“E’ da considerarsi persona pericolosa”, Gianluca Ciccone presenta il suo libro

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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Uno degli ultimi giorni dell’anno, il freddo comincia a far breccia anche nell’Italia centro-meridionale. Forti folate di tramontana avvolgono la Capitale mentre raggiungo la stazione Termini per prendere il Regionale con destinazione Formia. La mia meta non è però la città tirrenica, bensì Fondi. Sono stato invitato alla conferenza di presentazione del libro di Gianluca Ciccone, storico tifoso del Fondi Calcio, “E’ da considerarsi persona pericolosa”. Curioso titolo per chi non ne conosce la trama, triste epiteto che quasi sempre compare nelle diffide da stadio consegnate a molti ragazzi come Gianluca. Non importa il reato o la gravità di ciò che si è commesso, ciò che deve determinare una qualsiasi scelta punitiva nei confronti dei tifosi deve essere mutuata da tale considerazione. Lentamente dal mio finestrino scorre il Lazio, l’Agro Romano prima, quello Pontino poi. E visto che in questi giorni sto finendo di leggere Antonio Pennacchi con il suo Canale Mussolini, non posso non soffermarmi a pensare, attraversando proprio il canale, a quell’idea di libertà con cui tanta povera gente partì dalle campagne alla ricerca del benessere e di un pizzico di libertà in più rispetto a una vita fatta di sacrifici morali e vitali.

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La libertà è sacra, facile dirlo ma difficile metterlo in atto. Dovrebbe essere così sempre e comunque. Eppure in queste cento pagine Ciccone ci offre uno spaccato ben preciso sul come e sul quanto tutta la retorica millantante e giornaliera che ci vuole uno stato “democratico, di diritto e moderno” sia spesso ipocrita per non dire falsa. E’ un racconto delle sue 36 ore in camera di sicurezza a Gaeta. Laddove circa 150 anni qualcuno diede l’ultima spallata al passato per costruire questo stato “libero e giusto”. Gianluca, come ho detto, è un tifoso del Fondi, la squadra della sua città. E quel giorno, al termine di una partita, viene portato in commissariato solamente per essersi difeso. Cadono su lui accusa false ed infamati. Foraggiate da un sistema-giustizia che quando trova davanti una sciarpa e una ragazzo di curva mette in mostra tutta la sua prepotenza, la sua iniquità e la sua tracotanza. Un sistema che trasforma fandonie in verità e verità in fandonie. Rendendo tutto possibile. Anche processi farsa e approvazioni di diffide senza che esse vengano lette dai magistrati competenti.

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“Fino al 2007 avevo fiducia nelle istituzioni. Oggi non ce l’ho più” dice Gianluca durante la presentazione. E’ questa la più grande sconfitta di un Paese che da qualche anno a questa parte ha messo al centro dei propri interessi la lotta alla violenza nel mondo del calcio. Sacrosanta. Se davvero questo fosse l’obiettivo. Nel libro viene descritto lo scenario che invece spetta a tanti tifosi ogni anni, vite umane date in pasto alle questure italiane anche se innocenti o comunque in diritto di difendersi. L’epilogo fortunatamente è bello, come il ritorno a casa accompagnato dai gabbiani del Golfo di Gaeta che fanno da proscenio a una libertà riconquistata e all’abbraccio dei familiari che ridà il calore a un corpo maltrattato dalla violenza gratuita. Quella sì.

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