando legalmente il suo nome in Muhammad Ali. Un anno dopo ci fu il match di rivincita contro Liston: al primo minuto della prima ripresa il campione del mondo colpì Liston con un colpo all’apparenza innocuo, ma passato poi alla storia come il “pugno fantasma” a causa della sorprendente reazione di Liston, che restò al tappeto completamente tramortito. Ali invitò ripetutamente l’avversario a rialzarsi, consapevole di non averlo colpito così forte: dopo successive analisi, il pugno di Ali sembrò aver colpito la tempia dell’avversario, e l’immagine del campione che sovrasta Liston cercando di farlo rialzare è divenuta ormai iconica.
Dal 1976 in poi, dopo anni di successi che gli hanno valso la conquista del titolo mondiale dei pesi massimi dal 1964 al 1967 e dal 1974 al 1978, la sua proverbiale velocità cominciò a diminuire: dal 1977 Ali non riuscì più a mettere al tappeto i suoi avversari. Il suo ultimo match fu disputato l’11 dicembre 1981 contro Trevor Berbick: Ali perse per decisione unanime ai punti dopo dieci round. Il suo allenatore, Angelo Dundee, si accorse che Muhammad era molto lento nei movimenti e parlava più lentamente del solito: erano i primi sintomi della nuova Sindrome di Parkinson.
Vinse 56 incontri su 61 disputati.

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