Muhammad Alì, l’uomo dietro il mito

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

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Incontriamoci Louisville, sembra essere lo slogan che unisce i tanti americani che venerdì renderanno l’ultimo omaggio a Muhammad Alì.
Non si ferma il cordoglio della gente, mentre i nove figli si contendono il patrimonio da 50 milioni di dollari con le quattro mogli del campione, in quella che potrebbe diventare l’ennesima e squallida battaglia legale  per una ricca eredità. Le fonti dicono che sarà l’ultima delle quattro mogli di Muhammad Alì, Lonnie, ad agire da esecutore testamentario: non è escluso che una parte  consistente dell’eredità possa essere stata riservata anche alle ex consorti ed al fratello. In tal senso, saranno decisive le prossime ore.
Muhammad Alì all’apice della sua carriera sul ring otteneva cachet da capogiro: per il match con Larry Holmes, nel lontano 1980, prese la cifra di otto milioni di dollari, un compenso da  record. Nel corso degli anni ha poi gestito i profitti scaturiti dalla sua immagine.
Proprio la sua immagine viene, adesso, analizzata nei minimi dettagli, come  accade sempre in questi casi.
Spaccone, talentuoso, contraddittorio, forte ed aggressivo, icona dei diritti dei neri, musulmano:  si nascondono mille volti dietro alla più grande leggenda nella storia dello sport mondiale di tutti i tempi ed anche in questo risiede il suo fascino spregiudicato.
Cassius Clay affascinava le masse  infiammava il pubblico e faceva infuriare i suoi innumerevoli detrattori con le  affermazioni, al limite della megalomania, sul suo essere il più grande pugile di tutti i tempi,  spesso sminuendo gli avversari in modo poco corretto.
Nato a Louisville, Kentucky,  Cassius Clay è diventato consapevole ben presto delle sue contraddizioni interiori e di quelle del mito americano, di quella nazione a due facce: una nera, occulta, e l’altra bianca sempre in vista. Tornando a casa dopo aver vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960, in un ristorante si rifiutarono di servirlo. Fu questo incidente ad influenzare i suoi impegni “sociali” successivi.
Battè Sonny Liston per il titolo mondiale dei pesi massimi nel 1964 e facilmente lo liquidò in una rivincita che resta dai contorni ambigui. Tra questi due incontri, proclamò il cambio di nome in Muhammad Ali, come prova della sua conversione all’Islam. Quando rese pubblica la sua appartenenza alla Nation of Islam,  i cui membri erano noti  come  Black Muslims, a ridosso del primo incontro con Liston, pochi intuirono le implicazioni politiche di questo gesto:  la Nation of Islam era guidato da Elijah Muhammad ed aveva tra i suoi più famosi seguaci Malcolm X  con il quale  il campione avrebbe instaurato un legame di odio-amore.
Ha accettato un ruolo di punta  con l’amministrazione democratica liberale di Jimmy Carter, ma poi si è schierato, a sorpresa, con i reazionari Reagan e Bush, molto lontani dal suo ideale politico. Ha sostenuto l’orgoglio come ragion d’essere,  ma si è lasciato risucchiare in business dubbi che lo hanno costretto a prolungare la sua carriera quasi fino al punto da cancellare la sua dignità.
Come ogni icona, aveva incoerenze molto umane.
Nella sua vita, Cassius Clay ha cambiato nome, religione, varie mogli e persino idea, restando fedele solo a se stesso, a quelle  contraddizioni che lo hanno reso un mito.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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