Segnali da Manchester

Pubblicato il autore: Daniele Scalese Segui

Manchester United v Swansea City - Premier League

Qualcosa, forse solo un semplice segnale, si era intravisto nella seconda parte dell’utimo match dell’Old Trafford, quando i Red Devils (o presunti tali), usciti vittoriosi in solo 1/3 della gare disputate in questo avvio di Premier, sono riusciti riprendere all’ultimo fotogramma una partita già persa. A quella prestazione è seguita la settimana del derby ma, all’Etihad, il Manchester United è caduto ancora, centrando la peggior partenza dal 1986 a questa parte.

A Manchester, sponda rossa, si parla di fallimento totale, crisi senza soluzioni, fine di un’epoca. Attenzione, però, a dare per morta questa squadra, soprattutto dopo una prestazione densa di spunti positivi. Il Manchester United, 13 punti in classifica, la metà del Chelsea, ha lottato e retto anche in 10 su uno dei campi più complicati d’Europa. All’Etihad, le inquietanti lacune difensive di questi tre mesi non si sono viste e, orfano di uomini chiamati a fare la differenza (tra tutti Falcao), lo United, finalmente, ha giocato da squadra, mostrando compattezza, organizzazione e ritmo, complicando dannatamente la giornata di un City terrorizzato.

Ma, oltre agli evidenti progressi tattici, le difficoltà di una partita come quella di ieri hanno lasciato riemergere lo spirito famelico della squadra, un senso di appartenenza smarritosi sotto la guida incerta di Moyes e simbolicamente incarnato da Wayne Rooney, autore di una prova commuovente all’Etihad. Il nuovo capitano, caricato e responsabilizzato da quella fascia, ha giocato la sua miglior partita degli ultimi 3 anni: con i suoi ridotti in dieci e sul punto di non ritorno, l’ex Wonder Boy ha corso più di chiunque altro, recuperando, impostando e sfiorando un goal epocale dopo un coast to coast impressionante. Quella voglia, quella rabbia ha contagiato l’intera squadra, che, dopo lo svantaggio, ha reagito in maniera feroce e non ha trovato il pareggio solo per questione di centimetri. Ieri, così come a sprazzi col Chelsea, si è rivisto il sacro fuoco del vero Manchester United.

Tra gli aspetti positivi, ha sorpreso poi la prestazione di Fellaini, da oggetto di saldo del mercato a uomo potenzialmente chiave del nuovo centrocampo di Van Gaal, un reparto caratterizzato da minore senso estetico ma assolutamente più solido. Oltre al ritrovato Fellaini, si stanno imponendo altre figure che potrebbero rivelarsi fondamentali, da Blind a Shaw, da Rojo a De Gea (tra i pali, in Premier, secondo solo a Courtois).

Torniamo a quella classifica così irrispettosa della storia dei Red Devils, desolatamente decimi ma, tuttavia, distanti solo 4 punti da un quarto posto a portata di mano considerando gli enormi margini di crescita della squadra. In attesa di ritrovare i veri Van Persie e Di Maria, in attesa dei goal di Falcao, all’Old Trafford si ha la sensazione che le cose stiano per cambiare e che il Manchester United possa ritrovare la sua identità. Di questo ne è convinto soprattutto Louis Van Gaal.

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