Inter, il mese della verità: adesso servono i punti

Pubblicato il autore: Andrea Sicuro Segui

Trasferta di Roma consegnata agli archivi, nel modo più ovvio e pronosticabile: in questo momento Roma e Inter viaggiano su due pianeti distanti tra di loro; i giallorossi in alcuni tratti di match hanno dimostrato tutta la loro superiorità tecnica nei confronti dei nerazzurri che però hanno mostrato una personalità ed un atteggiamento sconosciuti nei diciotto mesi mazzarriani. Vero che la difesa rimane ancora l’anello debole di questa squadra (né Ranocchia né Juan Jesus in questo momento sembrano dare garanzie: che sia il caso con il cambio di modulo e il ritorno alla linea a quattro di ripescare il fin qui oggetto misterioso Vidic?), vero anche che vanno forse ripensati gli esterni e il centrocampo di tanti mediani e nessun palleggiatore assortito ieri sera, ma quantomeno, pur con tutte le difficoltà tattiche e di organizzazione corale che in questo periodo storico segnano la differenza principale tra le due squadre, si é visto uno spirito nuovo, una volontà di tentare di fare la partita, senza timori reverenziali nei confronti di un avversario oggettivamente superiore: questa deve essere la strada se si vuole intraprendere se si vuole tornare al vertice, in attesa che il mercato di gennaio porti con sé nuovi innesti di qualità. E qui si apre un capitolo da dedicare alle carenze strutturali di questa squadra, che dal ritorno di Mancini ha collezionato un punto in due partite, ancora a caccia della prima vittoria (con l’eccezione della parentesi col Dnipro in Europa League).
L’Inter continua a rimanere un cantiere aperto, e non può essere altrimenti: troppo poco il tempo a disposizione del Mancio per poter trasformare una squadra costruita da un altro allenatore, quel Mazzarri che su questo gruppo ci ha potuto lavorare in estate allestendola in base alle proprie idee di calcio, distanti da quelle dell’ex tecnico di City e Galatasaray; il calendario poi non ha aiutato proponendo un avvio in salita con derby e Roma in trasferta, non il massimo che per una squadra allora in crisi d’identità. Va quindi visto come un bicchiere mezzo pieno l’aver tenuto testa per un’ora ai capitolini, che alla lunga hanno fatto valere la propria panchina lunga (da un lato, entravano i nazionali De Rossi e Florenzi e la promessa Iturbe; dall’altra, con tutto il rispetto, Icardi che non ha inciso, il diligente e nulla più Obi e un Kovacic ancora discontinuo), pareggiando per due volte un risultato che vedeva l’Inter soccombere proprio come successo col Milan e in Europa League. Tre indizi che fanno una prova dunque. C’é però da osservare anche il bicchiere mezzo vuoto, per onore di cronaca: dicevamo dei difensori centrali e dei terzini (quel Dodò posizionato dalle parti di Gervinho e Maicon fin da subito é sembrato un azzardo ed infatti i risultati si sono visti), inadeguati se si vuole competere per i primi tre punti; il tempo sarà probabilmente galantuomo e con il lavoro settimanale da qui alla sosta di Natale probabilmente vedremo un’altra squadra contro avversari più “morbidi” (Udinese e Lazio in casa, Chievo fuori) ma certo i primi segnali non sono stati incoraggianti.
Inoltre l’assetto tattico con il quale Mancini ha schierato l’Inter nelle prime tre partite é sembrato quasi una sfida alla dirigenza, una richiesta di rinforzi: si sono visti troppi esperimenti soprattutto sugli esterni che non hanno pagato, da Kovacic e Palacio larghi nel derby al Kuzmanovic defilato a sinistra di ieri; dato che il calciomercato dista ancora un mese, forse non sarebbe male in questo momento schierare i giocatori nelle loro posizioni preferite in modo da farli rendere al meglio delle proprie potenzialità e tentare di conquistare quei punti utili a dare un’iniezione di autostima ad un gruppo che ne ha fortemente bisogno. Il terzo posto occupato da Napoli e Genoa dista sei punti ma la classifica é corta, gli scontri diretti sono ancora molti e i nerazzurri hanno le qualità per risollevarsi. A partire dal match di domenica con l’Udinese che vedrà il ritorno di Stramacccioni contro la sua vecchia squadra: motivo in più per mietere fieno in cascina…

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