Bernardini, Il Messaggero: Ciani, Cana, Novaretti non sono all’altezza di questa Lazio. Vlaar potrebbe fare la differenza

Pubblicato il autore: Martina Carella Segui

emiliano bernardini
Roma – Torna oggi l’appuntamento speciale di SuperNews con esperti e giornalisti del mondo sportivo, dei pronostici e delle scommesse. L’ospite di oggi è Emiliano Bernardini, giornalista del Messaggero, quotidiano per cui segue diversi sport, ma in modo particolare il calcio e la Lazio. Tanti gli argomenti affrontati sulla squadra di Pioli: dalla sfida contro la Juve di Allegri, alla Champions League  al calciomercato. A conclusione dell’intervista, Bernardini ha anche fatto il suo pronostico per la Serie A.

Buongiorno Emiliano. Come e quando nasce la tua passione per il giornalismo sportivo?
Ho sempre adorato scrivere, sin da bambino. Ricordo che durante i Mondiali USA 94, ma anche Francia 98, tenevo una sorta di diario dove redigevo le cronache scritte delle partite. In verità non credevo che la mia passione potesse diventare un lavoro, per me era solo un divertimento. Poi con il tempo mi è capitata l’occasione di scrivere per dei quotidiani. Ho iniziato con i giornali di quartiere, scrivendo prima per ‘Il Corriere Laziale’ e poi per ‘La Voce di Roma’. Successivamente ho lavorato per Agenzia Area e per diverse radio, tra cui Radio Capital del gruppo L’Espresso. Oggi scrivo per Il Messaggero.

Dal punto di vista professionale segui la Lazio, squadra per cui fai anche il tifo. Ci racconti la tua prima volta all’Olimpico in qualità di tifoso?
Non la ricordo neanche più. Ero piccolissimo. Sono andato allo stadio con mio padre e mio nonno, entrambi tifosi laziali. Quella partita non si disputò neanche all’Olimpico (in quel periodo sottoposto a ristrutturazione in vista dei Mondiali del 90), ma al Flaminio. Quella fu la prima volta che andai allo stadio in qualità di tifoso. Negli anni successivi ho frequentato molto la Curva Nord, ma quando sono diventato giornalista ho abbandonato gli spalti e mi sono spostato in un altro settore dello stadio. Per un lungo periodo ho dovuto anche soffocare la mia fede calcistica per seguire professionalmente la Roma. Anche quell’esperienza è stata per me un’ottima palestra perchè mi ha insegnato a vedere le cose con occhio critico ed in modo obiettivo.

Tra l’altro, la squadra sembra aver ritrovato più compattezza ed armonia. Cosa ha portato di nuovo Pioli rispetto a Reja?
Pioli ha trasferito alla squadra una mentalità differente rispetto a quella di Reja. Ora la Lazio gioca le partite a viso aperto: contro qualsiasi squadra cerca sempre di imporre il proprio gioco. Reja, invece, aveva un altro stile. Questa è una cosa che piace molto ai tifosi, tanto che, rispetto alla scorsa estate, la situazione dei supporters laziali è cambiata tantissimo. Per esempio, è venuta a mancare la spaccatura tra tifosi e dirigenza che aveva portato i primi a disertare lo stadio e non è un caso se per la partita contro la Juventus si sono registrate oltre 36.000 presenze biancocelesti all’Olimpico.

La Lazio ha incontrato la big Juventus lo scorso sabato. Cosa non ha funzionato?
La Juventus è la squadra più forte in Italia, ha vinto 3 scudetti consecutivi e ha dei giocatori formidabili. La Lazio non può rappresentare un ostacolo per la squadra di Pioli: giocatori come Vidal, Pirlo, Marchisio, Tevez, Llorente non lasciano scampo. La Juventus ha una rosa molto più competitiva rispetto a quella della Lazio. Inoltre, non si può trascurare il fatto che la Lazio ha dei grossi problemi in difesa, negli ultimi giorni si è fatto male sia Ciani che Braafheid: Pioli ha i giocatori contati in un reparto in cui quest’anno ci sono molti problemi.

