Bezzi: “La Roma è in difficoltà, Napoli e Lazio possono insidiare il secondo posto”

Pubblicato il autore: Martina Carella Segui

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Roma – Per l’appuntamento settimanale con le Super Interviste, la rubrica che approfondisce l’attualità sportiva in compagnia di esperti e giornalisti, abbiamo il piacere di ospitare Gianni Bezzi, noto volto del giornalismo sportivo firmato Rai e vincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Giornalistico Memorial Gianni Melli e il Premio Beppe Viola. Con lui abbiamo parlato delle big in Serie A, dell’ipotetico piano per la scalata del Milan e della situazione della Juve in Champions League.

Buongiorno Gianni, ci racconti le tue prime esperienze nel mondo del giornalismo sportivo?
Il mio percorso è iniziato in radio. All’inizio degli anni ’80 iniziai a lavorare per GBR, poi per T.R.E. Tele Roma Europa, un’emittente emergente con un’ottima programmazione sportiva che spaziava da trasmissioni su Roma e Lazio, al calciomercato, alle radiocronache della domenica pomeriggio (a quei tempi si giocava solo la domenica), sempre con Roma e Lazio. In quella redazione hanno lavorato colleghi come Eolo Capacci, Mimmo Ferretti, Giuseppe Toti, Luca Prosperi, Claudio Moroni, Enzo Scala. E’ stato un periodo intenso e di grande crescita professionale. Poi iniziai a collaborare contemporaneamente con Rete Oro e Radio Dimensione Suono Roma: le due emittenti trasmettevano in simultanea le radiocronache e io ero uno dei due radiocronisti. Inoltre, nel corso della settimana gestivo un programma andato in onda per molto tempo il martedì sera, “Uno sguardo al campionato”. La trasmissione aveva tantissimi ospiti, molti dei quali erano anche miei amici.  Interessante era anche la rubrica “Il pagellone” che conducevo in compagnia di Fulvio Stinchelli: questo angolo con il Professore era delizioso! Ricordo con piacere anche la trasmissione della domenica sera, “Pressing”, condotta con Alberto Mandolesi. In quegli anni Rete Oro e Teleroma 56 erano le due televisioni private di riferimento dei romani e pertanto si è trattato di un periodo molto formativo per la mia crescita professionale. Tra l’altro, non si avevano a disposizione i mezzi di oggi e spesso lavoravamo in trasferta in condizioni a dir poco disagiate. A volte per poter trasmettere le partite sono finito anche sopra un terrazzo all’aperto dell’ultimo piano di un palazzo o su un balcone. All’interno dello stadio, infatti, non avevamo l’allaccio telefonico, ma la partita si doveva raccontare comunque e quindi cercavamo di organizzarci al meglio. Queste sono state le mie esperienze giornalistiche fino al febbraio del 1991, quando ho iniziato a lavorare in Rai: ho vissuto dieci anni di grande formazione prima di entrare a far parte del mondo che avevo sempre sognato.

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Qual è stato, se c’è stato, il momento più difficile dal punto di vista professionale? E quello più entusiasmante?
Il percorso è stato sempre difficile, specialmente all’inizio della mia carriera. Le difficoltà erano spesso causate dall’assenza dei mezzi tecnologici che abbiamo a disposizione oggi. Lo smartphone ha rivoluzionato la professione giornalistica: quando ho iniziato a muovere i primi passi in questo mondo, lavoravo con penna e taccuino, oggi invece i supporti tecnologici rendono molto più agevole la pratica della professione. Però, a quei tempi, si riusciva ad avere un contatto più diretto con i calciatori e con le squadre. Il rapporto con i protagonisti del mondo del calcio era più amichevole ed informale e questo aiutava molto anche dal punto di vista professionale. Il momento più emozionante, invece, è stato quando ho iniziato a fare le telecronache dei mondiali e degli europei. Nel corso della mia carriera ho raccontato ai telespettatori 4 mondiali e 4 europei, e questo per me è stato motivo di grande soddisfazione.

