Premier League: capolinea Manchester City?

Pubblicato il autore: Daniele Scalese Segui

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 A Manchester, di questi tempi, l’atmosfera non è delle migliori, e non solo in casa United. 21 punti in 11 partite non sono granché quando speri di vincere un Titolo dove chi è davanti non perde mai. E non sono il massimo quando sei il Manchester City campione in carica e ricoperto dai soldi di sceicchi che, in cambio, danno per scontati trofei e spettacolo.

Qualche segnale, ad inizio stagione, c’era stato, ma lo 0-3 rimediato contro l’Arsenal nella Community Shield veniva collegato alle assenze e dimenticato dopo le prime due ottime vittorie in Premier contro Newcastle e Liverpool. A scuotere gli Sky Blue arrivava poi lo stop casalingo contro lo Stoke. Un episodio, si disse, quando in realtà già si intravedevano le crepe di una squadra, adesso, in enorme difficoltà emotiva e di risultati.

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Il City di Pellegrini non gioca male a calcio, tutt’altro. Ma lo stile offensivo dei Citizens ha bisogno di essere supportato da giocatori di grande forza, passo e tecnica. Se la scorsa stagione, tutto questo era garantito da figure come David Silva, Yaya Toure e Sergio Aguero, quest’anno lo spagnolo alterna lampi di classe cristallina a vuoti preoccupanti mentre l’attuale Toure, usurato da una annata per lui estenuante, è solo un lontano parente del centrocampista più forte al mondo se in condizione. I colpi di Aguero, da soli, non bastano, perché oltre a lui non segna nessuno: dopo l’avvio sfolgorante, Jovetic è tornato nell’anonimato, mentre Dzeko da un po’ di tempo si limita alle sponde e poco altro.

I guai, come se non bastassero, arrivano anche dalla difesa, con Kompany leader poco assistito di un reparto distratto (con Mangalà, atleticamente impressionante, ma spesso poco concentrato) o deficitario (con Demichelis) e, con Hart in porta, all’Etihad non si può mai dormire tranquillo. Il problema difensivo a Manchester è stato evidente anche nell’anno del titolo ma, generalmente, un goal più degli avversari, fino a maggio, i City riuscivano a segnarlo.

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E poi c’è la Champions, il grande obiettivo pronto a sfuggire in maniera prematura anche quest’anno. L’onda nera dei disastri europei (4 partite, 2 punti) sembra travolgere una squadra in confusione come e quanto il suo allenatore: la sensazione, a Manchester, è che gli sceicchi non siano disposti a tollerare altre cadute importanti e Pellegrini, di questo, ne è consapevole, e la pressione non sembra aiutarlo.

 

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