Scontri a Bergamo, siamo sicuri che il problema è dei tifosi?

Pubblicato il autore: Daniele Di Geronimo Segui

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Ieri prima degli anticipi tra Atalanta e Roma e Lazio e Juventus ci sono stati scontri fuori dagli stadi, in particolar modo contro le forze dell’ordine. A Bergamo sono stati arrestati sei tifosi neroazzurri. La domanda sorge spontanea: si parlerà di problema violenza a Bergamo e, soprattutto, violenza atalantina, visto che – specie con i tifosi della Roma – gli scontri sono ormai una tradizione? Sicuramente no, eppure c’è chi ancora parla di violenza tra i tifosi romanisti. Ricordiamo sempre l’aggressione mediatica (che è più criminale e pericolosa degli scontri stessi) avvenuta contro la tifoseria della Roma (fatta passare in toto come violenta e omicida) dopo il ferimento (che ha purtroppo condotto al decesso) di Ciro Esposito. Il copione è sempre lo stesso: quando si parla di scontri a Roma si parla di stragi, i servizi ai telegiornali sono pieni e molti benpensanti si sentono in dovere di prendere la penna e denunciare questo grave male sociale. Quando gli scontri avvengono in altre parti d’Italia, specie da Firenze in su, il benpensante di turno non sente la stessa esigenza e i telegiornali hanno altre notizie da dare.

Se non fosse che questo atteggiamento criminoso della stampa produce più danni che altro ci sarebbe da sorridere e registrare la solita incoerenza. Il problema però è grave e tremendamente serio. E chi ci rimette non sono i giornalisti che parlano, pontificando di violenza negli stadi, ma i tifosi normali (che subiscono controlli al limite del ridicolo per entrare in uno stadio di calcio) e soprattutto le forze dell’ordine, colpevoli di svolgere un mestiere ingrato. Ingrato ai violenti, ai politici che devono (probabilmente da contratto) pur dire qualche idiozia ogni tanto e i giornalisti che fomentano un odio che spesso e volentieri si limiterebbe a pura goliardia e non tracimerebbe nei settimanali scontro fuori dagli stadi se questo odio non venisse alimentato. Probabilmente questo stato di cose conviene a più di qualcuno.

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