Oggi sei tra i più importanti volti del giornalismo sportivo firmato Rai. Gianni Bezzi ha raggiunto la sua meta professionale o ha ancora un sogno nel cassetto da realizzare?
Dal punto di vista professionale ho avuto ciò che volevo. Io sono cresciuto con la Rai e lavorare per questa azienda, che io reputo la più importante ancora oggi, è per me fonte di grande soddisfazione; è stato il più alto riconoscimento, a livello professionale, che potessi avere. Anche se mi sento molto appagato, un sogno nel cassetto ce l’ho: mi piacerebbe poter vivere un’esperienza lavorativa all’interno di una società di calcio perché ciò mi consentirebbe di vivere lo sport che amo da un’altra prospettiva.

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Il Real Madrid è stato duramente contestato dopo la sconfitta agli ottavi di Champions, eppure la squadra è ancora in corsa sia in Europa che nella Liga. Si tratta a tuo avviso di una contestazione esagerata o davvero la squadra di Ancelotti inizia a perdere i colpi?
Credo che le critiche siano esagerate. Non si può contestare un allenatore come Carlo Ancelotti. La piazza del Real Madrid è estremamente esigente. La squadra, infatti, ha grande valore sia a livello nazionale che internazionale e quindi ogni piccola difficoltà viene vissuta come una tragedia. Credo che Ancelotti abbia tutte le caratteristiche per poter rispondere alle contestazioni con i buoni risultati ottenuti sul campo. Non esiste squadra capace di viaggiare sempre alla stessa velocità per tutto il corso di una stagione. Quello che sta vivendo il Real Madrid è un momento di passaggio che può capitare a chiunque. Per esempio, il Barcellona, ora in testa alla classifica, nel corso dell’attuale stagione ha dovuto affrontare non poche difficoltà a causa dei dissidi tra Messi e Luis Enrique.

In queste ore si rincorrono conferme e smentite sull’ipotetico piano di Mr Bee per la scalata del Milan: cosa c’è di vero nelle indiscrezioni trapelate sui giornali?
Il Milan è una squadra in difficoltà, anche a livello societario, con Galliani e Barbara Berlusconi che spesso faticano a trovare un punto di incontro. L’unica certezza è che il club avrà un partner importante perché ha bisogno di trovare quei ricavi e quelle certezze che purtroppo adesso non ha più. Se dovesse esserci un nuovo assetto societario, Paolo Maldini potrebbe assumere un ruolo di rilievo al suo interno. Ciò rappresenterebbe una vera e propria svolta nel Milan di domani, perché si tratta di un calciatore-simbolo che finora non ha mai ricoperto un ruolo di rilievo all’interno del club.

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La Juve di Allegri sembra avere già in tasca il suo quarto scudetto consecutivo, mentre in Champions le cose stanno diversamente. Cosa manca alla squadra per poter competere con le prime della classe in Europa?
La Juventus di Allegri ha ottenuto risultati migliori di quella di Conte. Il tecnico bianconero ha fatto un ottimo lavoro: per lui non era facile ricostruire un gruppo vincente dopo i tre scudetti consecutivi vinti con Conte. L’ottimo lavoro svolto è stato premiato anche in Champions League, dove Conte non aveva mai superato i gironi di qualificazione. Quello che manca ancora alla squadra per essere competitiva è un attaccante di grande spessore a livello internazionale.

Vogliamo concludere con un pronostico. Se il primo posto sembra già definitivamente occupato dalla Juventus, le cose stanno diversamente per le altre due posizioni del podio di Serie A. Roma, Fiorentina, Napoli, Lazio: chi, secondo te, guadagnerà la seconda posizione in classifica? E la terza?
Mancano ancora tante giornate e fare un pronostico è difficile. Considerando esclusivamente la situazione attuale, il Napoli potrebbe arrivare secondo e la Lazio terza. La Fiorentina è un’ottima squadra, ma è impegnata in Coppa Italia, Europa League e campionato contemporaneamente e questo sforzo lo paga. La Roma, invece, è in caduta libera e dal punto di vista psicologico ha tante energie da recuperare. Prendendo in considerazione le condizioni fisiche e mentali delle formazioni, mi sembra che la Lazio sia una squadra forte, sia nella testa che nelle gambe. Questo è un dato inconfutabile e a dirlo sono i risultati ottenuti sul campo. Tra l’altro ha meno gare da disputare rispetto alle altre e questo è un fattore da tenere in considerazione. E’ la squadra che ha giocato meglio nel girone di ritorno. Il Napoli è una squadra eccellente e anche se a volte concede troppo sarà competitiva fino alla fine.

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