Rapporto Censis: in Italia stadi vecchi e vuoti. Tifosi e club vogliono nuovi impianti

Pubblicato il autore: Francesco Serrone Segui

Stadio OlimpicoNon è una novità il fatto che i club italiani abbiano palesato negli ultimi anni una netta inferiorità, a livello tecnico, rispetto ai principali club europei. Un’inferiorità dovuta anche ai minori introiti che le società riescono ad ottenere dalla vendita ai botteghini. Il rapporto Censis 2014 è impietoso da questo punto di vista. Nel capitolo intitolato “L’irresistibile voglia di nuovi stadi nelle città italiane” si legge: “Non si può negare che la situazione dei nostri stadi sia piuttosto arretrata: sono generalmente vecchi e, sebbene su di essi si sia intervenuti all’epoca del Mondiale di Italia ’90, sono rimasti sostanzialmente scomodi e poveri di funzioni complementari. Inoltre sono ancora in larga misura di proprietà delle amministrazioni comunali”. Tra i club della Serie A solo la Juventus, l’unica a disporre di un impianto di proprietà, nelle partite giocate in casa riempie lo Stadium al 93% della sua capienza mentre negli altri casi i tassi di riempimento medi oscillano tra il 30 e il 60%. Meno tifosi significa meno biglietti venduti e quindi meno soldi che entrano nelle casse societarie. Nella stagione 2012/13, ad esempio, il Manchester United ha incassato, solo dalla vendita dei biglietti per le gare interne, una cifra pari a 127,3 milioni di euro mentre la Juventus solo 38. Dietro i campioni d’Italia seguono Milan (26,4 mln), Roma (20,1 mln) e Inter (19,4 mln). Viaggiano sulla stessa scia dei Red Devils il Real Madrid (119 milioni), il Barcellona (117,6 milioni) e, anche se un po’ più staccato, il Bayern Monaco (87,1 milioni). E’ chiaro che avendo a disposizione una tale quantità di risorse queste società possono permettersi spese maggiori per ingaggi e acquisti. La convinzione dei club è che “solo stadi di proprietà, più piccoli e confortevoli, gestiti come grandi attrattori nel tempo libero, possano garantire i consistenti ricavi aggiuntivi necessari” per il rilancio del settore e per tenere testa alla concorrenza straniera

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