Calciopoli, l’Inter ne era estranea…

Pubblicato il autore: Francesco Meola Segui

Sono anni che provano a gettare fango sulla figura di Giacinto Facchetti ma, a fare un po’ di chiarezza su quanto accaduto negli anni di Calciopoli, è giunta nei giorni scorsi una interessante dichiarazione di Pierluigi Pairetto.

L’ex commissario degli arbitri, testimoniando nel processo milanese che vede imputato l’ex dg della Juventus Luciano Moggi per diffamazione nei confronti di Giacinto Facchetti, ha così argomentato al riguardo: “L’ex presidente dell’Inter mi chiamava per sapere chi avevamo intenzione di inserire nelle griglie arbitrali per i sorteggi ma erano colloqui sereni, tranquilli e senza malizia

Pairetto, anche egli tra i condannati per la vicenda Calciopoli, dinanzi al giudice monocratico Oscar Magi, non ha negato il fatto che lo chiamassero molti presidenti ma anche aggiunto che Giacinto Facchetti non gli mai chiesto di inserire arbitri nelle griglie. Vero è che alcuni dirigenti lo chiamassero per fargli presente che un determinato arbitro inserito nelle griglie aveva dato un rigore dubbio in un’altra partita o portava sfortuna cosa che, sempre stando alle dichiarazioni di Pairetto, faceva anche lo stesso Facchetti. Una prassi comune che, seppur discutibile, non rappresenta di certo un reato.

Non è dunque colpa dell’Inter o di altre società all’epoca dei fatti non condannate, se la Juventus e le altre società coinvolte nello scandalo Calciopoli siano rimaste prese nelle maglie della giustizia. Il volersi pateticamente nascondere dietro il concetto del ‘così fan tutti per cui sono tutti colpevoli’ ancora una volta non regge. C’è una grande differenza tra quanto commesso dalla Juventus e dagli altri club condannati, rispetto alle società rimaste estranee a qualsiasi tipo di condotta illecita. Nulla di penalmente rilevante è stato attribuito all’Inter ed altri club, per ragioni meramente giuridiche e non certo perché l’allora presidente della Figc, Guido Rossi fosse un ex membro della Telecom e dell’Inter stessaNon furono condannate l’Inter o il Chievo o chiunque altro ne uscì ‘pulito’, semplicemente perché, diversamente da altri, non avevano commesso nulla di illecito. L’aver colloquiato con gli arbitri, magari anche facendo qualche battutina, è ben diverso dall’aver cercato in tutti i modi di alterare i risultati sportivi.

I vari Moggi, Giraudo, Bettega e la gran parte di coloro che furono coinvolti nei fatti del 2006, non possono sopportare che l‘Inter non sia stata punita ed è questa l’unica ragione per la quale ancora oggi si appigliano alla questione passaporti falsi, ai pedinamenti nei confronti dell’ex interista Christian Vieri e a tutto quanto possa in qualche modo scalfire l’immagine del club oggi nelle mani del nuovo presidente Erick Thohir.

Che anche l’Inter sia rimasta coinvolta in vicende poco chiare, come quella che portò per l’appunto alla prescrizione per la questione passaporti di cui sopra, è cronaca reale ma non è minimamente paragonabile alla vicenda Calciopoli. Così come non si può mettere sullo stesso piano la vicenda relativa all’ex bomber nerazzurro.

Eppure, ultimamente, c’è stato chi come l’ex arbitro Paolo Bertini, ha utilizzato quella che era palesemente una frase del tutto innocente per accusare nuovamente Giacinto Facchetti e l’Inter di essere come tutti gli altri. “Facchetti è venuto nel mio spogliatoio prima della partita, dove c’erano anche gli assistenti e l’ispettore della Figc, e mi ha detto: “ho letto il suo tabellino con noi, quattro vittorie, quattro pareggi e quattro sconfitte. Beh, cerchiamo di far crescere la casella delle vittorie”. “All’inizio non avevo dato peso alla cosa, fu l’assistente a dirmi che Facchetti era stato sconveniente. Così la sera telefonai immediatamente a Paolo Bergamo per spiegargli l’accaduto”. Ancora una volta accuse fondate su qualcosa di giuridicamente irrilevante, a meno che non si voglia inserire nel codice penale, il reato di ‘sconvenienza’ e mandare un dirigente al patibolo per una semplice ‘battuta’.

Diverso sarebbe stato se Bertini fosse stato minacciato verbalmente, fisicamente o in entrambi i modi allo scopo di alterare un risultato ma, in assenza di elementi del genere, tirare ancora in ballo il nome di Giacianto Facchetti è solo l’ennesimo colpo basso tirato alla memoria di una persona ormai scomparsa e che purtroppo non ha mai potuto difendersi in prima persona.

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