Inter, un 2014 da incompiuta

Pubblicato il autore: Andrea Sicuro Segui

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Si chiude con un pareggio in rimonta l’annata solare sportiva dell’Inter: un punto che non serve a nulla ai fini della classifica (il distacco da quel terzo posto, obiettivo dichiarato a inizio stagione, rimane ancora importante: sei punti, e dopo la sosta c’é subito la Juve) e che nel suo andamento mostra tutti quei limiti e quelle contraddizioni che hanno contraddistinto il 2014 dei nerazzurri. Tanti “vorrei ma non posso”, tante occasioni sciupate per mostrare finalmente una maturità da grande squadra che ancora tarda ad arrivare, di conseguenza tantissimi punti persi anche contro rivali sulla carta abbordabili. Un dato su tutti: 50 punti totalizzati in 37 gare giocate, dalla sfida con la Lazio del 6 gennaio (persa 1-0) a quella di ieri contro i biancocelesti, quasi persa e infine riacciuffata per i capelli; una media di 1,35 punti a partita, ben lontana da quelle della Juve schiacciasassi (2,56, a fronte di 95 punti) e della Roma sua diretta inseguitrice (2,16, con 80), tanto per citare le prime due della classe. Ma se provassimo ad allargare il discorso anche a Napoli e Fiorentina, arrivate davanti all’Inter lo scorso campionato, le statistiche confermerebbero la mancata crescita della squadra: i partenopei vantano una media di 1,86 con 69 punti guadagnati mentre quella dei viola é 1,51 con 56. Pensare che il Milan, che invece si é piazzato alle spalle dei nerazzurri, ne ha fatti 63 con una media punti di 1,70! Insomma, numeri impietosi che si vanno a sommare al cattivo rendimento della squadra allenata ora da Roberto Mancini, che in novembre é subentrato a Walter Mazzarri: mai tre vittorie di fila con il tecnico toscano, mai due successi consecutivi per Mancini dal giorno del suo ritorno ad Appiano Gentile (un solo pieno in cinque partite, nelle quali si é portato a casa cinque punti, media da zona salvezza).

Se i dati condannano attualmente il club di Erick Thohir, impegnato nella difficile opera di rifondazione economico- finanziaria e sportiva della società per la quale a febbraio sarà chiamato a Nyon dalla Uefa in ottica sanzioni per il Fair Play finanziario, vanno comunque concesse le attenuanti dal punto di vista della guida tecnica: come ha affermato il Mancio nel dopopartita, “l’Inter non poteva diventare il Barcellona in un mese”; per cui va dato tempo di poter toccare con una mano una squadra costruita (male) non da lui. Come sollecitato in conferenza stampa l’altro giorno, sarà necessario un robusto intervento sul mercato di gennaio con esterni che permettano di fare il gioco preferito dal tecnico jesino per evitare esperimenti come quelli con la Lazio con un Nagatomo improponibile ala davanti a Dodò terzino, quando ci si sarebbe aspettati il contrario, o un Palacio confinato sulla fascia, lontano dalle zone che più predilige. Esperimenti che sono alla base del primo tempo in confusione dei nerazzurri, in balia dei capitolini, quasi remissivi visto l’atteggiamento fin troppo prudente tenuto all’inizio che non ha pagato; con il cambio di modulo e il passaggio al rombo si é visto un altro spirito e la squadra é uscita alla distanza facendo la partita e rimettendola in sesto fino quasi a vincerla. Bisogna capire dove iniziano i meriti dell’Inter e dove finiscono quelli della Lazio, che se voleva dimostrare di essere una candidata forte per la Champions non ha sfruttato appieno l’occasione; si può però affermare che in queste cinque settimane l’idea di gioco voluta dall’ex allenatore di City e Galatasaray sia già stata tracciata sul campo. Mancano solo gli uomini per realizzarla…

 

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