Intervista a Luciano Moggi: “Siamo stati radiati perchè abbiamo rinchiuso nello spogliatoio Paparesta”

Pubblicato il autore: Enrico Muntoni Segui

Moggi Juventus intervista Varriale

I vestiti strappati da due mastini napoletani in una torrida primavera del 2006 il re del calcio italiano è tornato semplicemente Luciano, e 40 anni di onorata carriera sono improvvisamente evaporati di colpo. Scherzi del destino perchè proprio dove a Napoli è tutto finito arrivano i primi grandi successi del Moggi dirigente. Da scopritore di talenti a direttore sportivo. Egli festeggia con Maradona il secondo scudetto azzurro, coppa Uefa e Supercoppa italiana. L’uomo venuto dal nulla scruta un fiuto non comune. Certo, non mancano gli incidenti di percorso. Dal 94′ alla Juventus che la sua carriera decolla. Secondo Agnelli è lo scacchiere del re. Definizione poco lusinghiera, ma Moggi, vertice della triade con Giraudo e Bettega, garantisce alla vecchia signora 12 anni di successi, compresi i 7 scudetti, una Champions League e un’Intercontinentale. Ma il più grande orgoglio, forse, sono gli otto giocatori juventini scesi durante la finale mondiale del 2006 fra Italia e Francia. Moggi è stato travolto dalla vicenda Calciopoli. Intercettazioni telefoniche, schede svizzere, incontri con i vertici arbitrali hanno colpito lui e la Juventus. Per il club due scudetti revocati e la retrocessione in serie b. Per l’ex direttore generale la radiazione da un processo sportivo e una condanna in quello penale a cinque anni e quattro mesi di reclusione di primo grado, ridotti in appello a 2 anni e 4 mesi per prescrizione dei reati di frode sportiva. Moggi viene considerato il promotore dell’associazione per delinquere che ha inquinato il calcio italiano nella stagione 2004-2005. Il prossimo 22 gennaio è atteso il giudizio in cassazione ma anche il ruolo di promotore risulterà prescritto. Ultimo atto di una lunga storia cominciata in quella torrida primavera del 2006.

Di seguito uno stralcio del dibattito tra Enrico Varriale e Luciano Moggi:

Buonasera Moggi.

Buonsera .

Vedendo le immagini vedo che rimane un po’ turbato.

Diciamo che in quel momento ero turbato, per cosa… Poi avete visto per cosa. Voi vedete le motivazioni del processo ordinario e sportivo e poi vi rendete conto di quello che…

Moggi ci arriviamo a quello, però vorrei rompere il ghiaccio con una domanda sulla Formula 1. Lei lo conosce Marchionne? E l’uomo giusto per dare quella sferzata che serve?

Guardi io Marchionne lo conosco molto bene. Fino ad ora ha sbagliato poco. Ha puntato su questa persona che sicuramente dovrebbe far bene. Poi è anche questione di fortuna. Il pilota che hanno preso ha vinto qualcosa, quindi si spera che la Ferrari andrà bene.

Il presidente della Juventus ha detto che Moggi meriterebbe il perdono. Lei ha detto che non vuole il perdono ma un premio per il suo passato. Non pensa di essere esagerato?

No, allora Andrea ha detto un’altra cosa. Forse è stato un po’ ingenuo in qualche momento, perchè voleva dire che io posso anche dire che non è stato fatto niente. Quello che non perdono è il fatto che una squadra si metta in tasca lo scudetto senza averlo vinto. Era questo il senso della frase. Io non ho bisogno di perdono. Non ho niente da farmi perdonare. Andrea non perdonerebbe che una squadra si metta in tasca lo scudetto senza averlo vinto. Però io vorrei fare una domanda..

No guardi la domanda la vorrei fare io…

No ma io spero che lei si ricorda quando io la facevo entrare allo stadio per fare quelle sue trasmissioni sportive…

Si, facevamo le trasmissioni allo stadio, e di questo le siamo grati, noi della Rai. Però io vorrei tornare sugli Agnelli. La famiglia è stata un po’ divisa nei suoi confronti. Come mai?

