Sacchi: “Il calcio italiano è malato di furbizia”

Pubblicato il autore: Davide Grassi Segui

arrigo sacchi

“Una vittoria senza merito non è una vittoria. Da noi importa vincere con furbizia e l’arte di arrangiarsi. È per questo che non si va avanti, non è una questione di soldi”.

Parla chiaro Arrigo Sacchi, in occasione dell’Immaginario Festival di Perugia, in compagnia di Gianni Mura e Giuseppe Smorto. E a pensarci bene la sua analisi sul calcio potrebbe essere estesa anche a questioni ben più importanti del pallone. Furbizia, vittorie senza merito, eccesso di individualismo. Vizi italici antichi, che si ritrovano anche nel calcio, “specchio” della società.

E ne ha per tutti l’allenatore romagnolo, nel bene e nel male.  Balotelli? “Un calciatore, non un giocatore, perché il giocatore è uno che si muove con la squadra”; il Real Madrid di quando lui era il direttore sportivo? “Un film senza trama”; Zeman? “Uno dei pochi geni del calcio italiano “; Conte? “Pecca di eccessivo tatticismo, specialmente in Europa, dove non puoi concedere un giocatore”.

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Maradona avrebbe voluto allenarlo perché “è una specie di spada di Damocle, e non sai mai quando ti colpirà”, e tra Messi e Cristiano Ronaldo “vince chi è più supportato dalla squadra”.

Poi Sacchi ha aggiunto: “Il calcio è uno sport di offesa, ma devi attaccare con un gruppo omogeneo, e se è vero che se la palla la gioca Ancelotti o Colombo non è la stessa cosa, è anche vero che il movimento di Colombo aiuta Ancelotti a giocare meglio. Nel calcio italiano per Sacchi manca proprio la tecnica collettiva, non quella individuale, e quello che serve è sviluppare la tecnica di gioco, non quella da circo”. E ha concluso lapidario: “Saremo sempre post-datati se non capiremo che questo è uno sport di squadra”.

 

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