Esclusiva Antinelli: ‘Con la Champions è a rischio il dominio solitario della Juventus’

Pubblicato il autore: Martina Carella Segui

Alessandro Antinelli

Roma – Tornano le Super Interviste, il consueto appuntamento con esperti e giornalisti del mondo sportivo. L’ospite di oggi è Alessandro Antinelli, noto volto di Rai Sport. Già giornalista per importanti emittenti radiofoniche, oggi Alessandro segue la pallavolo, la Serie A e la Nazionale italiana di calcio per la televisione pubblica. Con lui abbiamo parlato di calcio, degli azzurri e della Serie A.

Buongiorno Alessandro. Ci racconti come e quando nasce la tua avventura nel mondo del giornalismo sportivo?
Ho cominciato nel ’93, appena finita la scuola. Studiavo, giocavo a pallavolo e lavoravo in radio. Le prime radio ad ospitarmi sono state quelle locali di Roma. Ho lavorato ogni anno in una radio diversa, e anche in più radio contemporaneamente. Ho fatto il radiocronista di volley e basket, il conduttore del giornale radio e di programmi sulla Roma e sulla Lazio. Mi sono occupato anche della rassegna stampa; ho fatto di tutto insomma. Nel ’96 è arrivato il salto in Rds, prima radio privata d’Italia, dove ho fatto il conduttore e l’inviato a 360 gradi. Ho seguito tanti sport: calcio, F1, basket, volley… Per me è stata una palestra eccellente. Dal 2000 sono in Rai; qui ho lavorato nove anni da precario prima di ottenere l’assunzione a tempo indeterminato.

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In passato sei stato giocatore di pallavolo e solo in un secondo momento sei diventato giornalista. E’ proprio vero che il primo amore non si scorda mai?
Sono stato un discreto giocatore di pallavolo, cosa che, soprattutto all’inizio del mio percorso nel mondo del giornalismo, mi ha dato qualcosa in più in termini di competenza. Giocavo, lavoravo e studiavo. Dal 2000 in poi ho vissuto sempre meno la pallavolo giocata e sempre più quella commentata. Ho smesso di giocare definitivamente nel 2006, ma mi tengo in forma con il beach volley tutto l’anno.

Oggi segui sia il calcio che la pallavolo. Quali sono le differenze tra la telecronaca di una partita di calcio e una di volley?
La partita di volley ti regala un gol ogni 15 secondi, è più veloce rispetto a una di calcio e, paradossalmente, richiede una preparazione molto più complessa. Il ritmo serve per entrambe, ma per il volley di più.

Da molti anni sei un giornalista di punta dell’informazione sportiva della Rai: come vedresti Alessandro Antinelli negli studi Mediaset o Sky?
Non mi ci vedo per niente. Sto bene dove sono e ho un solo obiettivo: migliorare ogni giorno. Voglio essere all’altezza delle aspettative della gente che sono sempre più esigenti perché la concorrenza è di alto livello.

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Come vedi la nuova Nazionale di Conte e quali rinnovamenti ha portato l’ex allenatore bianconero?
Sono pro Conte, l’unico che potesse prendere in mano la Nazionale dopo il disastro mondiale. Cultura del lavoro, intensità, aggressività: sono queste le caratteristiche del nuovo ct ed è su questo che si lavora a Coverciano. Secondo me è la strada giusta, nonché l’unica da percorrere.

Caso-stage: Conte li ritiene indispensabili, mentre Lippi li giudica poco rilevanti. Secondo te potrebbero fare la differenza?
Gli stage possono servire, ma il vero salto di qualità per la Nazionale sarebbe la riduzione del campionato a 18 squadre con più spazio per la maglia azzurra.

E’ di qualche giorno fa la notizia che la Serie A si fermerà solo 19 giorni prima dell’Europeo. Si tratta di un record negativo per l’Italia. Credi davvero che ci sia indifferenza nei confronti del difficile compito di Conte di risollevare le sorti della nostra Nazionale?
Servono due ricette: iniziare il campionato prima di agosto (come tutti) e giocare durante le feste (come tutti). Solo in questo modo ci sarà più spazio a ridosso dei grandi eventi.

Serie A, chi vincerà il campionato?
Oggi ti dico Juve. Ma dovresti richiedermelo più avanti, in piena Champions. La speranza è che la Juve faccia più strada possibile. In quel caso dovrebbe gestire le forze su due fronti: ha le capacità per farlo, ma sarebbe più complicato tenere lontanissime le altre, dalla Roma in giù.

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