Il ‘made in Italy’ non sfonda all’estero, da Balotelli a Cerci continuano i flop

Pubblicato il autore: Federico Sorrentino Segui

Che il calcio italiano non se la passi bene é noto da tempo, ma che il ‘made in Italy’ più pregiato fallisca con regolarità all’estero è una novità assoluta. Le disavventure negli ultimi mesi di Mario Balotelli al Liverpool e Alessio Cerci all’Atletico Madrid ne sono l’esempio. Andati via dall’Italia in estate, i due rappresentavano il meglio che c’era in Serie A e gli euro incassati stavano a dimostrarlo: 20 milioni per Balotelli, 16+3 per Cerci. L’amore con Anfield e col Vicente Calderon peró non é mai sbocciato e i due azzurri ora guardano nuovamente a quella Serie A lasciata pochi mesi fa. Una Serie A vissuta da Numeri Uno, mentre in Europa sono bastati pochi mesi per essere considerati dei Signor Nessuno.

E’ un dato che fa riflettere, se non altro perché Balotelli e Cerci erano tra i 23 dell’ultimo mondiale brasiliano e allora le ragioni del flop iridato diventano sempre più chiare. C’era pure Cassano, in picchiata verso un costante declino, e Insigne, ora ai box per infortunio. L’ultimo attaccante di quella nazionale era Ciro Immobile, guarda caso pure lui ceduto in estate e anche lui per 20 milioni di euro. Il napoletano oggi é l’unico big italiano all’estero che cerca di affermarsi nonostante alcune logiche difficoltà di ambientamento: perfetto il suo comportamento in Champions (4 gol in 6 partite), meno in Bundesliga dove le cose vanno diversamente e Ciro soffre come tutta la squadra (3 gol in 11 partite, poche da titolare). Ci aggrappiamo a Immobile, quindi, per non completare un en-plein di tre fallimenti su tre, ma ci teniamo stretto anche Pellè, positivo in Eredivisie e in Premier.

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Chiamato da Rodgers a sostituire l’eccezionale Suarez, Balotelli ha pagato un carattere difficile che non si é addolcito nemmeno di fronte al meraviglioso Anfield. Come a dire: se non c’é riuscita nemmeno la Kop, allora l’impresa é impossibile. Nonostante il ko prolungato di Sturridge, i vari Lambert, Lallana, Markovic e Sterling hanno rubato minuti a SuperMario, fino ad estrometterlo definitivamente dai titolari. Situazione simile a quella di Cerci, arrivato in Spagna come riserva di lusso per Simeone, ma mai entrato nelle grazie del tecnico (9 presenze e 1 gol nelle tre competizioni fin qui disputate dai colchoneros) che gli ha sempre preferito Mandzukic, Arda Turan, Griezmann o Koke.

Sono lontani dunque i tempi della Serie A grassa e opulenta, in eccesso di talento, tanto da impreziosire campionati altrui. Sono passati i tempi di Vieri all’Atletico Madrid, di Di Canio al West Ham, di Ravanelli al Middlesbrough e al Marsiglia, del trio Vialli-DiMatteo-Zola al Chelsea. Oggi il ‘made in Italy’ fatica a superare le Alpi, gli unici a tenere alta la bandiera con regolarità sono i tre “parigini” Sirigu-Verratti-Thiago Motta. Balotelli, Cerci e gli altri faticano maledettamente e Conte lo sa bene. Oggi cerca nuovi elementi in attacco, ma ogni soluzione non garantisce quell’affidabilità necessaria per lottare ai primissimi livelli. Per un motivo o per l’altro non si trovano ‘big’ italiani da imporre: Zaza, Destro, Rossi, Pellé, Osvaldo, El Shaarawy e chi più ne ha più ne metta.

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Mario e Alessio ora potrebbero tornare in Italia, ma a quali condizioni? Solo quattro mesi fa andarono via per fior fior di milioni, oggi quale società italiana ha la voglia e la disponibilitá di investire cosí tanto?

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