Roma, l’harakiri è nel DNA?

Pubblicato il autore: Giuliano Tufillaro Segui

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Come sempre successo nella sua storia, la Roma riesce nell’impresa di complicarsi la vita da sola e mancare sistematicamente le occasioni di grandezza quando si trova a un passo dal traguardo. Una maledizione che sembra atavica e tipica del DNA della Roma, ma che in realtà, guardando con attenzione, trova spiegazione in tutta una serie di situazioni che stanno caratterizzando la stagione giallorossa fin dagli inizi.
L’allenatore, punto di forza e grande protagonista del riscatto giallorosso dello scorso anno, quest’anno sembra essere diventato il punto debole e le sue decisioni continuano a destare parecchie perplessità. La sua convinzione incrollabile nella forza della Roma, le sue dichiarazioni e la sua ostentata sicurezza hanno contaminato l’ambiente romanista mai cosi convinto come quest’anno di vincere lo scudetto. In realtà, la Roma comincia la stagione già con parecchi punti interrogativi. Innanzitutto, il dubbio su quanto influirà la Champions e il doppio impegno a settimana nel rendimento dei giocatori, e la condizione fisica di alcuni uomini fondamentali, come Strootman e Maicon, tutta da verificare quest’anno. Il recupero di Kevin Strootman si è infatti rivelato molto più lento del previsto e l’olandese sembra ancora lontano da una condizione accettabile. La speranza è che presto possa tornare il giocatore della scorsa stagione, ma per il momento il dubbio resta. In più, scelte di mercato( Iturbe, Manolas, Cole) accolte con entusiasmo eccessivo prima ancora di essere valutate sul campo.
Una squadra che sembra lontanissima parente di quella dello scorso anno, che sbaglia costantemente approccio alla partita e rischia di subire imbarcate ogniqualvolta subisca un gol, spesso per errori individuali e mancanza di cattiveria. Un allenatore che mischia continuamente le carte in tavola, cambiando 5-6 giocatori ogni partita ed eccedendo in maniera incredibile con un turnover che sembra quasi testimoniare una scarsa considerazione del campionato e delle avversarie da affrontare ogni domenica. In più, una condizione fisica generale che tarda a carburare, pochi momenti di grande intensità di gioco e una la squadra in grande difficoltà di fronte ad avversari che esercitano un forte pressing.
L’unico lato positivo è che la buona sorte, a differenza di molte altre annate, quest’anno sembra guardare con maggior favore verso i colori giallorossi. Basti pensare al punto “rubacchiato” di ieri sera, ad altre gare vinte dalla Roma per il rotto della cuffia e in grande sofferenza, al fatto che abbia solo 2 punti in meno rispetto alla scorsa stagione. Guardando al futuro è essenziale che il tecnico recuperi una lucidità che sembra averlo abbandonato quest’anno e i giocatori dimostrino con i fatti di voler vincere un trofeo in questa stagione, anche se c’è il rischio che occasioni come quelle di ieri si presentino con sempre maggior rarità.

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