Del Piero si racconta per il suo 40° compleanno: “Spero di non smettere mai di sognare”

Pubblicato il autore: Ivana Notarangelo Segui

Alessandro Del Piero compleanno

In occasione del 40° compleanno di Alessandro Del Piero (che festeggerà domani 9 novembre 2014), la Gazzetta dello Sport ha raccolto la sua intervista direttamente da Delhi. Non un’intervista qualsiasi, ma 40 domande in cui non si parla solo del calciatore Del Piero, ma anche e soprattutto dell’uomo Alessandro che, nonostante il successo, la popolarità, la fama è rimasto sempre lo stesso; lo stesso bambino, ora diventato uomo, nato in un piccolo paese del Veneto, il campione di tutti, senza maglia e senza bandiera, che festeggerà il suo compleanno a Delhi, visto che è impegnato nell’Indian Super League. E sulle pagine della Gazzetta, Del Piero racconta di sé e di questo traguardo così importante: “Non soffro di nostalgie e dunque riesco a godermi il tempo che sto vivendo. Ma ci sono momenti della vita in cui quando vai a dormire ti sembra che sia finita un’era, non una giornata. A me è successo quando è morto mio padre. E quando sono diventato padre io“.Il ricordo del padre Gino, scomparso nel 2001, aleggia in tutta l’intervista e, anche quando Del Piero non vi fa espresso riferimento, si avverte ugualmente, insieme alla nostalgia di non poter vivere con lui questo momento particolare: “Se mio padre fosse qui oggi, non direbbe niente, ma mi farebbe capire, con il suo esempio, come ha sempre fatto“. E alla domanda su quali siano gli auguri che non si aspetta, Del Piero risponde: “Spero che mi arrivino nel sogno, quelli di chi non c’è più“.

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L’intervista prosegue e, con essa, prosegue il viaggio nel mondo Del Piero: “Nel giorno del mio compleanno il mio primo pensiero sarà per Sonia e per i miei figli: mi mancano” e, in riferimento alla sua esperienza di padre definisce “Tobias, Dorotea e Sasha la cosa migliore fatta al di fuori di un campo di calcio“. Del Piero, poi, suddivide in 4 tweet le 4 decadi della sua vita e, anche qui, non mancano un po’ di romanticismo e nostalgia: “1-10: Mamma, papà, Stefano, il pallone e un’infanzia che auguro a qualsiasi bambino. 11-20: San Vendemiano-Padova-Torino: Correndo dietro ad un pallone, si avvera il sogno. 21-30: Il mondo in bianco e nero: sono un giocatore della Juventus, sono il capitano della Juventus. 31-40: gli anni migliori…. Campione del mondo, cittadino del mondo. E soprattutto marito e papà“. E, così, il discorso tocca l’ambiente bianconero, il suo mondo, il suo unico amore calcistico: la Juventus. Qui i ricordi affiorano in un mix di emozioni e nostalgia: “Il 2006 è stato l’anno più bello per il Mondiale e non solo. Sono rimasto alla Juventus in serie B, anzi senza sapere dove avremmo giocato. E non cambierei nulla, perché abbiamo dimostrato chi eravamo. E ci siamo rialzati“. Sulla vicenda Calciopoli, poi, Del Piero difende ciò che ha vinto e afferma: “Io so quello che abbiamo vinto e come abbiamo vinto. Sudando e meritando tutto: dal primo all’ultimo punto, dalla prima all’ultima Coppa“.

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E quando ricorda il suo addio, quel 13 maggio 2012, dalle sue parole emerge ancora l’emozione di chi non sa ancora trovare il modo giusto per raccontare pienamente cosa ha provato e, soprattutto, quello che è accaduto: “In quel giorno allo Juventus Stadium c’è tutto. Per quanto possa cercare di spiegarlo a parole per i prossimi 40 anni, non riuscirei a trovare quelle giuste. E’ tutto nel mio cuore e lì resterà per sempre per il resto della mia vita“. Del Piero ricorda le vittorie, le soddisfazioni, ma non dimentica il suo personale “diluvio universale”:La risalita dopo l’infortunio è stata molto dura. Mi sono preparato per una sorta di seconda carriera. Che è stata, se vogliamo, ancora meglio della prima. L’infortunio mi ha fatto diventare più forte, ma mi ha portato via un anno di gioco“. E la forza per riemergere è venuta anche dai tifosi, a cui è legato da un rapporto specialissimo e fuori da ogni confine: “Un legame d’amore profondo ed infinito, la più grande vittoria della mia carriera“. Il compleanno, poi, è sempre tempo di bilanci e Del Piero regala ai lettori il suo personalissimo giudizio su alcuni personaggi importanti che hanno attraversato la sua vita: “I compagni di squadra: rapporto unico, in campo siamo quasi come fratelli, è una delle cose di cui vado più orgoglioso. Lippi: siamo legati a vittorie incancellabili, due reduci di avventure straordinarie. Ancelotti: profonda stima e gratitudine, come allenatore e uomo. Capello: due anni difficili, da vincenti con due scudetti. Conte: non è da tutti vincere da compagni di squadra e da allenator/giocatore, uno scudetto indimenticabile. Boniperti: è una sorta di papà calcistico per tutti gli juventini, continua fonte di ispirazione per me. Agnelli: amiamo e vogliamo il bene della stessa cosa, la Juventus. E questa è cosa più importante. Anzi, è l’unica che conta. Trezeguet: Quasi dieci anni in attacco insieme non è da tutti. David è stato un grande compagno per me“. Del Piero non si sbilancia sul futuro e afferma: “Penso spesso al futuro, perché la mia vita di calciatore sta finendo. Cerco di costruirlo giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, ma non so ancora dire se dopo l’India ci sarà qualcos’altro“. Infine, Del Piero parla dei suoi sogni da bambino; afferma che avrebbe voluto giocare con Platini e Maradona, gli unici a cui avrebbe ceduto la maglia numero 10, ma pensa che i suoi sogni non siano ancora finiti: “Spero di non smettere mai di sognare, altrimenti sì che sentirei vecchio“. E il 40° compleanno di Alessandro Del Piero si trasforma nella festa di tutti coloro che da più di vent’anni sono al suo fianco e vi rimangono ancora. Nonostante tutto, per sempre e anche di più.

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