Boninsegna: “Auguri Riva, sei stato un grande”

Pubblicato il autore: Davide Grassi Segui

riva

Sinistro micidiale e doti acrobatiche fuori dal comune: Gigi Riva – soprannominato Rombo di tuono dal grande Gianni Brera – è stato un attaccante fuori dal comune, forse il più forte in Italia nel dopoguerra. Ieri Riva, l’uomo che rifiutò le grandi squadre per rimanere sempre a Cagliari, con cui vinse anche uno storico scudetto, ha compiuto settant’anni. E a fargli gli auguri ci ha pensato, tra gli altri, un altro grande ex del calcio italiani: Roberto Boninsegna.

“Ho fatto tre anni a Cagliari con Gigi – racconta Boninsegna, come si legge in un lancio dell’agenzia Adn Kronos – I primi due abbiamo vissuto come fratelli, stavamo in camera assieme e mangiavamo nello stesso ristorante, poi il terzo anno mi sono sposato e l’ho lasciato. C’è stato qualche problema in campo, ogni tanto sia io che lui, più lui di solito, non ci passavamo la palla, ma eravamo amici. Abbiamo smentito tante volte il dualismo tra noi ma qualcosa di vero c’era ma solo in campo. Si andava a casa assieme, magari col muso lungo, ma al ristorante passava tutto e ci si metteva a ridere”.

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“L’ultimo anno mister Scopigno mi disse che uno di noi due doveva andar via perché bisognava far cassa – prosegue Bonimba – Gigi non voleva partire, infatti è ancora lì, io stavo bene in Sardegna, ma ho detto che se volevano far cassa sarei rientrato volentieri all’Inter e mi hanno accontentato. Questo li ha rinforzati e hanno vinto lo scudetto, l’anno dopo però l’ho vinto io vincendo anche la classifica cannonieri. Ci siamo scambiati i successi. Gigi di sinistro faceva quello che voleva, era un attaccante molto potente. Riva è stato un grande, forse io ero un po’ più completo perché calciavo anche di destro, mentre lui ci camminava solo -scherza Boninsegna- Però col sinistro faceva di tutto. Era potente, ricordo una partita in cui i difensori hanno tentato di bloccarlo attaccandosi alla maglia, ma lui se li è portati dietro”.

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E la Nazionale? Boninsegna ricorda soprattutto i Mondiali del ’70, con la finale persa 4-1 contro il Brasile di Pelé. “È stato un grande Mondiale, mai nessuna nazionale europea aveva vinto in America, siamo arrivati secondi. Noi ci credevamo ancora: col Brasile, a fine primo tempo eravamo 1-1, poi c’è stato un clamoroso errore del nostro allenatore che non ha fatto giocare Rivera nel secondo tempo. Pelé disse: ‘Se non fanno giocare Rivera, che l’anno scorso era Pallone d’oro, chissà che squadra hanno’. Siamo riusciti a complicarci le cose da soli”.

Per festeggiare Riva, il Cagliari ha acquistato una pagina su alcuni quotidiani dove ha pubblicato una sua fotografia con questa dichiarazione: “Quando vedevo che alle 11 lo stadio era già pieno, capivo che per i sardi il calcio era tutto. Ci chiamavano pecorai e banditi in tutta Italia e io mi arrabbiavo. I banditi facevano i banditi per fame, perché allora c’era tanta fame, come oggi purtroppo. Il Cagliari era tutto per tutti e io capii che non potevo togliere le uniche gioie ai pastori. Sarebbe stata una vigliaccata andare via”.

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