Supercoppa in Qatar: istruzioni per la svendita del calcio italiano

Pubblicato il autore: Filippo Baldi Segui

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Si è appena concluso il match tra Juve e Napoli, vinto dalla squadra di Benitez che si è assicurata la Supercoppa dopo una partita rocambolesca vinta solo ai rigori.

Ma non m’interessa parlare della partita, che pure dopo un primo tempo abbastanza noioso si è rivelata dai contenuti tecnici apprezzabili.
Quello che credo sia saltato agli occhi a chi ha assistito a questo (indecoroso) spettacolo è stata la paradossalità dell’ambiente in cui si è svolta. Eh sì, perché la Supercoppa italiana si è giocata niente meno che all’Al Sadd stadium di Doha, simil-megalopoli qatariota. Quando sono state chieste spiegazioni su questa scelta di “esportare” la Supercoppa, (scelta che ormai non fa più nemmeno notizia visto che è la settima volta che la competizione si gioca all’estero) il buon Beretta ha palesato le mere questioni pecuniarie che hanno guidato la decisione. Tre milioni di euro per giocare una finale in Qatar. Tre. Per giocare davanti ad appena quindicimila emiri annoiati che a mala pena riconoscono un giocatore dall’altro, applaudendo solo Pirlo e Buffon, idoli universali di un calcio italiano in estinzione.
Ecco, mi sarebbe piaciuto chiedere al signor Beretta se è convinto che i tre cari milioni di euro che Napoli e Juventus si divideranno per il viaggetto in Arabia basteranno per colmare il silenzio assordante che si è sentito durante la partita. Il silenzio di una federazione che svende un calcio scadente a quattro petrolieri convinti di poter fare pubblicità al loro paese importando sport di cui nemmeno si interessano.

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