Amedeo Goria: ‘La Juve non è imbattibile. Gli uomini di Garcia devono puntare in alto’

Pubblicato il autore: Martina Carella Segui

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Roma – Tornano le Super Interviste, il consueto appuntamento con esperti e giornalisti del mondo sportivo. L’ospite di oggi è Amedeo Goria, noto volto di Rai Sport. Già conduttore di diverse trasmissioni televisive, tra cui una lunga esperienza in Uno Mattina, oggi Amedeo è uno dei volti più noti del giornalismo sportivo italiano. Con lui abbiamo parlato di calcio, delle big in Serie A, di Champion League ed Europa League.

Buongiorno Amedeo, ci racconti come e quando è nata la tua avventura nel mondo del giornalismo sportivo?
E’ iniziata ormai tanti anni fa. Io facevo atletica leggera e a 18 anni scrivevo per un settimanale locale di Ivrea, la mia città. Ho iniziato raccontando lo sport che praticavo, l’atletica. Però ero appassionato di tutte le discipline sportive, incluso il calcio. Dopo una lunga gavetta, a 22 anni ho avuto la fortuna di essere assunto. Erano altri tempi, oggi purtroppo è difficilissimo essere assunti quando si è ancora così giovani. Negli anni successivi ho lavorato per le più importanti testate italiane, tra cui Tuttosport e Il Corriere della Sera; nell’87 ho ottenuto un contratto a tempo indeterminato con il Tg1; ho vissuto anche importanti esperienze in alcune trasmissioni televisive, come per esempio Uno Mattina. Sono una persona molto curiosa e quindi non ho voluto pormi limiti.

Quale esperienza è stata più utile nel disegno del tuo percorso professionale?
Nel periodo in cui conducevo Uno Mattina ero sicuramente più al centro della vita televisiva. A quei tempi era diverso perchè c’erano soltanto due emittenti televisive, Rai e Mediaset. Oggi c’è un’offerta molto più ampia, c’è Sky, ci sono i social network e la televisione non è più al centro dell’attenzione dei più giovani. Forse avrei potuto tentare di fare il conduttore televisivo ma sono contento di essere rimasto legato al mondo del giornalismo. È questo il mio mestiere e lungi da me lasciarlo. La carriera in Rai Sport mi ha regalato davvero tante soddisfazioni: ho seguito diverse manifestazioni, vari campionati mondiali ed europei. Ricordo per esempio con molto affetto la vittoria del Mondiale in Germania nel 2006 e l’intervista fatta a Napolitano appena prima dell’inizio della finale giocata contro la Francia.

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Giornalista sportivo o presentatore televisivo: quale ruolo ti rappresenta di più?
L’esperienza che per me è stata più significativa è sicuramente quella in Uno Mattina. Nel corso della conduzione della trasmissione ho conosciuto circa 5000 persone: ministri, parrucchieri, personaggi dello spettacolo, personaggi legati al mondo dello sport, esperti di cronaca nera e di cronaca bianca. Ho vissuto esperienze incredibili in diretta, come l’uccisione di Paolo Borsellino. Si tratta di una vicenda storica che ho raccontato mentre accadeva e non dimenticherò mai il commento telefonico accorato che fece Giorgio Napolitano, allora Presidente della Camera. Ho raccontato in diretta anche la tragedia della morte della principessa Diana. Un palinsesto di 4 ore al giorno richiede necessariamente di seguire l’attualità.

La nostra serie A è sempre più povera di top player. I giovani talenti preferiscono altre mete, spesso europee. Credi sia possibile invertire questa tendenza? Se si, come?
Il calcio è fortemente dipendente dall’economia. Una volta i grandi giocatori venivano nelle nostre squadre con grande entusiasmo, oggi non è più così. Tre anni fa c’è stato un piccolo miracolo agli Europei e siamo riusciti a giocare la finale contro la Spagna. Negli anni successivi però ci sono stati i fallimenti in Sudafrica e in Brasile. Le nostre squadre non hanno più top player, né grandi giocatori di spessore a livello internazionale. Quando ci sono, preferiscono trasferirsi all’estero, dove vengono valutati molto di più. All’estero i calciatori vengono pagati anche 25-30 milioni di euro, mentre in Italia prendono al massimo 10 milioni. Inoltre, nel nostro campionato il 65% dei calciatori che scende in campo è straniero e quindi per il ct è difficile allestire una Nazionale competitiva.

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La Roma non sembra più essere intoccabile. Soprattutto negli ambienti della capitale ci si chiede quale o quali siano i fattori che hanno inceppato il brillante gioco dei giallorossi, ammirato lo scorso anno e nella prima parte di questa stagione. La tua opinione?
La Roma è un piccolo mistero. I difensori centrali dello scorso anno erano Castàn e Benatia. Quest’anno purtroppo il primo ha avuto una malattia, dalla quale speriamo che guarisca presto, e il secondo è stato venduto. Il migliore in campo è Nainggolan, mentre Gervinho, che viene invocato come ‘salvatore della patria’, crea tante occasioni ma altrettante ne sbaglia. Destro non è mai stato valorizzato ed alla fine è stato ceduto. Ci si affida ancora a Totti che tra poco compirà 39 anni. Mi sembra che ci sia stata un’involuzione negli investimenti e che si siano subiti tantissimi infortuni. Quando vengono a mancare 2-3 giocatori importanti, come per esempio Strootman, la squadra ne risente, e in questo caso ne ha risentito più del previsto. Inoltre in campo, forse anche per un problema di preparazione atletica, la squadra corre meno delle avversarie. C’è stata un’involuzione che però può essere arrestata. Magari il ritorno di Gervinho ed un paio di vittorie confortanti riusciranno a dare un po’ di autostima in più ai giocatori.

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Nonostante i recenti risultati deludenti, credi che gli uomini di Garcia possano ancora competere con la Juve? O debbono piuttosto guardarsi le spalle dal Napoli?
Il campionato è ancora lungo e la Juve ha l’impegno in Champions League. La Roma deve pensare in grande e puntare a vincere, senza preoccuparsi del Napoli. Deve riuscire ad accumulare qualche vittoria e poi approfittare di un eventuale passo falso della rivale, che può sempre esserci. La Juve non è così imbattibile: si è visto per esempio a Udine dove il risultato finale è stato 0-0. La squadra deve puntare in alto. L’anno scorso aveva fatto 11 vittorie consecutive, altrettanto può fare quest’anno.

Vogliamo concludere con un pronostico: chi tra le italiane ci darà più soddisfazione in Europa?
In Europa League non ci sono grandi sfide. Il calcio italiano è in crisi e qualsiasi squadra può metterci in difficoltà. Per fare un pronostico bisogna aspettare che le nostre arrivino almeno ai quarti di finale. Tutti gli occhi sono puntati sulla Juventus che adesso dovrà affrontare il Borussia Dortmund. Anche la squadra tedesca sta vivendo un periodo di crisi profonda, ma credo che riuscirà a tornare ad essere la grande squadra che è sempre stata.

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