Tavecchio, piove sul bagnato: dopo la squalifica, tocca alla convenzione di Cotonou

Pubblicato il autore: Nicola Iuzzolino Segui

Tavecchio

Non è bastata la squalifica di sei mesi da parte dell’UEFA a rendere questa settimana d’ottobre grigissima per Tavecchio. Dopo le aspre critiche sui quotidiani e l’inibizione dalle commissioni del massimo ente calcistico europeo, per il contestato presidente di lega potrebbe arrivare, oltre al danno, pure una clamorosa beffa.

E’ della giornata di oggi, infatti, la notizia che per la FIGC ci sarà da affrontare una delicata questione sugli extracomunitari nel campionato nostrano, con il rischio di vanificare tutti quei discorsi legati al “calcio italiano giocato dagli italiani” promulgati dallo stesso presidente nell’arco degli ultimi mesi.

Approvata nel 2000 con il nome di Lomè e ribattezzata recentemente secondo l’appellativo della capitale economica del Benin, la convenzione di Cotonou è un accordo di durata ventennale che ha il compito di ridurre ed eliminare la povertà di 79 stati, facenti parte delle tre grandi aree di interesse Africana, Caraibica e Pacifica, rendendo comunitari i passaporti degli atleti provenienti da questi paesi.

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Già adottata in altre leghe sportive e campionati di calcio europei (Germania, Francia e Spagna su tutti), la convenzione potrebbe venire presto approvata anche dalla nostra federazione, che spinta dagli interessi economici delle squadre di club (che in queste regioni del mondo investono i propri fondi), si ritroverebbe a dover improvvisamente rivedere il progetto iniziale di “italianizzazione” del calcio. Un proposito che lo stesso Tavecchio aveva posto al centro del proprio programma di ripresa del movimento calcistico.

Ovviamente la questione è ancora tutta da discutere ed affrontare nelle sedi designate, ma le basi per poter arrivare ad un suo impiego, anche in Italia, ci sono eccome. Al povero presidente ed i suoi consiglieri, probabilmente, non farà piacere quest’ondata di notizie negative senza interruzione. Ma come si suol dire in questi casi, se hanno voluto così tanto la bicicletta, è giusto che comincino a pedalare. E anche in fretta, magari.

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