Fumogeni allo stadio; stavolta non fa notizia

Pubblicato il autore: Daniele Di Geronimo Segui

Fumogeni Italia-Croazia

Non sai se fa più notizia l’errore di Buffon che ha portato al pareggio della Croazia o gli scontri sugli spalti con annessa sospensione dell’incontro valido per le qualificazioni ai prossimi Europei dello stadio San Siro. In merito a questi, stavolta, abbiamo avuto la fortuna di non dover assistere ad episodi simili a quelli di Genova del 2010. Di gravità certamente inferiori, ma anche ieri lo spettacolo non è stato dei migliori. Fumogeni in campo, scontri sugli salti, intervento delle forze dell’ordine, partita sospesa e poi il ritorno alla normalità. Di fronte a questi episodi gli interrogativi sorgono spontanei e le certezze sono poche, tranne una: che non è possibile tollerare quanto accade. Non si tratta di fare discorsi demagogici, ma è quantomeno imbarazzante che quando si entra in uno stadio, ad un normale cittadino, controllano di tutto costringendolo a gettare i tappi delle bottiglie e allo stesso tempo non si riescono a individuare i fumogeni e tutto l’arsenale da guerra che quando esplodono gli scontri vediamo utilizzare beatamente. C’è un controsenso e, soprattutto, il fallimento di un sistema di controllo, prevenzione e repressione. Perché poi si schedano i tifosi, i soliti normali cittadini, con le tessere del tifoso e operazioni di controllo simili, ma le cose per quanto possano migliorare sensibilmente, non cambiano mai del tutto e rimane la constatazione che andare allo stadio è un’impresa. È un’impresa per chi è onesto e pulito. E questo dovrebbe far riflettere chi ci governa e chi gestisce queste situazioni. Ci si risparmi, almeno, i discorsi di circostanza sui provvedimenti da prendere. O si prendono o, visto che non lo fanno, almeno abbiano il buon senso di tacere. Perché il sospetto che siate impotenti o, peggio, collusi, viene.

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C’è, ancora, un’altra considerazione da fare. Quando accadono certi episodi a Roma il clamore mediatico è di un determinato tipo; quando accade, come in questo caso, a Milano è di tutt’altro tipo. Abbiamo assistito, dopo il tragico evento prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli (con il ferimento di Ciro Esposito morto tempo dopo), a una criminalizzazione della città di Roma e dei romanisti come tifoseria che ha dell’incredibile. In ogni telegiornale e su ogni giornale il termine “romanista” era quello più ricorrente. Cosa piuttosto curiosa visto che i suddetti telegiornali e giornali sono sempre attenti a menzionare la nazionalità dei criminali (specie se extracomunitari). In quel caso no. Che fosse un italiano e un romano, prima ancora che romanista, non è interessato a nessuno. Tanto, come detto, da far passare i romanisti come tifoseria come violenti e criminali. Ma i veri criminali non saranno coloro che speculano su determinate tragedie, tacciono su altri fenomeni criminosi (come quello di ieri) e fomentano un ambiente, quello calcistico, di per sé già troppo suscettibile a esplodere ad ogni minimo accenno di polemica?

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