La storia di Cristoph Kramer, ovvero essere campione del mondo senza saperlo

Pubblicato il autore: Michele Ciccone Segui

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A volte il calcio è strano. Scordiamoci i soliti risultati inaspettati, i gol presi dopo aver attaccato inutilmente per 90 minuti, gli scudetti persi all’ultima giornata di campionato. La storia di Christoph Kramer, centrocampista 23 enne del Borussia Moenchengladbach e della nazionale tedesca, è forse la più strana mai accaduta nel mondo del pallone.

Rio de Janeiro, Stadio Maracanà, 13 Luglio 2014, finale di coppa del mondo. A contendersi il titolo Germania e Argentina. E’ il 17′ minuto di gioco. Kramer, sceso in campo dal primo minuto al posto di Sami Khedira infortunatosi durante l’allenamento pre-partita, riceve un violento colpo al collo in seguito ad uno scontro di gioco con un avversario, il difensore argentino Ezequiel Garay.  La testa gli comincia a girare.  L’arbitro Rizzoli si avvicina per sincerarsi delle condizioni del giovane calciatore. Kramer chiede al direttore di gara: “Ma è la finale, questa?” e Rizzoli, a metà tra lo stupito e il preoccupato, risponde: “Si, certo che è la finale”. Bene, quanto basta per convincere Kramer a rialzarsi e ricominciare a giocare. La posta in palio è troppo importante. E Kramer ce la mette tutta, prova a rimanere in campo nonostante quel terribile cerchio alla testa. Ma al 32′ minuto il tedesco deve cedere e viene sostituito.

Ebbene, di quella incredibile mezz’ora di gioco e dei restanti 90 minuti (la Germania vinse per 1-0 ai supplementari con gol di Gotze) Kramer non ricorda e non ricorderà più nulla per il resto della sua vita. I medici affermano che non c’è alcun modo per far si che il giocatore possa rammentare anche solo un attimo di quella  partita. E non ci saranno altre conseguenze per la sua mente, assicurano. Ma di tutta la tensione, la fatica  e il sudore di quei benedetti 30 minuti non rimarrà più nulla. Solo i racconti di parenti, amici e colleghi. E le immagini di lui che insieme ai compagni solleva la coppa del mondo, in quella partita che gli ha fatto dimenticare di aver vinto il trofeo più importante della sua carriera.

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