Muhammad Alì: gli incontri migliori

Pubblicato il autore: Eugenio Usai Segui

MuhammadAlì

Sono il più grande“: una citazione che può esprimere arroganza, o forse solo sicurezza nei propri mezzi, dote che aveva un campione come Muhammad Alì, scomparso nella notte scorsa. Una dipartita enorme per la boxe e per il mondo, che si vede privo di uno dei suoi più emblematici personaggi del xx secolo. Tralasciando le virtù umanitarie e spirituali enormi, non possiamo che affermare che Alì sia stato una leggenda sul ring, grazie all’ottimo ruolino di 56 incontri vinti su 61, di cui 27 per KO. Qua si vogliono ricordare i più bei incontri della sua storia.

Il doppio confronto con Sonny Liston

Dopo la medaglia d’oro ottenuta ai giochi olimpici di Roma del 1960. L’ambizioso Alì vuole coronare il suo sogno di diventare campione mondiale dei pesi massimi. Il titolo è detenuto dal fortissimo e temuto Sonny Liston. Secondo l’ex campione Rocky Marciano, Alì non avrebbe superato il primo round contro Liston, che era dotato di un fisico e potenza incredibili per l’epoca. Il giovane pugile di Louisville fa la voce grossa e apre una campagna di insulti e proclami di vittoria per destabilizzare il gigante. Tale tattica di Alì è anche per esorcizzare la sua grande paura nei confronti di Liston, che in precedenza aveva battuto in un solo round un campione come Floyd Patterson. L’incontro andò contro tutti i pronostici: Muhammad Alì danzò ed evitò i devastanti colpi di Liston; ebbe solo qualche difficoltà quando lo sleale entourage di Liston mise una pomata cicatrizzante nei guantoni del “grande orso cattivo”, che irritò gli occhi del futuro campione non appena riuscirono ad avere un lieve contatto con il suo viso. Alì però al sesto round riuscì a rimettersi e diede una bella lezione a Liston, che a forza di mancarlo si slogò pure una spalla, mentre ormai la sua faccia era gonfia dai pugni presi; al settimo round Liston rimase seduto sullo sgabello e non ritornò in ring, Alì divenne campione.
La rivincita avvenne un anno dopo. Muhammad Alì si era ufficialmente unito al movimento Nation of Islam, abbandonando il suo vecchio nome di Cassius Clay. Sotto un’atmosfera piena di tensione causata dalle minacce dei seguaci di Malcom X (morto qualche mese prima sotto attentato) nei confronti di Alì, che faceva ancora parte della Nation of Islam, ritenuta colpevole dell’omicidio di Malcom X, staccatosi dall’organizzazione mesi prima dell’attentato.  In ogni caso il match si fece. Il primo round fu una copia di quello dell’anno scorso, ma avvenne qualcosa di imprevisto: Liston cadde dopo un pugno ravvicinato di Alì, apparentemente innocuo, e rimase a terra per più di dieci secondi. Il fotografo Neil Leifer colse la scena di un Alì infuriato che intimava Liston di alzarsi e scattò un’istantanea passata alla storia. L’incontro è ricordato per la leggenda del “pugno fantasma”, e se ne parla ancora, soprattutto su un possibile pilotamento dell’incontro da parte della mafia; anni dopo Alì confermerà di aver colpito Liston e che secondo lui non avrebbe mai finto di andare KO al primo round.

I tre match leggendari contro Joe Frazier

Joe Frazier fu il più grande rivale di Alì. Si sfidarono la prima volta nel 1971; Frazier aveva ereditato il titolo di Alì, revocato a causa della sua condanna in prigione dopo il rifiuto della leva obbligatoria, che lo avrebbe mandato in Viet Nam. Fu un incontro spettacolare, durato 15 round, ma Frazier ebbe la meglio ai punti e fece assaggiare il suo famoso e terribile gancio sinistro ad Alì, mettendolo a tappeto e rischiando di non far concludere ai punti l’incontro. Nel 1974 ci fu la rivincita, ma lì fu Frazier a perdere i punti. L’epico finale della diatriba Alì-Frazier fu nel 1975, con il celeberrimo “Thrilla Manila“, dove Muhammad Alì era detentore del titolo di campione dei pesi massimi, passato alla storia come il più emozionante incontro di pugilato di tutti i tempi, che vide i due contendenti combattere fino all’ultimo sangue con un caldo soffocante, arrivando a rischiare addirittura la morte. Tra il quattordicesimo e il quindicesimo round lo staff tecnico di Frazier gettò la spugna e Alì mantenne il titolo; in seguito il campione dichiarò che neanche lui era sicuro di poter continuare l’incontro per via delle preoccupanti condizioni fisiche in cui si trovava.

L’incontro a Kinshasa

Sorprendentemente, nel 1973,  la corona dei pesi massimi passò ad un giovane sconosciuto, George Foreman, capace di strapparla al fortissimo Frazier al secondo round, nel match disputatosi a Kingston. Alì affrontò Foreman a Kinshasa (Zaire) per riconquistare il titolo. I pronostici davano Foreman per favorito, Alì per molti era dato per finito a causa delle sconfitte subite da Frazier e Ken Norton e anche perché era di sette anni più vecchio di Foreman. Come al solito Alì aizzò la classica campagna denigratoria contro Foreman e applicò un geniale diversivo, annunciando che avrebbe danzato come sempre sul ring. La tattica di Alì fu inversa: invece di ballare e schivare i colpi, attaccò subito Foreman e lavorò moltissimo sulla difesa, riuscendo così a sfiancare Foreman, il quale perse per KO all’ottavo round, per una spettacolare ripresa del titolo da parte di Alì.

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