Mondiale per Club: Nestor Combin e le botte della “Bombonera”

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

1969-Milan-Estudiantes3-0Sormani

Oggi arrivare a disputare il Mondiale per Club sembra esser diventato un evento di gala, più che un appuntamento agonistico in cui ci si contende il trofeo di squadra più forte del mondo. Ciò, indubbiamente, accade principalmente da quando si è voluta abolire la Coppa Intercontinentale in luogo di questa manifestazione che include più squadre e mette, se ce ne fosse bisogno, in mostra l’incolmabile divario esistente tra i milionari club europei e il resto del football mondiale che si barcamena in situazioni non sempre rosee. Eppure la vecchia formula preserva sempre il suo fascino e i suoi aneddoti. Battaglie epiche, andata e ritorno disputate nei caldi campi sudamericani ma anche nelle agguerrite lande europee. Da amanti del nostro calcio dobbiamo sicuramente annoverare l’edizione 1969, vinta dal Milan contro l’Estudiantes. I rossoneri batterono gli argentini per 3-0 nella gara di andata, con una doppietta  di Sormani e un gol del franco-argentino Nestor Combin. Questo influenzò pesantemente il match di ritorno, disputato alla Bombonera di Buenos Aires anziché a La Plata, cittadina sede del club. Combin infatti era considerato un traditore per aver disertato la leva militare e aver scelto la nazionalità argentina. Il Milan, all’ingresso sul terreno di gioco, ricevette secchiate di caffè bollente addosso, come ha raccontato l’ex giocatore Giovanni Lodetti, con la sfida che si trasformò in una vera e propria corrida. Bersaglio principale, manco a dirlo, Combin che uscì dal campo con zigomo e naso rotti, oltre a esser trattenuto dalle autorità argentine alle quali dovette dimostrare di aver prestato servizio militare in Francia. Nereo Rocco non volle lasciare l’Argentina fin quando l’attaccando non tornò con la squadra.

Per focalizzare meglio la portata di tali accadimenti è sufficiente sapere che il portiere dell’Estudiantes, Poletti, fu radiato dalla federcalcio argentina (radiazione che in seguito fu revocata) mentre Aguirre Suárez e Manera furono squalificati il primo per 30 partite di campionato e 5 anni di attività internazionale e il secondo per 20 giornate e 3 anni. I tre furono anche arrestati e scontarono 30 giorni di reclusione. La competizione, di fatto, subì un grave ridimensionamento (non era nemmeno riconosciuta dalla Fifa) con i club europei che negli anni successivi si rifiutarono di andare a giocare in Sudamerica. Ricorda sempre Lodetti: “La partita è stata tutta così, quando avevi il pallone arrivava qualcuno e ti spaccava. L’arbitro, un cileno, se ne fregava bellamente. Ci fu un terzino che falciò Prati, poi arrivò il portiere Poletti e gli mollò un calcio nella schiena costringendo ad abbandonare il campo. Anche io mi presi un cazzotto alla schiena a fine partita – racconta – non so neanche da chi, quando mi abbracciai Fogli dalla felicità. Eravamo i due centrali di difesa, c’eravamo fatti un mazzo così”.

 

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