Muhammad Alì, i cinque momenti che lo hanno reso immortale

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

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Non si fermano i tributi a Muhammad Alì, il cordoglio di amici, parenti e sostenitori continua anche in queste ore ed invade il web. La sua figura resterà  indelebile: non solo  il più grande nel mondo della boxe , ma anche un’icona senza tempo,  riconoscibile in tutto il mondo.
Ecco i cinque momenti, nel bene e nel male, che hanno consegnato Muhammad Alì all’immortalità

25 febbraio 1964: Miami e quel match della discordia…

E’ l’anno che lo consacra campione del mondo. Clay ha 22 anni quando si presenta sul ring di Miami per sfidare il mito  Sonny Liston, il re dei pesi massimi. Eppure,  sarà proprio Sonny Liston, all’inizio della settima ripresa, che abbandonerà il match, distrutto. La rivincita,  quattordici mesi dopo, verrà vinta di nuovo da Clay,  ma a caro prezzo: si parlerà di match truccato, ed i due pugili usciranno non tra gli applausi ma tra grida e  fischi. Un dispiacere che Cassius Clay non dimenticherà mai.  E fra questi due incontri, passa la storia: Cassius Clay annuncia  la conversione all’Islam e si incrinano i rapporti con Martin Luther King.

8 marzo 1971: Contro l’usurpatore

Reduce dagli ultimi strascichi  del suo no al Vietnam, che aveva dato l’avvio ad una lunga controversia con la corte federale che proprio  nel 1971 lo dichiarerà “innocente”, Muhammad Alì affronta  il terribile Joe Frazier al Madison Square Garden di New York. Questa non è una sfida come le altre: Muhammad Alì deve confrontarsi  con l’uomo che si è aggiudicato quel  titolo “sottratto” dal tribunale come punizione per il suo celebre diniego. L’ex Classius Clay promette che farà cadere l’usurpatore ma sarà lui ad avere la peggio:  si arrenderà al 15° round, sconfitto nell’animo più che nel fisico. Questa data segnerà la prima battuta d’arresto nella carriera di Alì.

 

30 ottobre 1974: Solo il ronzio di un’ ape

A lungo definito il più celebre combattimento di tutti i tempi,  il mondo resterà in trepida attesa di conoscere l ‘esito di quel match  impossibile tra George Foreman e Muhammad Alì , in quel di Kinshasa. L’incontro  celebrerà il virtuosismo di Alì, quel capolavoro tattico  che lo  renderà immortale. Ali stanca, sfibra e ronza inesorabile attorno al povero Foreman. La “rope-a-dope” sarebbe divenuto un modello inarrivabile negli anni a venire. Ali tornerà  ad essere, finalmente, campione del mondo dei pesi massimi, riconquistando quel titolo sottratto per ragioni che non c’ entravano nulla con lo sport.

2 ottobre 1980: Il fan n.1

Contro Larry Holmes, Ali, ormai stanco ed appesantito, non può competere e getta la spugna all’11° ripresa. Ad aumentare il peso per questa sconfitta, la dichiarazione di Holmes che affermerà  di aver risparmiato qualche colpo per non infangare definitivamente l’immagine del suo idolo.

 

19 luglio 1996: L’ultima lotta

L’arrivo di Muhammad Alì alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi del 1996  rappresenta un momento molto particolare per i suoi sostenitori: la sua immagine in mondovisione mentre sta per accendere la fiaccola colpisce tutti. Si svela il volto umano di questo idolo e ciò lo rende ancora più  forte, nonostante il morbo di Parkinson  corra ormai veloce, troppo veloce… Qualche giorno dopo il CIO gli consegnerà una medaglia d’oro.
Il più grande campione di tutti i tempi terrà a bada quel demone per altri vent’anni, poi sarà costretto ad abbandonare per sempre il ring…

 

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