Da Cuccureddu ad “Oh nooo”, storie capitoline di sgarbi e ‘favori’ ai cugini

Pubblicato il autore: Federico Sorrentino Segui

Lazio-Roma, quanti sgambetti e aiuti indiretti nel corso degli anni. La storia pallonara della capitale è colma di episodi e aneddoti che non fanno altro che rinverdire la rivalità tra i due club. C’è da scommetterci: ogni volta che una delle due è impegnata a giocarsi uno scudetto, tornano in ballo antichi sgarbi mai dimenticati. In questa giornata di serie A la Lazio di Stefano Pioli ospita la Juventus capolista coi giallorossi a -3 e il tradizionale teatrino su eventuali favori anti-Roma torna a ripresentarsi. A garantire sulla regolarità dell’incontro, almeno stavolta, dovrebbe essere la classifica. La Lazio è in corsa per obiettivi importanti e non è intenzionata a fare sconti. Ma tutto questo non basta, impossibile scacciare gli episodi del passato. E ce ne sono molti, da Cuccureddu ad “Oh nooo”.

Il primo scudetto della Roma è datato 1941-42. I giallorossi vincono con tre punti di vantaggio sul Torino, si gioca coi due punti per vittoria. La Lazio arriva quinta e nel doppio confronto coi granata ottiene una vittoria e un pareggio. Altri tempi, altro calcio, non si pensa a sfavorire i cugini. Passano poco più di trent’anni e il clima è già diverso. La Lazio di Maestrelli è una neopromossa nel 1972-73 eppure stupisce tutti e arriva a giocarsi lo scudetto all’ultima giornata, appaiata con Juventus e Milan. Nell’ultima domenica la Roma ospita la Juventus. Alla fine del primo tempo i giallorossi sono in vantaggio (1-0), ma nella ripresa cambia tutto. La Juve pareggia con Altafini e poi all’87’ passa con Cuccureddu. Il Milan naufraga a Verona, la Lazio trova un Napoli che non fa sconti e lo scudetto va alla Juventus, che festeggia in un Olimpico per una volta ‘amico’. E’ il primo ‘sgarbo’ tra Lazio e Roma. Fila tutto liscio invece in occasione del campionato 1982-83, quello che laurea per la seconda volta la Roma campione d’Italia. In quell’anno la Lazio è in serie B e il problema non si presenta.

Dopo quasi vent’anni è la Lazio che torna a giocarsi uno scudetto. E’ il campionato 1998-99 e i biancocelesti lottano col Milan, futuro campione, fino all’ultima giornata. La Roma di Zeman non fa sconti e nel girone di ritorno ferma i rossoneri 1-0 all’Olimpico (Paulo Sergio al 64′). Un favore che i biancocelesti però non raccolgono. La Lazio si rifarà l’anno successivo, sempre all’ultima giornata ma stavolta contro la Juventus di Ancelotti, capace di fare 6 punti nel doppio confronto contro la Roma di Capello (1-0 andata all’Olimpico, 2-1 nel ritorno a Torino). Sono anni febbrili nella capitale, ci si gioca sempre uno scudetto, e nel 2000-2001 tocca alla Roma vincerlo strappandolo proprio a Lazio e Juventus. Per questo motivo le partite tra biancocelesti e bianconeri sono accese e combattute. La Lazio pareggia a Torino all’andata (1-1), poi schianta la Juventus 4-1 nel marzo 2001 (doppiette di Nedved e Crespo). Saranno punti decisivi per la lotta scudetto: la Juve conclude il campionato con 73 punti, due in meno della Roma. La Lazio si vede scucire lo scudetto dai cugini e proprio grazie allo stop imposto a ritorno a Zidane e compagni.

Arriviamo ai giorni nostri, quelli del famoso “Oh nooo…” esposto dai tifosi della Lazio il 2 maggio 2010 in occasione della gara persa all’Olimpico contro l’Inter (0-2, Samuel e Thiago Motta). I nerazzurri di Mourinho sono lanciatissimi verso una stagione record che li porterà a vincere a fine anno Champions League, campionato e Coppa Italia. Una settimana prima Pazzini, nello stesso stadio contro la Roma di Ranieri, ha ribaltato le gerarchie della classifica. La Lazio è ridotta a brandelli, lotta per la serie B ed è mangiata da lotte intestine (Ledesma epurato e messo fuori rosa, Pandev ceduto a gennaio proprio all’Inter cannibale del 2010). Reja ha rilevato una squadra mediocre da Ballardini e si affida a giocatori improbabili (Scaloni, Baronio, Hitzlsperger). L’Inter passeggia, c’è chi parla di combine, ma in campo ci sono forze e motivazioni completamente impari. Da una parte c’è una macchina da guerra programmata per vincere qualsiasi battaglia in quel maggio dei record, Mourinho guida una squadra reduce 4 giorni prima dall’impresa di ritorno in semifinale di Champions League (1-0 in 10 uomini a Barcellona), venti giorni dopo saranno campioni d’Europa a Madrid; dall’altra una Lazio molto debole e virtualmente salva dopo l’1-1 di Atalanta-Bologna nel pomeriggio (l’autogol di Peluso allo scadere manda quasi certamente in B i bergamaschi). I tre punti dell’Olimpico sono alla fine fondamentali per Mourinho, campione d’Italia per 2 punti sulla Roma. Per questo, quella del 2 maggio, sarà ricordata per sempre come “la gara dello striscione”.

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