Che ruolo avrà la squadra di Pioli in questo campionato? Può ambire alla qualificazione in Champions?
Secondo me è un campionato molto livellato verso il basso, anche di più dello scorso anno. La Lazio, inizialmente, era riuscita ad inserirsi nel vuoto creatosi nella parte alta della classifica. Il Milan, infatti, stentava, l’Inter si era infilata in un tunnel dal quale sembrava non uscire più, per la Fiorentina non andava moto meglio e il Napoli ha avuto grossi problemi con Benìtez. Adesso le percentuali di probabilità che la Lazio possa ritornare in Champions sono davvero poche, non più del 40%. La Lazio deve fare un campionato perfetto se vuole arrivare in Europa, le altre, al contrario, possono anche stentare, ma ci arriveranno lo stesso.

La finestra di calciomercato è vicina. Qual è il reparto da rinforzare assolutamente e quale potrebbe essere l’uomo giusto per Pioli?
Sicuramente la difesa perchè, con l’infortunio di Gentiletti, la Lazio ha perso un giocatore importantissimo. E poi c’è bisogno di un centrale perchè Ciani, Cana, Novaretti non sono assolutamente all’altezza. Vorrei che la Lazio potesse prendere Vlaar, però è chiaro che si tratta di un sogno. E’ impossibile soprattutto perchè la società a gennaio non ha mai messo a segno dei colpi importanti, al di là di Candreva qualche anno fa. Per il resto, nella finestra invernale la squadra non ha mai operato in modo significativo sul mercato e credo che quest’anno sarà lo stesso. Le attese e le speranze sono sempre state disattese e quest’anno non andrà meglio soprattutto perchè Lotito in questo momento è molto concentrato su ciò che sta accadendo in Federazione e sulle importanti riforme da approvare.

Nei tuoi articoli hai trattato spesso il tema del doping e delle morti premature nello sport. Ci spieghi qual è la situazione in Italia? Quale pensi sia la soluzione per debellare questo problema?
Purtroppo il doping è un cancro difficile da estirpare, soprattutto quando, come accade oggi, c’è enorme competizione, i soldi contato più di tutto il resto e c’è gente disposta a fare tutto pur di arrivare a raggiungere i propri obiettivi. Il problema del doping in Italia è legato anche al fatto che nel nostro Paese manca la cultura dell’educazione sportiva: ciò è legato al fatto che nelle scuole italiane non si insegna l’etica dello sport. Lo sport viene vissuto semplicemente come un modo per arricchirsi. Oggi i bambini sognano di diventare calciatori, ma non perchè amano giocare a calcio, ma per tutto ciò che questo sport rappresenta, per lo status symbol che esprime. Inoltre, il problema del doping, nella maggior parte dei casi, non è legato soltanto ai singoli calciatori. Infatti, è raro che lo sportivo assuma doping in totale autonomia. Le sostanze dopanti sono difficilmente reperibili sul mercato: sono soprattutto i medici e i dottori a fornirle ai calciatori. Ma questo non succede solo nel calcio. Proprio qualche giorno fa al Coni c’è stato l’interrogatorio di Alex Schwazer, il marciatore che venne squalificato alle Olimpiadi di Londra perchè risultato positivo ad un controllo sull’utilizzo del doping. Lui dichiarò di aver fatto tutto da solo, ma poi si scoprì che dietro c’era molto di più. Ma la storia del doping inizia da molto lontano, da quando gli atleti venivano ufficialmente dopati per vincere: per i Paesi europei, fino a non molto tempo fa, vincere le Olimpiadi comportava un’accelerazione economica significativa. Anche oggi è una pratica diffusissima, anche più di quanto si pensi.

Vogliamo concludere con un pronostico. Chi vincerà il campionato?
Pronostico difficile. Dico Juventus. La Roma è una seria candidata alla vittoria dello scudetto, ma i bianconeri hanno ancora qualcosina in più.

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