Abolire gli striscioni e chiudere gli stadi, ma una responsabilità quando ve la prendete?

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

CALCIO: SCONTRI DOPO CATANIA-PALERMO, MORTO POLIZIOTTO

“Non basta abolire gli striscioni, bisogna chiudere gli stadi”. Questo il duro attacco di Marisa Grasso, la vedova dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, morto in seguito agli incidenti scoppiati a margine di Catania-Palermo il 2 febbraio 2007, intervenuta al convegno “Vivere lo stadio – una passione a rischio?” all’Università La Sapienza di Roma. Parole che fanno riflettere su quale livello di interazione si sia raggiunto in Italia quando ci si approccia al tema calcistico, e in particolar modo a quello del tifo. E’ indubbio che gli striscioni della Curva Sud di Roma, esposti all’indirizzo della mamma di Ciro Esposito due settimane fa, abbiano riacceso la miccia di una polemica mai realmente sopita. E sempre comodamente cavalcata da media sportivi e non. Non sta a me giudicare se si tratti, nella fattispecie, di un’opinione giusta o sbagliata, ma è un dato di fatto, fino a prova contraria, che si tratti di un’opinione. E nonostante si possa considerare becera, fuoriluogo e azzardata, è tutelata dall’articolo 21 della Costituzione.

Perchè dovremmo chiudere gli stadi? Vorrei chiederlo alla signora Grasso. Prima di invocare, come da italico costume, pene ferree e decise per una determinata categoria, perchè non si cerca di analazzire i fatti? Cominciando proprio da quel 2 febbraio 2007. Ci chiediamo, per esempio, perché non siano mai stati presi in considerazione i referti dei Ris di Parma che ponevano una seria ombra su come siano andate le cose all’esterno dello stadio Cibali. E’ sufficiente consultare un’inchiesta de L’Espresso datata 31 maggio 2007, per nutrire più di qualche dubbio sul fatto che l’ispettore Raciti sia stato vittima dei tifosi etnei. Eppure al momento il tutto risulta insabbiato, preferendo affibbiare sin da subito la colpa ad Antonino Speziale e Daniele Micale, nonostante poi negli anni i due siano stati al centro di processi alquanto controversi, che se da una parte tendevano ad approfondire la verità dall’altra gettavano sempre un panno nero su chi, anche minimanente, si ponesse il dovuto interrogativo sull’innocenza dei due che, va ricordato, al momento dell’arresto erano minorenni.

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Una faccenda che ha apportato al mondo del calcio un cambiamento radicale. Un po’ come il Daspo, che viene scontato a prescindere dal giudizio di un magistrato (il quale può arrivare anche anni dopo la fine dell’interdizione), i tifosi sono stati ghettizzati, additati e stuprati a prescindere da un’analisi intrinseca dei fatti di Catania e da un ragionamento su come davvero si potesse lavorare attorno al mondo del tifo organizzato per migliorarne alcuni aspetti. Una reazione che non ha tenuto conto di eventuali colpe da parte degli apparati istituzionali, ma anzi ha preso spunto da tutto ciò per ingrassare le proprie casse (vendansi obbligo di tessera del tifoso, emessa inizialmente da istituti bancari, per andare in trasferta) e trasformare gli stadi in veri e proprio laboratori sociali in cui troppo spesso tutto è consentito. Alcove di repressione che pian piano hanno esportato nella società concetti come il divieto di spostarsi da una parte all’altra in base alla propria provenienza geografica, oppure come quello della schedatura di massa attraverso strumenti elettronici, o peggio ancora il totale potere, spesso e volentieri, dato alle forze di polizia nei confronti di tifosi (ultimo caso, in ordine cronologico, il sequestro e il maltrattamento dei supporters avellinesi in trasferta a Catania). Pesi e misure che non vengono esercitati neanche nei confronti del più temibile dei mafiosi. Forse perché semplicimente non se ne sarebbe in grado.

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La signora Grasso, che auspica una chiusura degli stadi, sa veramente quello che succede attorno e dentro gli impianti, oppure si limita a giudicare una situazione di cui non ha minimamente tatto? Il dolore per la perdita di un caro va in tutti i modi rispettata. Così come però vanno rispettate le idee altrui, anche se opposte. E soprattutto, questo senso di giustizia, andrebbe applicato a 360°. Non solo in un certo tipo di conferenze bulgare, dove i soliti noti cercano di proporre il modello pulito, lindo e pinto di calcio, salvo sporcarlo di merda da dietro le quinte.  La signora Grasso, che giustamente parla di legalità, ritiene legale che migliaia di persone vengano sequestrate, private di cibo e acqua e trattate come bestie? Lei li vorrebbe chiusi gli stadi. Ok. Ma pensa davvero che il problema siano solo gli stadi e i ragazzi che li frequentano? Signora Grasso, lei è una madre, e avendo a che fare con i suoi bimbi, che sfortunatamente e coraggiosamente ha cresciuto con tutte le sue forze, avrà certamente imparato che la colpa non può mai e poi mai essere solamente da una parte. E il miglior modo di affrontare i problemi è il volerli risolvere, non distruggere chi, dal proprio punto di vista, si pensa li crei. Ed inoltre, aggiugo, se il metro per evitare altre disgrazie come quelle accadute a suo marito, cosa dovremmo fare per evitare un’altra “macelleria messicana” (come la definì Michelangelo Fournier, ex vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma) come quella avvenuta nel 2001 al G8 di Genova? Carneficina della quale, ancora oggi, molti dei carnefici portano il vanto. Senza parlare di chi, come premio, è stato promosso ed ha fatto carriera. Meritando addirittura la difesa d’ufficio da parte di Matteo Renzi.

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Molti di quelli che oggi ci parlano di moralità, battendosi la mano sul petto, sono i vari Tavecchio e Lotito. Possibile che riescano ad avere cassa di risonanza con i loro curricula? Può essere credibile questo sistema? Il presidente Pallotta, che forse conosce ben poco la realtà italiana ma sicuramente ne ha già assunto gli aspetti peggiori, sa che negli ultimi tre anni ha incrementato del 60 percento i biglietti e che se la sua società ha ragione di esistere e fatturare è anche e soprattutto all’esistenza di molti dei “fucking idiots” che lui vorrebbe eliminare? Sono forse parole sprecate, perché nel calcio di oggi, come nella società, è più importante creare la polemica attorno a un episodio che andrebbe trattato di striscio, anziché soffermarsi sui veri problemi e sui responsabili. Fa comodo così. Fa comodo vietare e chiudere i settori. Spostare partite e decretare porte chiuse perché non si ha voglia e non si è più preparati a gestire poche centinaia di persone. Signora Grasso, gliela do io la notizia: gli stadi italiani hanno già chiuso i battenti, anche se a molti piace inventare incidenti e tensioni di sana pianta. Lasci perdere gli striscioni, le curve e gli ultras. Capisco il suo umano risentimento, ma se apre gli occhi vedrà un’Italia che tra disoccupazione e precariato, cade a picco come non mai. E in questo ambito nessuno vuol trovare una soluzione. Si usasse lo stesso metro che si usa per i tifosi forse saremmo ai livelli dei paesi scandinavi.

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