Ma guardi da quando è morto l’avvocato è venuta fuori la guerra dell’eredità. Forse l’azienda Juventus era l’unica attiva in quel tempo. E forse… la vogliamo dire tutta? Non aveva difetti.

Ecco, però diciamo che la famiglia Elkan in quel momento aveva più peso nella Juve rispetto agli Agnelli. Perchè Elkan e la famiglia non l’ha difesa? Problema sui personale con gli Elkan o cosa?

Assolutamente no. Gli Elkan non hanno difeso me. Non hanno difeso i dirigenti della Juventus. Non hanno difeso Giraudo probabilmente.

L’avvocato Agnelli disse che lo stalliere del re deve conoscere tutti i ladri di cavalli.. Una battuta.

Il re era il dottor Agnelli. Io ero il servitore loro che controllava che non facessero cose un po’ particolari. E per i ladri di cavall nel nostro calcio italiano bisognerebbe domandare all’avvocato che purtroppo non c’è più.

D’accordo. Come mai si serviva di schede telefoniche di gestori stranieri per parlare con i designatori dell’epoca e con gli arbitri?

Le voglio rispondere sulla base di quello che è successo nel processo. Il maresciallo che ha fatto le indagini ha detto che abbiamo intercettato queste schede svizzere e non abbiamo trovato traffico. Perchè? Perchè queste schede le utilizzavamo per i nostri interessi commerciali e per l’acquisizione dei giocatori. Lei mi deve trovare una cosa che ho fatto con un arbitro.

D’accordo. Parliamo dei tifosi. Lei s’è sempre difeso dicendo che tutto quello che facevamo noi lo facevano le grandi squadre.

No mai. Dalla bocca mia non è stato mai detto.

Un sostenitore di una squadra piccola , secondo lei deve aver fiducia nel fatto che il calcio è comunque dominato da un certo tipo di squadre anche dal punto di vista mediatico per via del loro potere indiscusso?

Non ci sono società più o meno potenti. Ci sono società più o meno ricche. Ma anche quelle società ricche spendono soldi, rischiano il fallimento e rovinano la squadra. Noi senza soldi, in 13 anni, è venuto fuori il problema di una squadra che addirittura ha vinto un mondiale per club ed ha donato otto giocatori alla nazionale che poi ha vinto il mondiale nel 2006. Quindi qui il potere dipende dal saper fare, e noi ci sapevamo fare.

Sul discorso delle sentenze?

Su questo discorso le vorrei dire una cosa. Lo sa per cosa siamo stati radiati dalla Federazione italiana gioco calcio dal presidente Abete? Perchè abbiamo rinchiuso nello spogliatoio Paparesta. E questa condanna è avvenuta sulle segnalazioni dei carabinieri.

Ha qualche rimorso?

Rimorsi ne ho tanti. Ad esempio il fatto di aver aiutato tante persone che poi si sono tirate indietro. Credo nella mia attività di aver fatto solo del bene.

Gli rifarebbe quegli atteggiamenti di non mandare i giocatori a parlare con i giornalisti?

Si. Allora diciamo così. Noi facevamo delle conferenze ogni settimana e mandavamo un giocatore regolarmente allo stadio.Ogni volta questo giocatore andava in difficoltà con le domande che gli venivano fatte e andava a litigare o con i giocatori o con la società. Allora la società ha dovuto prendere dei provvedimenti. Non è mica un reato non mandare un giocatore a parlare con i giornalisti.

Cosa si aspetta dal suo futuro pubblico? Da personaggio pubblico…

Ma io non voglio diventare un personaggio pubblico. Me l’avete fatto diventare voi…

C’è qualche presidente, direttore sprotivo che si affida ancora a Luciano Moggi?

Si assolutamente, però ve lo dico dopo la fine della trasmissione.

La ringrazio Luciano Moggi.

Grazie a voi.

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