Champions League, Juve: i sei giorni che possono cambiare la stagione

Pubblicato il autore: Andrea Sicuro Segui

Il gol a tempo praticamente scaduto di Andrea Pirlo, che ha consegnato il derby della Mole ai bianconeri ridotti in dieci contro undici e permesso di mantenere a distanza la Roma nella lotta scudetto, é di quelli che possono segnare la stagione della Juve targata Massimiliano Allegri, proprio ora che Natale si avvicina e si possono tirare i primi bilanci e parallelismi con il passato recente di Conte che rimane ancora scolpito nella mente dei 14 milioni di tifosi juventini sparsi in tutta Italia. Soprattutto in questi sei giorni si capirà se, con l’improvviso cambio alla guida tecnica quest’estate in ritiro, la capolista avrà definitivamente assorbito l’ombra ingombrante dell’attuale ct azzurro con cui da mesi l’ex tecnico del Milan si trova a convivere: prima la Fiorentina al Franchi venerdì, nell’anticipo di campionato, poi martedì prossimo l’Atletico Madrid allo Juventus Stadium, l’impegno che chiuderà la fase a gironi della Champions League; per motivi diversi, due partite che segneranno uno spartiacque tra la Juve che é stata e quella che sarà.
Innanzitutto la Viola in quel di Firenze, trasferta mai banale vista la rivalità storica tra le due tifoserie che rendono questa la madre di tutte le partite tra i supporters viola: l’anno scorso uno dei rarissimi passaggi a vuoto della Juve contiana, sonoramente sconfitta per 4-2 dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio di due reti ed aver subito la tripletta di Pepito Rossi nel raggio di 12′; un incidente di percorso che fu comunque salutare per i bianconeri visto il ritmo impresso al campionato dopo quella partita, un campionato vinto con il record di punti nella massima seria (102), difficilmente eguagliabile. La sconfitta comunque resta al punto che lo stesso Rossi, in un’intervista alla Gazzetta per sponsorizzare la sua autobiografia, lo ricorda come uno dei punti più alti della sua carriera: l’attaccante, ancora in fase di riabilitazione dopo l’intervento al menisco, non ci sarà come previsto e questo é già una buona notizia per la Juve che dovrà guardarsi da una squadra in ripresa, reduce da due vittorie consecutive in trasferta e con un Mario Gomez che é tornato al gol dopo un lungo digiuno che durava nove mesi. Poi i Colchoneros, che all’andata si sono imposti 1-0 al Calderòn con rete decisiva di Arda Turan, uno dei punti di forza della squadra di Simeone: i biancorossi sono già qualificati e devono non perdere a Torino per assicurarsi il primo posto del girone; una vittoria madridista potrebbe eliminare i bianconeri dalla Champions, se nell’altra sfida l’Olympiakos dovesse superare il Malmoe, mentre un successo della Juve per 2-0 regalerebbe alla squadra di Allegri la prima piazza, a discapito dei vice- campioni d’Europa.
Proprio il rendimento in Europa é stato finora la pietra di paragone tra la Juve di Conte e quella del tecnico livornese: al netto della presenza di avversari tecnicamente inferiori (l’Atletico e l’Olympiakos non valgono certo il Real e il Galatasaray dell’anno scorso), si può dire che al momento i conti tornano in corso Galileo Ferraris. Un anno fa, i bianconeri si presentavano a Istanbul con due risultati utili su tre per avere la certezza della qualificazione e sappiamo tutti come andò a finire tra neve, polemiche per un campo impraticabile e la beffa per la rete di Sneijder a cinque minuti dalla fine che condannò il club campione d’Italia; scenario non dissimile 365 giorni dopo come abbiamo visto. La differenza sta nel cammino affrontato nel girone e soprattutto nella diversa mentalità mostrata quest’anno dalla squadra di Allegri anche in campo internazionale: nove punti totalizzati contro i sei della scorsa stagione con la svolta del cambio di modulo inaugurato proprio nel crocevia decisivo contro l’Olympiakos nella sfida di ritorno dopo la sconfitta in terra greca; quel cambio di modulo che era già nelle intenzioni di Conte e che però tardò ad arrivare, le cui prime avvisaglie si videro solo nella doppia sfida col Real (1-2 al Bernabeu, 2-2 in casa), non a caso le due partite migliori in Europa con il tecnico salentino in panchina. L’albero di Natale voluto da Max, dopo un periodo di transizione, segna chiaramente un punto a suo favore: mossa tanto più coraggiosa in quanto giocata in occasione di una partita che la sua Juve doveva vincere a tutti i costi per non uscire prematuramente e che ad un certo punto si era messa male, sotto 2-1 al 60′; coraggio che comunque ha pagato tanto che quella partita i suoi uomini l’hanno vinta in rimonta nel giro di pochi minuti e ricavandone dividendi anche in campionato con una serie di prestazioni convincenti e soprattutto di vittorie.
In questi sei giorni avremo un quadro più delineato sulle prospettive di questa squadra, di cui in estate si temeva un calo di motivazioni dopo un triennio di grandi soddisfazioni ma al tempo stesso logorante: sembra proprio che il cambio di allenatore abbia sortito l’effetto opposto, e per la concorrenza non é un grande segnale…

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: