Serie A e la paura di volare

Pubblicato il autore: Dario D'Auriente Segui

La nuova serie A di Tavecchio

Rose ridotte, vivai poco sfruttati, mancanza di stadi, tifoserie senza controllo, regole da riformare… sono tanti i mali del calcio italiano e credo che nessuno si sogni di poter minimamente pensare che non ci sia da mettere mano a tutta una serie di riforme che non potrà che dare più ampio respiro all’intero mondo calcistico italiano negli anni a venire. Ma uno dei grossi limiti che sta emergendo in questa stagione e negli ultimi anni, soprattutto, è la paura di volare.

In un campionato sempre più tendente all’omogeneità verso il basso, ovvero ad un livellamento qualitativo sempre inferiore, dove sono poche le situazioni che emergono dal grigiore, cosa impedisce alle società di sognare qualcosa di più? Sono anni che il Napoli, già dall’epoca di Mazzarri, era vicino un passo così almeno dal poter lottare per la vittoria dello scudetto, eppure in casa azzurra era impossibile parlare di scudetto o almeno di sogno scudetto. Si andava avanti partita per partita, vittoria dopo vittoria, senza mai guardare la classifica. Perché? Quanto può far male il volare alto? Il portare l’entusiasmo nella piazza, il lottare per un obiettivo più grande?

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Quest’anno ci risiamo, anche se ad inizio stagione almeno il presidentissimo Aurelio De Laurentis s’era sbottonato un poco di più, ma dopo la campagna estiva di mercato pressappoco fasulla, si è tornati, sotto il Vesuvio, a parlare di qualificazione per le coppe europee, di costanza di risultati, di partita dopo partita. Ed ecco che l’entusiasmo è via via scemato, i risultati sono mancati, le motivazioni dei calciatori sono cambiate. Perché volare fa così paura?

Ieri era l’occasione giusta per il Genoa di Gasperini. Battere il Palermo e issarsi proprio con i partenopei a quel terzo posto che vuol dire miracolo Champions League per i liguri, ed ecco subito che dirigenti e allenatori accorrono scattanti per frenare gli entusiasmi e gettare acqua sul fuoco. Solo una partita, è solo una partita, una partita alla volta… la solita tiritera, e il Genoa che fa? Rischia di perdere con il Palermo e fallisce l’aggancio alla zona Champions. Perché volare fa così paura?

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E sono due anni che Roma, tutta, sogna il tricolore, ma solo Roma, città e tifosi, non la Roma, società, perché a sentire Garcia l’anno scorso lo scudetto era utopia, quest’anno è ambizione, ma non l’obiettivo. E la Roma, guarda caso, dopo un grande inizio di stagione, comincia a vacillare, a tremare, le mancano le forze per seguire la concorrenza, unica, della Juventus. Perché volare fa così paura?

Perché società, allenatore, dirigenti, tirano sempre il freno a mano? Non sarebbe il caso che, nel grigiore totale del nostro campionato, rischiarato soltanto dalla superpotenza della Juventus e dai colpi di classe dei vecchietti Totti e Di Natale, ci fosse qualcuno (Sampdoria? Genoa? Napoli?) che, sull’onda dell’entusiasmo dei risultati, si lanciasse davvero in un sogno più grande, così anche da dare, nella testa dei calciatori, quel segnale, quella motivazione, quell’input in più a dare e fare qualcosa di grande anche in quelle partite cosiddette facili contro Cagliari, Palermo e Cesena, per non perdere un treno chiamato desiderio?

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Restare con i piedi per terra è così semplice, ma finora si è rivelato poco produttivo. E allora perché non sognare? Perché volare fa così paura…

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