Intervista a Biava: “Lazio, sei da Champions”. Poi difende Klose…

Pubblicato il autore: Carmine Errico Segui

Intervista Biava Lazio Atalanta

 

Si avvicina la sfida tra Lazio e Atalanta. Match che fa venire in mente i nomi molti ex, come Scaloni o Stendardo. Ma Giuseppe Biava è senza dubbio quello che più ha lasciato il segno in casa Lazio. La sua è scelta di non rinnovare il contratto è stata dolorosa, ma giusta. La voglia di avvicinarsi a casa e alla propria famiglia ha prevalso e ora veste la maglia neroazzura. E Biava ha rilasciato una lunga intervista a ‘Il Corriere dello Sport’ alla vigilia di Lazio-Atalanta: «Tornare per la prima volta da avversario dopo quattro anni è un’emozione, tornare in quello stadio dove ho gioito e sofferto, ritrovare i miei vecchi amici, sarà sicuramente una forte emozione. Con la Lazio per me sarà una partita diversa dalle altre». La sua attenzione si sposta sull’analisi della qualità della rosa biancoceleste: «Abbiamo (Lui, Scaloni, Stendardo e Frezzolini ndr) seguito la Lazio dall’inizio, aveva dimostrato di giocare bene, sembrava che avessero trovato la quadratura giusta. Poi sono caduti a Empoli, hanno perso terreno, ma formano una squadra valida. Lotito ha fatto dei buoni acquisti. Lotterà per le zone alte. Milan e Inter fanno fatica. La lotta per il terzo posto è aperta a parecchie squadre, Lazio compresa. All’inizio mi aveva impressionato, giocava un bel calcio. Candreva si è confermato. Parolo si è inserito bene e poi tutti gli altri. Può lottare per il terzo posto. Anche il Napoli fa fatica. Se ci sono Samp e Genoa, ci può stare la Lazio. Può essere l’anno buono per la Champions, ci spero. Lotito se lo merita». Poi la difesa a Klose: «Miro è molto forte tatticamente, intelligente, bravo a sfruttare ogni piccolo errore. In area sa dove arriva la palla, è astuto. Ora non sta giocando molto. Io lo ricordo come un attaccante utile alla squadra, ci dava la carica, era uno sempre positivo, prodigo di consigli. Credo sia ancora importante. Quando si è abituati a giocare sempre, come può essere anche il mio caso, fai fatica ad accettare la panchina. La devi accettare, ma soffri. Lui poi viene da un Mondiale vinto. Alla nostra età, è importante giocare. Se cominci a non giocare, fai fatica. Devi avere la fortuna di scendere in campo la domenica, altrimenti allenarsi e basta è complicato. La partita ti allena, durante la settimana ti gestisci. Allenandosi e basta, alla nostra età qualcosa perdiamo». Poi torna a spiegare la decisione del suo addio alla Lazio: «Volevo tornare da mia moglie Michela e da mia figlia Grace a Bergamo. Già l’anno prima ci avevo pensato. Con la vittoria della Coppa Italia avevo cambiato idea: la voglia di giocare la finale di Supercoppa e quell’entusiasmo mi portarono al rinnovo. Lotito mi aveva detto “Gioca sino a quando vuoi, poi resti alla Lazio“. Mi avrebbe trovato un ruolo. Non abbiamo parlato di cosa avrei fatto, il rinnovo era una formalità. Le sue parole mi hanno fatto piacere. C’è stima reciproca. L’ho ringraziato, ma volevo tornare a casa. Quando smetterò, il più tardi possiibile, mi piacerebbe allenare i ragazzini.». Biava racconta in questa intervista alla vigilia di Lazio Atalanta anche i ricordi di quel 26 maggio 2013, con la storica vittoria della Coppa Italia a spese della Roma: «Ci penso spesso, quando non gioco e sono in ritiro mi guardo qualche immagine e le foto sul computer per caricarmi». Infine una sua valutazione sui difensori della Lazio: «De Vrij mi piaceNonostante sia giovane, mi sembra già esperto, bravo nell’anticipo, abbastanza attento. Avevo visto, per la verità, nelle prime due partite anche Gentiletti. Mi aveva impressionato per la personalità. Vicino a De Vrij era perfetto, perché più esperto, la società aveva costruito una bella coppia. Peccato per l’infortunio. Dopo è toccato a Ciani, che ha giocato alcune buone partite. E poi ho visto Radu. E’ un bel difensore centrale, si deve solo riabituare ai movimenti, penso lo possa fare. Per personalità e intelligenza ci può stare benissimo in mezzo. Novaretti  mi è sempre piaciuto, anche quando giocavo con lui mi sentivo tranquillo. E’ attento, un bel marcatore. E’ stato sfortunato negli episodi, ai primi errori è stato criticato ed è stato etichettato come un difensore non all’altezza. Noi che lo vedevamo in allenamento avevamo un’impressione diversa. Gli è girata storta, al primo anno in Italia ha sofferto le critiche, ha perso fiducia, ma è bravo. Come tutti avrebbe bisogno di trovare tranquillità e continuità». E se lo dice Giuseppe Biava, i tifosi della Lazio non posso fare altro che credergli.

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