Ancelotti: “Anche senza la Champions sarei ancora a Madrid”

Pubblicato il autore: Davide Grassi Segui

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“Anche se non avessi vinto la decima Champions League, sarei ancora al mio posto”. Lo ha detto Carlo Ancelotti, allenatore del Real Madrid, in un’intervista concessa al programma Al primer toche dell’emittente spagnola Radio Cero.

E lo dice che con la serenità che lo contraddistingue, senza i proclami, la presunzione e l’isteria di alcuni suoi colleghi, peraltro molto meno vittoriosi di lui. Carletto invece al massimo alza ogni tanto il sopracciglio, invece della voce. E tanto basta: la calma come virtù dei forti.

“E’ un piacere essere l’allenatore di questa squadra, hanno tutti una grande etica di lavoro, non ho mai dovuto motivare uno dei miei giocatori. Quando mando qualcuno in panchina invece di arrabbiarsi, e ci potrebbe anche stare, si allena ancora più forte”, ha spiegato Ancelotti.

L’addio di Xabi Alonso, andato a giocare nel Bayern Monaco? “Non è stata una pugnalata, ha avuto l’opportunità di andare a giocare altrove. Quando è arrivato Toni Kroos, che nonostante la giovane età è un altro professore, si è sentito chiuso e ha preferito un’altra esperienza. È un giocatore intelligente, voleva provare un altro Paese, un’altra cultura”.

Ancelotti ha poi spiegato di ritenersi un uomo fortunato per aver avuto la possibilità di allenare grandi club: “Una grande squadra deve avere un’idea di calcio precisa e seguirla ma non in maniera eccessiva, si può adattarla anche in base alle caratteristiche degli avversari. Mi considero un uomo fortunato, ho guidato i migliori club del mondo, le squadre che mi piacevano, realizzando i miei sogni”.

Vincendo tutto quello che c’era da vincere, aggiungiamo noi. E a pensare che ai tempi della Juventus qualcuno lo aveva definito “un perdente di successo” viene da sorridere. Perché nel calcio – o meglio, anche nel calcio – spesso c’è chi parla a vanvera. Ma poi il tempo è galantuomo, come Ancelotti, e si prende quasi sempre la sua rivincita.

E chissà se anche dalle parti di Milanello qualcuno ora si mangia le mani per averlo lasciato andare troppo presto. D’altronde si era ipotizzato di farlo diventare una sorta di “Ferguson rossonero”, ma poi le cose andarono in modo diverso. E i risultati hanno sempre dato ragione ad Ancelotti.

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