Inter: tra derby, Dnipro e Roma, la prima settimana del Mancio

Pubblicato il autore: Andrea Sicuro Segui

Due settimane sono passate da quel venerdì mattina che ha rivoltato il pianeta Inter come un calzino. L’esonero di Walter Mazzarri e l’annuncio del ritorno sulla panchina nerazzurra di Roberto Mancini, l’uomo che ha riportato la Beneamata allo scudetto dopo un ventennio di digiuno, hanno rappresentato in quel 14 novembre la svolta della finora deludente stagione dell’Inter, che in campionato arranca al nono posto, ben lontana da quel gradino più basso del podio che vorrebbe dire preliminari di Champions League e un pò di milioni freschi da investire sul mercato nel piano di risanamento economico e finanziario auspicato dal patron Erick Thohir. Una svolta finora più emotiva che altro, servita ad accontentare una parte della critica proveniente dalla maggioranza dei tifosi che a Mazzarri contestavano un curriculum ed una mentalità non adatti ad un top club, tanto da renderlo inviso ai più per quella famosa frase pronunciata dopo Inter- Verona 2-2 che, secondi alcuni, può avere indotto il patron indonesiano a fare riflessioni serie e a prendere decisioni drastiche sul futuro dell’ex tecnico nerazzurro (quel “Stavamo vincendo, poi é iniziato a piovere”). L’arrivo del Mancio ha se non altro avuto un impatto ambientale in termini di entusiasmo, particolare non da poco se consideriamo gli ultimi mesi vissuti da Mazzarri sulla panchina dell’Inter: ormai il feeling coi tifosi non c’era più (o forse non c’é mai stato), e la situazione avrebbe potuto prendere delle pieghe disastrose nelle settimane a venire visto il clima che c’era e che gli avrebbe impedito di svolgere al meglio il proprio lavoro, come ha sempre fatto nella sua già citata lunga gavetta.
Con il ritorno di Mancini, quantomeno l’ex tecnico di City e Galatasaray potrà godere a breve e medio termine di un certo credito, anche se nel calcio, si sa, alla fine la pazienza non é illimitata. Le risposte date dalla squadra nelle prime due partite sono state contraddittorie: da un lato, una fase difensiva ancora da registrare (dopo un anno e mezzo di difesa a tre non poteva essere indolore il passaggio alla linea a quattro) e movimenti ancora da oliare nello sviluppo della manovra (mancano le ali per fare quel 4-2-3-1 che ha fatto le fortune del tecnico jesino in Inghilterra: Kovacic nel derby, Hernanes e Icardi contro il Dnipro in Europa League non sono propriamente gli interpreti giusti), dall’altro conforta non poco la voglia di lottare da parte di questo gruppo nonostante le difficoltà dettate da infortuni ed acciacchi fisici che impediscono un turnover adeguato nelle scelte. Nel match con gli ucraini, che ha regalato la qualificazione ai sedicesimi da prima del girone, rientravano Osvaldo ed Hernanes dal 1′, quest’ultimo non al meglio tanto da uscire trovato il 2-1 finale realizzato dal primo su un suo assist, ma Mancini ha perso Nagatomo per una lussazione alla spalla (giapponese sicuramente out per domenica mentre il problema all’adduttore destro del brasiliano va ancora verificato); ebbene, essere rimasti in piedi nonostante le sofferenze subite sul campo per mano del Dnipro, anche grazie al solito immenso Handanovic che sullo 0-1 ha parato un rigore e ha salvato poi il risultato sul 2-1, dimostrano che quantomeno sul piano del carattere e della tenuta psicologica e mentale i segnali sono stati positivi.
Infatti, sia contro il Milan sia soprattutto ieri sera (seppur rischiando non poco), l’Inter é riuscita a venire a capo di una situazione complicata, rimettendosi comunque in carreggiata: ossia, strappando il pari domenica ai rossoneri e ribaltando il punteggio contro il Dnipro, pochi minuti dopo essere rimasti in inferiorità numerica per l’espulsione di Ranocchia. Ci vorrà però un’altra Inter domenica sera nel posticipo contro la Roma, reduce dal pari in Champions League che ha complicato non poco il cammino europeo dei giallorossi: a prima vista, sembra non poterci essere partita tra le due squadre; troppo forte la squadra di Garcia sul piano tecnico e dell’organizzazione di gioco, sebbene non stia attraversando un momento non particolarmente brillante sotto il profilo fisico e atletico (alcune assenze e molti uomini fuori condizione, segno si sta facendo sentire anche la stanchezza del doppio impegno che l’anno scorso non c’era). Concedere anche solo la metà delle occasioni concesse agli ucraini, alcune delle quali regalate con eccessiva ingenuità, può risultare pericoloso contro una squadra che sa sfruttare gli spazi in campo aperto lasciati dagli avversari: questo Mancini lo sa, e dovrà lavorare affinché le linee rimangano strette e compatte ed impediscano al solito gioco armonioso dei palleggiatori giallorossi in mezzo al campo di svilupparsi tra le maglie nerazzurre. Alla coppia Palacio- Osvaldo (che, più di Icardi, si completano a vicenda) il compito di armare le ripartenze e mettere in apprensione una difesa che nelle ultime settimane é sembrata piuttosto ballerina: in questo sarà fondamentale anche l’apporto degli esterni.
Piccola curiosità per gli amanti della statistica: l’Inter non batte la Roma in campionato dal febbraio 2011 (finì 5-3 a San Siro) mentre all’Olimpico i tre punti non arrivano addirittura dall’ottobre 2008 (la prima Inter di Mourinho si impose 4-0 sui giallorossi allora guidati da Spalletti). Il dato acquista ancora più importanza se si considerano le ultime nove sfide ufficiali tra le due squadre: in tutto, sono quattro pareggi e cinque vittorie giallorosse; in assoluto, l’Inter non espugna l’Olimpico romanista dalla semifinale d’andata della Coppa Italia 2010- 2011 (1-0, rete di Stankovic). Che sia giunto il momento di sfatare questo tabù?

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