Mazzarri, quei fischi e trabocchetti

Pubblicato il autore: Gerardo Fiorillo Segui

E’ diventato quasi un tormentone. Fischi a Mazzarri dalla platea di San Siro. Prima delle partite, durante e anche dopo. Lui, il tecnico di San Vincenzo, alla seconda stagione alla guida dell’Inter, dice di non sentirli, ma è dalla fine dello scorso campionato che si percepisce un’insoddisfazione strisciante nel popolo nerazzurro, che si traduce – puntualmente – in bordate di fischi all’annuncio del nome di Mazzarri da parte dello speaker del Meazza. Ma con la Sampdoria nulla di tutto ciò. L’annunciatore, nel gelo di San Siro, questa volta ha adoperato un gioco di prestigio. Il rituale dell’undici titolare e delle riserve con striscioni che scandiscono i nomi dei protagonisti sui maxischermi, insieme a quello dell’allenatore, era pronto ad essere celebrato anche nel turno infrasettimanale con la Sampdoria, ma lo speaker ha spiazzato tutti con un flebile annuncio: “Formazione agli ordini di Walter Mazzarri”. E poi subito: “Handanovic 1, Juan Jesus 5…”. Mossa tattica, trabocchetto, furbata? Molti hanno interpretato l’insolita mossa come uno scaltro tentativo di salvare il mister toscano dal boato di disapprovazione che accompagna l’annuncio del suo nome.

La discreta prestazione dei nerazzurri contro la Sampdoria e il rigore trasformato da Icardi al 90′ hanno addolcito gli animi del popolo interista, che ha festeggiato la seconda vittoria consecutiva con il minimo sforzo: due rigori e sei punti. La censura sul tecnico è passata in secondo piano. Tutto bene? Non proprio, visto che gli occhi indiscreti di qualche telecamera hanno immortalato Mazzarri a fine partita mentre imprecava e diceva al suo vice Frustalupi: “Ma cosa fischiano?”. Il rapporto con gran parte dello stadio, Curva Nord a parte, è ai minimi termini. Galeotta – per molti – è stata l’esclusione del capitano Javier Zanetti dall’undici titolare nel derby dello scorso maggio, l’ultimo della sua carriera, scelta che ha indispettito e non poco il pubblico della Beneamata. Da allora è come se si fosse rotta un’alleanza strategica tra pubblico e allenatore. I risultati altalenanti, qualche scivolone di troppo e la qualità di gioco non eccelsa hanno fatto il resto. L’Inter è a un solo punto dal terzo posto, eppure sembra interessare poco. Lo stadio semivuoto che ha ospitato il match di cartello con la Sampdoria è un campanello d’allarme da non sottovalutare. E i trucchetti per compattare l’ambiente non sembrano infiniti.

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