Supercoppa Italiana: gli ultras del Napoli contro la finale a Doha. Io sto con loro

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

UltrasNapoli

La Supercoppa Italiana non è certamente il trofeo più ambito e desiderato dalle società della nostra Penisola. Questo ci sembra abbastanza ovvio e inconfutabile. Lo dimostrano le date e i luoghi che a questa competizione vengono imposti. Come sempre c’è un risvolto della medaglia, rappresentato dai tifosi, In questo caso quelli napoletani. Ieri sera al San Paolo, durante l’incontro tra i partenopei e il Parma (vinto 2-0 dagli azzurri) la Curva B ha esposto alcuni eloquenti striscioni sul match che si disputerà lunedì prossimo a Doha, in Qatar. I messaggi riportavano le date e le sedi di tutte le edizioni della Supercoppa giocate oltre i confini italiani con il commento: “Antiche tradizioni…vendute per un pugno di milioni”. Come dargli torto, verrebbe da dire. Che le istituzioni calcistiche abbiano contribuito attivamente a smontare il giocattolo calcio negli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti. Dalle scelte impopolari e cieche in fatto di ordine pubblico, con l’assenso a imposizioni illogiche, anti democratiche e suicidi, vedi tessera del tifoso e blocco delle trasferte, ai settori giovanili lasciati praticamente a loro stessi e divenuti in breve tempo tra i peggiori d’Europa, al livellamento verso il basso dei nostri campionati. Oltre a calcio spezzatino e continui scandali legati al calcioscommesse. Insomma, chi spesso usa gli ultras come capro espiatorio per coprire le magagne dello sport nazionale, dovrebbe pensarci cento volte.

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Napoli-Juventus è da sempre partita ricca di fascino. Una rivalità che si perde nella notte dei tempi e richiama sfide nobili in cui al vecchio Comunale e al San Paolo si sfidavano Le Roi Platini e il Pibe de Oro Maradona. Stadi pieni, caldi d’amore e poveri di divieti, oltre che non schiavi assoluti di televisioni e ragionamenti commerciali. Per essere credibili ovviamente dobbiamo dire che il tanto abusato termine calcio moderno è un po’ un’inesattezza. Quando è nato il calcio moderno infatti? I soldi nel pallone l’hanno sempre fatta da padrone. Inutile nascondersi dietro a un dito. Presidentissimi come Dino Viola, Costantino Rozzi e Romeo Anconetani badavano anche alla resa, sarebbe sbagliato sostenere il contrario. Ma certamente avevano una passione differente per tutto ciò che questo sport significa. Ricordo Rozzi andare in curva, con i suoi ragazzi del Settembre Bianconero, mettersi in balaustra e suonare i tamburi con loro. Così come Romeo Anconetani che chiamava i ragazzi della Curva Nord “figli”. Un ritratto poetico, reso ancor più nostalgico forse dalla società che viviamo oggi. Senza tempo e voglia di vivere un istante di sentimento. E’ tutta qua la differenza. Il business c’è sempre stato, sono i sentimenti ad esser scomparsi.

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E in un mondo senza sentimento appare normale che una partita del “medagliere” federale si disputi in Qatar. Una terra che di certo non è conosciuta al mondo per il calcio. Un paese che ospiterà i mondiali nel 2022 e sul quale pesano forti dubbi su come questi siano stati assegnati. Che dire? Non mi sento di dare torto agli ultras del Napoli. Come potrei? Io questa Supercoppa forse neanche la seguirò. Come feci per Inter-Lazio disputata a Pechino nel 2009. Io, forse nella mia limitatezza, ricordo con affetto gli spareggi Uefa a Verona tra Inter e Parma, o quelli tra Juventus e Udinese.E se vogliamo andare ancor più indietro nel tempo, quello di Perugia tra Roma e Fiorentina, con il gol viola siglato dall’ex Pruzzo. Ricordo la Supercoppa tra la Juventus e il Vicenza di Guidolin, giocata a Torino di fronte a migliaia di supporters veneti in estasi per un avvenimento storico. Per me il calcio era quello. Non è un voler essere “autarchici”, ma conservatori sì. Nel calcio credo sia importante. Perché il calcio è quell’anfratto dove ancora ci dovrebbe esser concesso di sognare. Per guardare in faccia la realtà della vita ci sono i restanti giorni nei quali non si gioca. Buona finale.

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