Inter, la sciagurata gestione del dopo Triplete

Pubblicato il autore: Andrea Sicuro Segui

Niente da fare: il tanto atteso colpo d’ala dell’Inter targata Mancini non arriva ancora. Un buon primo tempo chiuso in vantaggio non basta a portare a casa la prima vittoria in campionato, anzi arriva la seconda sconfitta consecutiva, a San Siro per mano dell’Udinese dell’ex Stramaccioni che certifica come ancora alla Pinetina ci sia molto lavoro da fare. Un punto in tre gare per il nuovo- vecchio allenatore nerazzurro, pur con un calendario non semplice, é un bilancio troppo misero per chi ha salutato l’avvento del Mancio con grandi ottimismo e soddisfazione dopo i diciotto mesi di Mazzarri tra alti (pochi) e bassi (molti). La squadra si scioglie come neve al sole e nella ripresa nel giro di 10′ arriva l’uno- due che ribalta il risultato: tanto é bastato ai friulani per avere la meglio, e se di questi tempi basta un avversario normale per mandare al tappeto i nerazzurri, c’é tanto di cui preoccuparsi. La situazione di classifica si fa preoccupante: solo 7 i punti che separano dalla zona retrocessione, 9 quelli di distacco dal terzo posto e 6 dall’ultimo posto utile per l’Europa. Scorgendo però la classifica, colpisce come tre tecnici transitati sul pianeta Inter dopo il Triplete nel maggio 2010 oggi guardino con le loro squadre i nerazzurri dall’alto verso il basso: stiamo parlando di Rafa Benitez, Giampiero Gasperini e per ultimo Andrea Stramaccioni, autore dell’exploit di ieri alla Scala del Calcio.
Partendo da Benitez, fu proprio lui il primo nell’estate 2010 a sottolineare l’esigenza di ringiovanire una squadra ormai logora dopo le fatiche del biennio mourinhano, con innesti nuovi che avrebbero portato un’aria nuova a livello di motivazioni e freschezza atletica per un gruppo con la pancia piena dopo i recenti successi e non più giovane. Come andò lo sappiamo tutti: non solo non arrivarono i rinforzi promessi (se si tolgono il Biabiany cresciuto in casa e il Coutinho acquistato l’anno precedente, giocatori che da soli non bastano a garantire un effettivo salto di qualità), ma i mesi successivi furono un calvario con infortuni a catena che impedirono alla squadra di esprimersi ad alto livello ed un susseguirsi di polemiche sulla gestione tecnica e atletica che misero in stato d’accusa il tecnico spagnolo, che comunque in sei mesi vinse una Supercoppa Italiana e un Mondiale per Club per poi togliere il disturbo a dicembre dopo la famosa conferenza post Inter- Mazembe. Con la beffa che i rinforzi chiesti in estate arrivarono in inverno, ma per un altro allenatore, quel Leonardo capace di chiudere dignitosamente la stagione con un secondo posto dietro al Milan e una Coppa Italia (col senno di poi, se fossero arrivati prima…).
L’intermezzo di Leo, congedatosi dall’Inter improvvisamente per accettare la corte danarosa del Psg, apre all’arrivo di Gasperini nell’estate 2011: da subito nell’occhio del ciclone della critica nerazzurra (e del presidente Moratti su tutti) finiscono il credo del tecnico, quella difesa a tre incompatibile con il recente passato di vittorie (ma allora perché sceglierlo?) e ultimamente rivalutata con la brillante performance dell’Olanda di Van Gaal agli ultimi Mondiali e il Bayern di Guardiola, a dimostrazione che i moduli non contano nel calcio moderno. Ritiro estivo che comincia con la promessa della dirigenza di cedere Sneijder, che negli schemi del Gasp che non contemplano il trequartista non avrebbe trovato la sua collocazione ideale, e che invece termina con la cessione di Eto’o, il miglior bomber della stagione scorsa, non rimpiazzato adeguatamente dai Forlan e Zarate arrivati nelle ultime ore di mercato, a dispetto dell’unica richiesta avanzata dal tecnico di Grugliasco di poter avere quel Palacio già allenato al Genoa e arrivato ad Appiano l’anno dopo. Ebbene, per l’attuale allenatore del Genoa, l’esperienza in nerazzurro si é rivelata tanto breve quanto traumatica: esonero dopo solo tre partite di campionato, con un solo punto totalizzato e neanche una vittoria in stagione che ad oggi lo rendono, statistiche alla mano, il peggior allenatore della storia dell’Inter. Inter che arriva sesta alla fine della stagione, dopo la breve parentesi di Ranieri e l’interregno di Stramaccioni, poi confermato per l’annata successiva.
Ed arriviamo all’ultimo della serie: la Strama Inter, che parte bene e arriva a un punto dalla vetta, occupata dalla Juve battuta a domicilio in una sera di novembre, e poi lentamente si sgonfia causa i tantissimi infortuni, scelte sbagliate nel mercato di gennaio che inchiodano i dirigenti alle proprie responsabilità (su tutti la maldestra gestione del caso Sneijder, venduto per ragioni di bilancio, e l’ingaggio del 36enne Rocchi in attacco), problematiche che il tecnico romano, al primo anno vero di serie A e ancora acerbo, era impreparato ad affrontare senza una dirigenza forte alle spalle: il rientro posticipato dalle vacanze di Natale su richiesta dei sudamericani, la lite con Cassano, poi escluso da una trasferta, le frizioni con il gruppo dei senatori ancora influenti nello spogliatoio nerazzurro. Nono posto finale (peggior piazzamento nell’era Moratti), un altro esonero, l’arrivo di Walter Mazzarri e il passaggio di consegne societarie a Erick Thohir: di buono solo il quinto posto della stagione passata che vuol dire Europa League, con la possibilità di conquistare attraverso di essa quella Champions vitale per motivi economici e di prestigio e che é irrealistico pensare di raggiungere in base all’attuale posizione in campionato. Nel mezzo il nuovo cambio alla guida tecnica con il ritorno di Mancini, atteso però da un compito arduo rispetto a quello che era stato chiamato di svolgere nel 2004, l’inizio di un ciclo vincente.
I tempi sono cambiati, la realtà dice che quei tre tecnici silurati dal 2010 in poi oggi guidano squadre con una programmazione dietro ed una chiara organizzazione di gioco: il Napoli di Benitez, il Genoa di Gasperini e l’Udinese di Stramaccioni. Tre allenatori che, alla riprova dei fatti, se avessero avuto più considerazione e fiducia dai piani alti della società, avrebbero potuto dare un’impronta alla squadra e col tempo renderla competitiva per i piani alti proprio come stanno facendo o tentando di fare con organici che per qualità individuale non sono certo migliori dei nerazzurri. Tre allenatori che, senza unità alla base (diretta conseguenza della mancanza di unità al vertice), sono invece finiti triturati, con il risultato che l’Inter non solo non é cresciuta, anzi sta sempre più perdendo posizioni nel calcio che conta e per rivederla protagonista bisognerà attendere ancora molti anni. In tutto questo manca Mazzarri, l’ultimo allenatore defenestrato: scommettiamo che avrà presto una squadra dove potrà finalmente dimostrare che le colpe del fallimento all’Inter forse non erano tutte sue?

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