Muhammad Ali ricoverato, problemi respiratori per la leggenda della boxe

Pubblicato il autore: Rocco Menechella Segui

muhammad ali

Muhammad Ali ricoverato in ospedale per un problema respiratorio. La settantaquattrenne leggenda del pugilato si trova comunque in buone condizioni e la sua permanenza in clinica sarà di pochi giorni. Lo ha detto all’Associated Press Bob Gunnell, portavoce della famiglia dell’ex campione dei pesi massimi, senza divulgare il nome dell’ospedale che lo ha in cura e quando Ali lascerà la struttura per tornare a casa. L’ex campione del mondo dei pesi massimi, e oro olimpico a Roma ’60, ha 74 anni ed è stato ammesso in ospedale per “precauzione” considerata l’età e il morbo di Parkinson di cui è malato dal 1984, tre anni dopo aver lasciato il mondo della boxe. Per il “Più Grande” è il secondo ricovero in un anno e mezzo. Nel gennaio del 2015, infatti, Ali era finito in ospedale per un’infezione alle vie urinarie che avevano causato il suo ricovero il 20 dicembre 2014 fino al 7 gennaio 2015.

Se sia stato davvero il più grande di sempre non è possibile affermarlo con certezza matematica, ma sicuramente chi sostiene questa tesi (e io sono tra questi) non commette peccato di eresia. Perché allo stesso livello di Muhammad Alì, nell’Olimpo del pugilato mondiale, trovano posto solo due altri campioni: Ray Sugar Robinson e Joe Louis. Per tutti gli altri grandissimi che pure hanno segnato la storia della boxe (Marciano, Dempsey, Hagler, Duran, Frazier, Moore, Leonard, Foreman, Armstrong e Pep, solo per citarne alcuni) il gradino più alto del podio resta precluso. Muhammad Alì è stato il più grande per almeno tre motivi: ha cambiato il modo di fare pugilato, al punto che nessun peso massimo prima e dopo di lui si è anche solo avvicinato al suo modo di combattere. Ha incontrato i più forti, battendoli. Ha subito un’interruzione della carriera, negli anni migliori, tornando a vincere quando tutti credevano fosse impossibile farlo. I più giovani ricordano solo la parte finale della carriera del più grande, e i due ultimi inutili incontri contro Larry Holmes e Trevor Berbick: non era più lui, la Sindrome di Parkinson aveva iniziato a rallentare i movimenti e la parola del più veloce peso massimo di sempre. Il suo ultimo capolavoro, ormai a 36 anni, è stato la riconquista del titolo mondiale contro Leon Spinks che lo aveva battuto pochi mesi prima. Una vittoria ai punti strappata all’ultimo round: trenta secondi del vero Alì, quello che danzava come una farfalla e pungeva come un’ape, e cintura riconquistata. Grande pugile, il più grande, e grande uomo, capace di attraversare a testa alta le incongruenze di un Paese, gli Stati Uniti, che l’aveva mandato a vincere le Olimpiadi di Roma per poi accoglierlo, al ritorno in patria, come un “negro”. Girava sempre con la medaglia olimpica al collo, ma non gli bastò per restare seduto in un ristorante per soli bianchi: cacciato e inseguito da una banda di motociclisti si difese a pugni. La medaglia, macchiata di sangue, aveva perso tutto il suo fascino: la gettò nel fiume Ohio, persa per sempre. L’oro gli fu restituito nel 1996, quando ormai logorato dalla malattia accese il fuoco Olimpico di Atlanta. Gli sportivi di tutto il mondo, con le lacrime agli occhi, non vollero vedere la sua lentezza e i suoi tremori: videro solo Muhammad Alì, il più grande.
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